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Storia della cartografia

I documenti più antichi pervenuti fino a noi risalgono alle civiltà mesopotamiche e all'antico Egitto e riguardano piani di città o mappe di limitate regioni agricole. Gli Egizi sono i primi a costruire le carte dell'intera Terra, ma i primi esempi di cui siamo in possesso risalgono al greco Anassimandro di Mileto (VI secolo a.C.). Un altro greco, Pitagora, non solo ha inventato il suo Teorema - quello che tutti studiamo a scuola - ma pare che sia stato uno dei primi ad ipotizzare che la Terra non fosse piatta, ma sferica.

Grazie a strumenti di misurazione della superficie terrestre e della distanza delle stelle, Eratostene di Cirene nel II a.C. tenta i primi calcoli delle dimensioni del nostro pianeta. Ma occorre aspettare altri 400 anni, per arrivare alla carta del pianeta più famosa, quella disegnata da Claudio Tolomeo, lo scienziato vissuto ad Alessandria d'Egitto nel II sec. d. C., che per la prima volta nella storia della cartografia applica un sistema geometrico al planisfero, cioè utilizza una proiezione conica semplice. Infatti, una delle grandi difficoltà nel rappresentare la nostra Terra è proprio quella di trovare il giusto modo di riprodurre una sfera su un piano. E grazie al sistema delle "proiezioni", Tolomeo riesce a mostrarci la Terra come se avesse sbucciato un'arancia e avesse spiegato la buccia sulla tavola. Fra i primi strumenti di misurazione che avevano a disposizione i cartografi e i naviganti dell'epoca, figura l'astrolabio (dal greco, "astrolabon" cioè prenditore di stelle). E' uno strumento astronomico-nautico, usato fino al XVIII secolo, per misurare l'altezza degli astri sull'orizzonte, oppure la loro distanza angolare. Consiste essenzialmente di un disco del diametro di 10-20 cm col bordo graduato in 360° su entrambe le facce; sul centro è imperniata un'asta rotante, detta alidada; sul disco è segnato un raggio il cui estremo coincide con lo zero della graduazione. Per misurare la distanza angolare di due astri si punta il raggio su uno di essi e l'alidada sull'altro: l'angolo cercato si legge sulla graduazione del bordo.

Poi nel XVIII secolo l'astrolabio viene sostituito dal sestante. Questo è uno strumento ottico a forma di settore circolare di 60° (e cioè un sesto di circonferenza, da cui deriva il nome), al cui vertice viene imperniata un'alidada mobile sulla quale è fissato uno specchio che ruota con essa. Sul retro dello specchio è posto un supporto con un cannocchiale orientato verso un secondo specchio, argentato solo per una metà, che permette di osservare contemporaneamente l'orizzonte marino, in allineamento, e l'astro puntato, la cui immagine viene riflessa dallo specchio fissato all'alidada e successivamente dalla parte argentata dello specchio. Regolando la posizione dell'indice dell'alidada è possibile far collimare l'immagine dell'orizzonte con quella dell'astro e ricavare sulla scala graduata del settore di 60° l'angolo fra l'orizzonte e l'astro. Insomma, sembra un po' complicato, ma Patrizio in Pacifico è riuscito ad usarlo e a trovare un'isola sicura su cui approdare, quindi vuol dire che funziona!



Tullia Benati

Redazione Velistipercaso.it

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