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Riondino compie 50 anni in mezzo al mare

13 June 2002 ore 20:00

Il vento, durante la giornata, è andato progressivamente un po’ calando. Peccato, ormai mi ero abituato ad Adriatica stile “tagadà”, la mitica giostra che quando ero piccolo e andavo al Luna Park sbatteva da tutte le parti. Soprattutto mi ero illuso di arrivare presto, facendo una traversata davvero a tempo di record.

Invece, pare che si torni ad una previsione che, se non è i 20 giorni dell’inizio, ora si assesta sui 18. Non è che siamo in bonaccia: resta un vento sui 10-15 nodi, con il quale Adriatica fa i suoi 7-8 nodi. Ma purtroppo non sono i 10 di media di ieri. Per il resto la vita scorre rilassata, siamo davvero nello stile “traversata tranquilla”: le vele non si devono cambiare, il solo Vanni ogni tanto va in coperta per cazzare di un centimetro o lascare di una spanna. Credo che lo faccia più per coccolare la barca che per necessità. Io ho suggerito di ammainare il genoa e di issare il gennacher pesante, ma lui mi ha detto che c’è troppa onda, la barca rolla troppo e il gennacher sbatterebbe, imprimendo alla barca un andamento incerto e rischiando soprattutto di danneggiarsi. No, grazie. Già per un nostro errore abbiamo rotto il primo gennacher, quello rosso leggero, tra Tortola e Cuba, che è poi stato aggiustato a Panamà. Di rotture Adriatica non ne ha bisogno. E quindi, avanti con randa e genoa, con vento al gran lasco e mura a sinistra.


Oggi è il compleanno di Davide Riondino. Compie 50 anni, e ha scelto di compierli in mezzo all'oceano pacifico, come prova con se stesso, come gesto simbolico. Mi sembra che finora abbia preso la cosa benissimo, ha superato tutte le sue paure (paura che la barca affondi, paura che si rovesci, paura di impattare un container abbandonato alla deriva, paura di un capodoglio ecc ecc) facendo mille domande a Marco Covre. Antonella e Marianna gli hanno anche fatto una torta all’ananas fresco… avrebbe dovuto essere una sorpresa, senonchè il profumo di torta, in una barca, è difficile da dissimulare.

 

 

Più tardi


Sto leggendo "Le Isole dell’Eden", di Dini-Righetti, ed. Traveler Feltrinelli. Mi interessa ovviamente la parte sulle Marchesi, ma poi anche su Tonga e Samoa che dovremmo raggiunger poi in luglio.

La parte saggistica del libro mi ha colpito: è un confronto tra le aspettative letterarie e culturali dei vari Melville, Stevenson e Gauguin, relative al mito della terra pura e incontaminata, e il reale impatto che poi queste terre hanno avuto e hanno ancora sul visitatore occidentale. Ormai lo so per esperienza (anche se si tratta di una piccola esperienza): non si capisce nulla di questi posti se non si accetta di vederli in un alone di complessità e di ambiguità.

Le Marchesi sono un esempio: Stevenson ne ebbe una prima impressione molto cupa, Melville per la loro bellezza disertò dalla baleniera che lo aveva portato fin lì, Gauguin fu attratto dalla loro purezza ma poi ne restò annientato. Il suo ultimo quadro, dipinto a Hiva Hoa poco prima di morire, assistito solo da un amico più disadatto di lui, una specie di sciamano sfigurato dai tatuaggi, fu un paesaggio nevoso della Bretagna. Adesso, 100 anni dopo, i problemi son tutti diversi e certo nessuno si accosta a questi luoghi con le stesse motivazioni di allora.

Ma la radice della contraddizione resta forse la stessa: sia pure percorrendo strade intellettuali e psicologiche diverse tutti hanno tessuto lo stesso filo logico che si annoda attorno al concetto di omologazione (oggi diciamo globalizzazione). E i danni della supponenza, dell’arroganza e della cecità dei missionari, contro i quali sia Stevenson che Melville che Gauguin si sono scagliati sia pure con accenti diversi, alle Marchesi si vedono ancora.

Per concludere la giornata, ecco la posizione: 8 40 latitudine sud, 113 e 34 longitudine ovest. Siamo a poco più di metà strada, fra Galapagos e Marchesi. In mezzo al niente…



Patrizio

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