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Il vento non è tutto uguale

1 June 2008 ore 12:00

Quando si dice avere il fisico per la vela. Sì, noi il fisico ce l’abbiamo, anzi: più di uno, perché stiamo ancora parlando di scienziati!

La fisica nascosta nell’andare a vela ci è stata svelata ad Ancona da Domenico Galli, professore all’università di Bologna e ricercatore INFN al Cern di Ginevra. A Bari da Piero Basile, ex insegnante di fisica ma ancora appassionato istruttore di vela. A Brindisi da Ferdinando De Tomasi, ricercatore dell’Università del Salento associato INFN. E ne sentiremo parlare ancora...

 

Vento reale e vento apparente

A cosa pensate quando si parla di barca a vela? Io prima di tutto al vento, che gonfia le vele e spinge lo scafo a tagliare le onde. Ma il vento che scompiglia i capelli ai regatanti dell’America’s Cup non non è esattamento lo stesso vento che sciupa l’acconciatura dei loro spettatori a terra. Strano a pensarci, ma capiremo cosa significa questa affermazione con alcuni esempi.

Andando in motoscafo in una giornata di calma sentiamo comunque del vento provenire da prua: si tratta di vento apparente, perché non è una massa d’aria che si sposta ma, al contrario, siamo noi a muoverci verso l’aria. Il risultato ai nostri sensi è lo stesso, ciò che cambia sono i punti di riferimento: prendendo la Terra come sistema di riferimento diremo che, durante la gita in motoscafo, l’aria è ferma mentre noi ci muoviamo. Se invece cercassimo di stare immobili in banchina con la Bora, ci accorgeremmo sicuramente che è l’aria a muoversi rispetto al sistema di riferimento!

Stando su una barca a vela ciò che percepiamo è la combinazione dei due tipi di vento: quello reale, cioè quello che realmente spira, e quello apparente, ovvero quello determinato dall’avanzamento della barca. Più precisamente, il vento che sentiamo è il risultato della differenza fra la velocità del vento reale e velocità della barca.

 

Il vento in poppa è l’esempio più intuitivo; possiamo giocare a fare i fisici anche noi, usando i vettori per vedere cosa accade. Chiamiamo Va la velocità del vento apparente, Vr la velocità di quello reale, Vb la velocità della barca ed esprimiamo con una formula quello che abbiamo detto prima: Va = Vr – Vb.

Se non c’è vento - la cui velocità è quindi uguale a zero - e ci stiamo muovendo a motore a una velocità di 16 nodi Va = 0 – 16 = -16. Quel “meno” nel risultato significa che la velocità del vento apparente è la stessa della barca, ma ha verso opposto: così lo sentiamo venirci incontro dalla direzione contraria alla nostra. Nel caso in cui la barca abbia vento in poppa a 25 nodi e si muova con una velocità di 9 nodi, Va = 25 – 9 = 16. In questo caso il segno è positivo (situazione rappresentata dalla figura), cioè il verso del vento apparente è lo stesso di quello reale e lo sentiamo provenire da poppa.

Se riuscissimo a correre veloci quanto il vento reale non sentiremmo un filo d’aria!

 

Ilaria Selvaggio

Inviata di Velistipercaso.it su Adriatica

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