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La spedizione nel cimitero dei fossili

10 March 2007 ore 12:00

La seconda tappa asciutta del viaggio sulle tracce di Darwin ci porta indietro di qualche milione di anni, fino ai tempi dei dinosauri. Gli amici del museo di storia naturale di Milano, insieme al gruppo universitario di Pavia si trovano in Patagonia, in pieno cimitero dei fossili. Prima di partire, tutti i protagonisti di questa spedizione ci hanno spiegato cosa faranno e perché.


In Patagonia, Ausonio Ronchi e Andrea di Giulio si occuperanno di effettuare una ricerca integrata stratigrafico-sedimentologica delle successioni cretacee che contengono numerosissimi resti di dinosauri, qui vissuti circa 100 milioni di anni fa. Lo scopo per il quale Paolo Gandossi, laureatosi a Pavia e ora ideatore del Progetto ArgenDino, ha coinvolto i ricercatori pavesi, è stato proprio quello di descrivere e ubicare nel tempo le formazioni geologiche e di ricostruire i paleoambienti in cui questi grandi animali vivevano.

I docenti del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pavia, si occuperanno anche di organizzare anche il lavoro di un folto numero di studenti che saranno ospitati al campo del Progetto ArgenDino ad Aguada Pichanas, e che verranno in parte finanziati grazie ad un contributo dell’Ateneo.

In particolare, gli studenti Alessio Sanfilippo, Riccardo Borella e Alessandro Trinca-Tornidor svolgeranno in quest’area la loro tesi specialistica, mentre le due studentesse Francesca Bulzi e Alessandra Varalli seguiranno lo scavo paleontologico e ne faranno oggetto della loro tesi triennale. Gli studenti pavesi potranno così affrontare delle problematiche geologiche e vivere un’esperienza di scavo ed estrazione di grandi vertebrati fossili in uno dei luoghi più ricchi e spettacolari esistenti al mondo, e concretizzare ulteriormente il loro lavoro con ricerche adatte ad una tesi di laurea.

Patrizio Roversi e il suo gruppo di Evoluti per caso passeranno vari giorni con il gruppo di geologi e paleontologi in questa zona della Patagonia, dove sotto la guida di Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano visiteranno vari Musei e siti di scavo, tra cui appunto quello del Progetto ArgenDino ad Aguada Pichanas.

 

Darwin geologo

Nonostante i primi contatti di Darwin con la Geologia all’Università di Edimburgo non furono affatto entusiasmanti (ebbe a scrivere a proposito delle lezioni di Geologia del Prof. Jameson "l’unico effetto che produssero in me fu la ferma determinazione a non leggere mai, per tutta la vita, un libro di geologia"), a seguito del sua trasferimento a Londra e dell’influenza enorme che ebbe su di lui come professore Charles Lyell, Darwin fu soprattutto un geologo e lui stesso così si considerava. Durante il viaggio con il Beagle e le lunghe escursioni a terra prima durante e dopo tale viaggio, il giovane Darwin ha studiato catene montuose e coste scoscese, gli atolli e i vulcani, ha sperimentato i terremoti e il sollevamento del suolo, ha trovato resti di grandi mammiferi estinti. Le note, le osservazioni e gli appunti di carattere geologico-paleontologico raccolti durante il viaggio del Beagle in oltre 1300 pagine sono confluiti, opportunamente rielaborati, in tre libri che compongono "The Geology Of The Voyage Of H.M.S. Bearle": Struttura e distribuzione delle barriere coralline (1842), Sulle isole vulcaniche (1844), e Osservazioni geologiche sul Sud America (1866).

Non a caso la maggior parte delle idee sviluppate da Darwin durante e dopo il suo viaggio furono oggetto di relazioni alla Geological Society of London. Fu appunto Darwin a formulare per primo la teoria, tuttora valida e confermata dalle ricerche più recenti, sulla formazione degli atolli basata sulla subsidenza, opposta a quella allora corrente, nonché la teoria sul sollevamento della catena delle Ande, compatibile con la moderna teoria della Tettonica a Placche. Soprattutto però a Darwin ed al suo maestro Lyell si deve l’affermazione dell’attualismo come chiave di lettura della storia della Terra, ossia il principio secondo il quale i processi che hanno governato l’evoluzione del nostro pianeta dalla sua origine sono gli stessi ed hanno avuto grosso modo la stessa intensità che noi oggi possiamo osservare e misurare. Questo è un principio chiave della Geologia moderna, che però ai tempi di Darwin non era condiviso dalla maggior parte degli scienziati, i quali seguivano un’idea “catastrofista” della storia terrestre, a sfondo filosofico-religioso, basata sull’assunzione che eventi catastrofici di natura e intensità non osservabili dovevano necessariamente essere ammessi per spiegare i grandi fenomeni geologici osservati (ad esempio l’origine delle catene montuose, la nascita degli oceani) nel breve tempo che allora veniva assegnato alla storia della terra (dell’ordine delle migliaia di anni).

E' indubbio come le sue osservazioni sulla dinamica terrestre e sui tempi enormemente dilatati della storia della Terra rispetto all’opinione allora prevalente saranno fondamentali anche per l’elaborazione successiva della famosa teoria sull’Origine delle specie (1859). Ha scritto Niles Eldredge: Il contributo di Darwin alla comprensione delle dimensioni reali del tempo profondo è enorme, un contributo che di rado gli viene riconosciuto per come merita.

 

Dinosauri

Charles Darwin non ebbe la fortuna di trovare ossa di dinosauro. I rettili terribili sarebbero stati descritti e riconosciuti nella loro unicità, per la prima volta, soltanto dieci anni dopo il viaggio del Beagle, per opera di Sir Richard Owen (1841). Tuttavia, nel pieno spirito dell’iniziativa di "Evoluti per caso", l’itinerario che ripercorre la rotta di Darwin si propone di "confrontare la sua e la nostra realtà…anche in relazione all’attualità scientifica e di ricerca".

Da questo punto di vista, la scoperta e la nostra conoscenza dei dinosauri rappresentano una delle differenze fondamentali tra la paleontologia dell’epoca, così come la conobbe Darwin, e la paleontologia moderna. Una serie di implicazioni, derivanti da recenti scoperte sui dinosauri, potranno dunque essere ottimi punti di partenza per parlare di estinzioni di massa (quella del Cretaceo e quella ora in atto), preadattamenti (a cosa serve l’inizio di un’ala, ovvero l’evoluzione dai dinosauri pennuti agli uccelli), nanismo e gigantismo, ecc... La meta più importante sarà però il campo del "Progetto ArgenDino", uno scavo italo-argentino che si trova non lontano dal Centro Paleontologico Lago Barreales (CEPALB), nella provincia di Neuquén. Paolo Gandossi, giovane bergamasco laureatosi con una tesi sui dinosauri dell’area, è il direttore del progetto e sarà tra i 'veri attori-paleontologi' che lavoreranno sul giacimento; Ausonio Ronchi e Andrea Di Giulio, dell’Università di Pavia, si occuperanno dei rilevamenti geologici e sedimentologici dell’area, insieme ad alcuni loro studenti. Lo straordinario "cimitero" di dinosauri, che contiene esemplari lunghi fino a trenta metri, è stato individuato nel 2002 da Jorge Calvo, collega dell’Universidad de Comahue.

Le riprese potranno essere integrate con altre eseguite al Museo Egidio Feruglio (MEF) di Trelew. Il museo porta il nome di un esploratore italiano ed è diretto da un paleontologo oriundo piemontese: una nostra visita sarà certamente gradita... Inoltre è il più nuovo e moderno museo paleontologico della Patagonia. Qui, i fossili in corso di estrazione nel laboratorio e gli scheletri completi esposti nelle sale potranno costituire una sequenza volta ad illustrare la ‘storia di un fossile’, a partire dallo scavo fino al recupero e al rimontaggio espositivo in un museo. Altri due musei ci daranno l’opportunità di ammirare con i nostri occhi due dinosauri da record: il Museo Carmen Funes di Plaza Huincul ospita il più grande scheletro montato esistente al mondo (Argentinosaurus), mentre il Museo di Villa el Chocòn conserva il fossile del più grande dinosauro carnivoro del Sud America (Giganotosaurus). In loco c’è anche un sito con impronte di dinosauro (e qui vedremo come fa a fossilizzare una cosa così effimera come una impronta sulla sabbia…). Il collega Rodolfo Coria, del Museo Carmen Funes, davanti a uova fossili contenenti piccoli embrioni spiegherà invece come facevano i dinosauri sauropodi a crescere fino a 40 metri di lunghezza.

 

Foreste fossili

Nel capitolo 9 de "Viaggio di un naturalista..." (1842), Darwin menziona l’esistenza di foreste fossili nella provincia di Santa Cruz. Cristiano Dal Sasso guiderà Patrizio alla scoperta di due giacimenti (Sarmiento e Jaramillo) che, per la ricchezza dei fossili vegetali, sono divenuti parchi geo-paleontologici di fama mondiale. Il messaggio evocato da questi luoghi è forte e suggestivo: dove oggi c’è un arido deserto, milioni di anni fa cresceva una foresta lussureggiante. La foresta fossile di Jaramillo è la più grande e famosa dell’Argentina e ospita gli alberi pietrificati più grandi del pianeta. Tra l’altro per raggiungerla da Comodoro Rivadavia si deve passare per forza da Fitz Roy, il villaggio che porta il nome del capitano del Beagle, quindi andremo davvero a ripercorrere le strade di Darwin.

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