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Onde, nuvole e uccelli marini

29 December 2015 ore 15:00

E sono già quattro giorni che abbiamo lasciato il porto. Oceano Atlantico Sud. Acqua a 360 gradi. Giro di orizzonte sul nulla, o sul tutto. Onde, nuvole, ancora onde, ancora nuvole. Il sole ci accompagna di giorno e la luna di notte. Sorge proprio di poppa e per le prime ore la sua scia si confonde con quella luminescente lasciata dalla barca.

 

Uccelli marini, gaviotas e gaviotines (gabbiani vari e procellarie) ci inseguono, poi ci superano e si posano davanti alla barca, decollando quando siamo ormai a pochi metri. Alcuni, soprattutto le procellarie, si mettono a seguirci per ore, giocando con il flusso di aria nelle vele. Planano poi sull'acqua, a pochi centimetri, e sfruttano la pressione che l'onda fa sull'aria e che le spinge verso l'alto, per non affaticarsi mai. Perennemente in volo. A volte ci fanno visita i delfini, il Delfino Australe o le Tonine, a fasce bianche e nere che nuotano con una eleganza non comune.

Il tempo sembra muoversi con lentezza, al ritmo del mare e del sole. Il tempo corre. E' già il 28 dicembre e siamo solo a metà strada. Un ritardo accumulato a Piriapolis prima della partenza a causa di burocrazia latinoamericana ferma al tempo del fax e della telescrivente ci ha fatto perdere una settimana. Poi gran maltempo nella traversata del Rio de la Plata. Una sosta deliziosa di due giorni a Mar del Plata, aspettando il passagio di un fronte da sud, in compagnia del nostro amico Genny Vottola, della comunità italiana e nostro grande amico e del Capitano di Fregata Andrès Antonini che ci ha fatto visita e poi ospitato a bordo della sua nave, la Grandville. Queste le ragioni. Ma in realtà avevo previsto di arrivare a Ushuaia entro l'Epifania e dovremmo farcela. Anche se annunciarlo così ha un ché di sacrilego, come se fosse una maniera di arrogarsi il privilegio del successo di fronte alle forze della natura che hanno già deciso il nostro destino mentre noi ne siamo ignari, pur essendo già previsto. 


Ma la navigazione è concretezza estrema. Basta perdersi nelle congetture sul futuro, basta abbandonarsi alle nostalgie terrestri. Il vento gira a ovest e richiede una regolazione delle vele. Il punto di scotta del genoa è deteriorato e va ricucito, ma non è possibile farlo in mare, quindi chiedo all'equipaggio di essere prudente e conservativo, di non forzare. Il barometro si abbassa lentamente, buon segno, vuol dire che non ci sono grossi cambiamenti in vista. Ma le nuvole alte, i cirri a uncino, già avvisano delle forti correnti da sud ovest che si preparano man mano che scendiamo e ci avviciniamo alle Terre Australi. 

Ora siamo al traverso della Penisola di Valdes, che racchiude il Golfo Nuovo e la cittadina di Puerto Madryn. Era una delle tappe previste, ma ho deciso di proseguire per evitare una deviazione di 70 miglia che per noi rappresentano 12 ore di navigazione perse. Prendo un rischio, perchè è annunciato vento forte da Sud, ma solo per una giornata e per guadagnare comunque acqua verso Ushuaia decido che soffriremo un po'. In caso di pericolo abbiamo un paio di calette dove ripararci: Caleta Janssen e Caleta Elena. Ma se reggiamo, proseguiremo. Vorrei arrivare a Caleta Paula, che invece è un vero porto, entro il 31 dicembre e far festeggiare a terra il nuovo anno all'equipaggio, con tutto quello che ne viene insieme: birra, allegria, ragazze, fuochi d'artificio, un buon asado e tanto riposo!


Filippo e il suo equipaggio

Adriatica SY

Atlantico Sud, 36 miglia a NE di Punta Delgada (Peninsula de Valdes, Patagonia)

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