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Giovanni Salvador: dalla Spagna alle Canarie

E' forse il compagno di viaggio, tra i tanti che sono saliti a bordo durante il nostro Giro del Mondo, che ricordo con maggior emozione. E' lui che mi ha insegnato a sentire il vento "a pelle". E' lui che mi ha insegnato a capire se la barca è equilibrata sentendola con le chiappe o con le gambe piantate in pozzetto al timone. E' lui che mi ha insegnato che in barca si deve essere sempre attivi, presenti e partecipare a tutte le manovre, qualunque sia il nostro limite personale.

E' lui che mi ha fatto sentire una merda, perchè dopo un mezzo giro del mondo, alle Fiji, ancora non ero capace di fare, in barca, un sacco di cose, e mi comportavo da passeggero. Lui poi mi ha anche insegnato a tenere ordinata la barca, perchè una manovra o una scotta fuori posto possono creare dei problemi. Lui mi ha reso concrete ed evidenti tutte le cose che Cino Ricci aveva provato a trasmettermi. Lui è Giovanni, ed è un velista non vedente. Appensa salito su Adriatica mi ha chiesto di "fargli vedere" la barca, e io l'ho accompagnato mentre toccava e memorizzava tutto, sopra e sottocoperta. Dopodichè si è mosso in barca come se ci fosse sempre stato, con estrema sicurezza. Adesso ci manda un altro resoconto di viaggio per mare. Leggendolo... sembra di vederlo!


Patrizio



Dalla Spagna alle Canarie

di Giovanni Salvador



Dopo una depressione che ha interessato pesantemente tutto il mediterraneo centro occidentale causando forti mareggiate ed inconsuete nevicate soprattutto in Spagna, finalmente, lunedì 3 novembre dal porto di Almerimar, vicino Almeria, in una splendida mattina assolata, a bordo del Sun Odjssej 51, un cabinato a vela di 16 metri con cui due straordinari skipper sono diretti per lavoro nel paradiso dei Caraibi, sono partito, insieme a mia moglie Eliana e ad altre sei persone amanti del mare conosciute solo due giorni prima, per un indimenticabile viaggio che mi ha portato fino alle isole Canarie. Premetto che sono un non vedente assoluto di Conegliano, amante del mare e delle barche a vela, in particolare delle derive, e che su Penelope I, questo è il nome dell'imbarcazione, ero già salito la scorsa estate per una splendida crociera di una settimana in Grecia. A bordo, prima di partire, ci si accorda per gli orari di guardia al timone, si prende visione delle dotazioni di sicurezza, del funzionamento dei bagni e delle manovre in coperta che io, comunque, per maggior sicurezza, mi ripasso misurando le distanze contando i passi e tastando con le dita la posizione delle drizze sugli stopper, delle scotte sui vari winch e la collocazione del sartiame e dei bozzelli, facendo tuttavia attenzione a non travolgere i miei colleghi d'avventura.  

Tolti i parabordi, le prime 70 miglia scivolano via gran parte a motore per l'assenza di vento, lungo una costa che sullo sfondo offre lo spettacolo delle cime imbiancate dalle nevi della Sierra Nevada e sotto costa, dalle descrizioni capisco che il paesaggio è brullo e punteggiato qua e la da molteplici costruzioni in cemento e dalle serre per la coltivazione di frutta e verdura. Dietro di noi a poche miglia, ci segue per un breve tratto un altro veliero di undici metri con a bordo una simpatica coppia di Cagliari, conosciuta in porto, che insieme al loro scodinzolante ed affettuoso marinaio a quattro zampe è diretta in Brasile. La prima notte, a causa di un fronte temporalesco segnalato dalle cartine del meteofax di bordo, ci fermiamo a dormire nel porticciolo di Benalmadena, la cui entrata con il buio della sera è difficile da localizzare in quanto si confonde con le innumerevoli luci colorate della costa andalusa. Ci ormeggiamo in banchina, vicini al distributore di carburante, ma, a causa della sua esposizione ad ovest, l'onda causata dal temporale notturno ci culla forse con troppa veemenza; tuttavia con sorpresa, l'indomani scopro che in questo posto ero già venuto, sebbene a piedi, una ventina d'anni prima, quando ancora ci vedevo, durante una vacanza nell’adiacente Torremolinos.

Comunque alla mattina seguente ci risvegliamo con il buon profumo del caffè, facciamo colazione tutti insieme, anche se personalmente faccio fatica ad uscire dal mio calduccio sacco a pelo, e poi, sbrigate le ordinarie faccende igieniche, smaltiamo gli abbondanti zuccheri con una bella passeggiata nel pittoresco pueblo pieno di locali per ogni gusto. Rientrati a bordo, dopo una bella carbonara mozzafiato e un breve relax, il nostro comandante decide di salpare per poter oltrepassare Gibilterra con un po' di chiaro e con la corrente a favore. Lasciato il porticciolo e messa la prua per 240 gradi, fuori ci aspetta il mare di Alboràn mosso dalle onde sollevate da un vento teso da sud ovest che affrontiamo riducendo la randa, avvolgendo un po' il fiocco ed issando la trinchetta per dare alla barca una maggior stabilità. Fortuna vuole che l'orario corrisponda con il mio primo turno di guardia e sono emozionato quando il comandante, con un gesto di massima fiducia, mi affida il timone di sopravvento. 

Vorrei avere la massima concentrazione e quindi poso le mani sulla ruota a cercare il riferimento che indica la barra al centro, presto attenzione all'inclinazione dello scafo rimanendo in piedi a gambe un po' divaricate e faccio il possibile per memorizzare sul viso la direzione da cui proviene il vento. Peccato che ancora non esista una bussola digitale parlante che mi dica i gradi in numero poiché riuscirei a mantenere la rotta con maggior autonomia; ma a parte questo particolare, che spero prima o poi venga risolto da qualche esperto in elettronica per la felicità di tutti i non vedenti amanti della vela, la sensazione che provo è comunque fantastica, mi sembra di volare leggero sulle onde, sento gli spruzzi d'acqua bagnarmi la cerata e mi piace tantissimo gustarmi le labbra piene di salsedine. Vorrei poi piangere quando dalle voci sedute in pozzetto ricevo persino dei complimenti: io, sempre alle prese nella vita quotidiana con ostacoli di ogni genere e ben felice se qualche buona anima si offre per farmeli evitare, che porto a spasso nove vedenti per questo mare.

Manteniamo una velocità tra i 7 e i 9 nodi in bolina, siamo inclinati e sotto coperta tutto vibra, i colpi delle onde fanno suonare persino la campana appesa in dinette, per qualcuna, non facciamo nomi, bracciale e cerotti non bastano per cacciare il mal di mare, altri sembrano indifferenti e continuano a chiacchierare seduti al tavolo con le gambe e i piedi ben puntati o, come chi vi scrive, cercano di riposare pur rotolando dal rollio sul materasso in cabina. Tuttavia miglia dopo miglia, come prevedeva il bollettino meteo ricevuto con la radio VHF, il vento diminuisce la sua intensità e, a poche ore da Gibilterra, Penelope I rallenta decisamente la sua galoppata. Lo stretto, oltre ad essere la porta d'ingresso delle perturbazioni atlantiche, è molto insidioso per le sue correnti e per l'abbondante traffico marittimo in transito, lo capisco quando il Veneziano Bepi, un ufficiale di marina che, nonostante i suoi 80 anni ma con un aspetto molto giovanile, è seduto al timone in pozzetto a descriverci, riconoscendole dalle luci di via, tutte le tipologie di navi che quasi sfioriamo. 

Come previsto, mercoledì 5 novembre, alle prime luci dell'alba, oltrepassiamo le mitiche colonne d'Ercole e subito dopo la punta spagnola di Tarifa, l'Oceano Atlantico fa pesare il suo vigore. Il rumore che sento sembra quello di una pentola in ebollizione in quanto mi spiegano che a prua abbiamo ancora un'onda da sud ovest, residuo della precedente depressione, che si contrasta con una forte corrente di marea e con i 20/25 nodi di vento che soffiano dal quadrante nord occidentale; di conseguenza, a differenza dei 9 nodi di velocità che facciamo con mure a sinistra che non ci interessano in quanto ci farebbero rientrare verso la costa spagnola, avanziamo a 3 nodi con mure a dritta. Solo l'abilità e l'esperienza del nostro skipper ci permette, dopo un paio d'ore di bordi, di superare con sollievo il Capo marocchino di Espartel. 

L'oceano, per la sua onda lunga e ritmata che assomiglia ad un profondo respiro, a differenza dei precedenti mari, consente una navigazione più fluida ma soprattutto, grazie al vento che gradualmente si sposta verso est, ci permette di poggiare aprendo le vele e non vivere più in posizione obliqua come nell'andatura di bolina. La temperatura, grado dopo grado che scendiamo di latitudine diventa sempre più gradevole e ben presto sul tavolo allargato in pozzetto riappaiono stuzzichevoli aperitivi, si stappa e si brinda al parallelo appena superato, si mangia il pane fresco e i dolcetti cucinati nel forno di bordo e soprattutto sembriamo voraci cavallette quando divoriamo le squisite prelibatezze che abbondano sui piatti preparati sotto in cucina. Spesso ci vengono a trovare i delfini, si vedono nuotare le tartarughe o ci balza in coperta qualche invadente pesce volante. Un giorno, arrivato dal nulla, si è unito al nostro equipaggio anche un piccolo e tremante uccellino che, soccorso e coccolato con muesli ed acqua in bottiglia dalle amorevoli mani delle quattro signore a bordo, alla mattina seguente, dopo aver pernottato tra la pazienza e il tender, lasciandoci pure numerosi ricordini, se ne è andato sciogliendoci il cuore per un inedito melodico canto fischiato poco prima di volarsene via.

Nelle notti, quando a poppa l’Aliseo soffia deciso, il mare ha il rumore di una grande cascata ed è imbiancato dalla spuma dei frangenti che riflettono con la luna. In coperta, durante i turni, siamo sempre in tre persone e sebbene la mia seconda guardia sia dalle tre alle sei di mattina, rimanere fuori a queste latitudini è straordinariamente bello poiché, con gli occhi di chi è fuori con me, sempre attenti a dare l'allarme se qualche nave passa troppo vicina, riesco a vedere a modo mio la bianca scia che lasciamo sull’acqua dietro di noi e guardando in su, verso l’infinito universo, sogno pensando alle stelle cadenti. La mattina del 11 novembre, verso le 6, alla nostra prua, i lampi del faro di Santa Cruz di Tenerife segnano per me la fine di un fantastico viaggio nel quale ho conosciuto persone straordinarie e che mi ha insegnato ancor di più a rispettare ed amare la natura.



Giovanni Salvador

Commenti

I think you've all missed the point. Dos Santos is a qitulay player, no doubt. However, at Barca he wasn't going to get regular games and they are looki to offload fringe players. Dos Santos' only goals were in a meaningless final game v a very poor side so he's hardly prolific. Importantly, the lad, I'm informed, is carrying an injury which meant a serious medical at Spurs. Overall, I'm pleased we got Vela but at 4.7m Spurs have taken a sensible risk on GDS http://evkegn.com [url=http://vzozhpdawpd.com]vzozhpdawpd[/url] [link=http://adspfwpaw.com]adspfwpaw[/link]

inserito da Cortes il 08/07/2013 alle 17:03

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