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In barca non si può mai stare in pace

14 June 2002 ore 20:00

Stanotte il vento è cambiato e, per tenerci in rotta, abbiamo dovuto cambiare la posizione delle vele: abbiamo riavvolto il genoa e poi l’abbiamo messo a farfalla, mura a dritta, dall’altra parte rispetto alla randa. Per evitare che sbattesse per le onde, lo abbiamo tangonato. Tradotto vuole dire che abbiamo tenuto una vela di qua e una di là, col vento esattamente in poppa, cioè da dietro. Tenendo disteso il genoa con un tangone appunto, cioè un palo appeso all’albero che lo tiene in fuori. E’ una andatura difficile, rischiosa, soprattutto in queste condizioni di mare con onda grossa.

Anche la manovra non è stata facilissima, col ponte reso scivolosissimo dalla guazza, col buio pesto di una notte di luna nuova. La barca, comunque, con le vele a farfalla, è molto bella da vedere. Ma dentro si balla molto di più, e il tutto è molto instabile: in queste condizioni Adriatica mi fa venire in mente gli antichi galeoni, alti e instabili, simili ad elefanti che ballano sull’onda in punta di piedi.

Nonostante tutto, sia pure col vento che è calato (adesso quello reale è di circa 15 nodi) stanotte abbiamo fatto quasi 80 miglia. La nostra posizione è 8 49 latitudine sud, 115 21 longitudine ovest. Marco, scrutando l’orizzonte e in particolare delle piccole nuvole a batuffolo, ha sentenziato che in giornata il vento dovrebbe rinforzare. C’è stato un dibattito: issare lo spinnaker (la vela a pallone) oppure no? Vanni è contrario perché dice che sbatterebbe troppo, per via delle onde.

Il dibattito accademico si è interrotto bruscamente: abbiamo cercato di accendere il dissalatore per fare acqua dolce. Per innescare il recupero dell’acqua di mare, bisogna accendere per qualche attimo il motore. E il motore non va o, meglio, non scarica acqua. Cosa è successo?

Marco ha fatto l’ipotesi di una “girante” da cambiare. Vanni invece propende per un filtro da pulire. Stanno litigando e borbottando in sala macchine. Io sto in ansia in quadrato: non è una bella cosa essere piantati senza motore in mezzo al Pacifico. Non si tratta di navigare a motore, naturalmente. Però il motore serve a mille cose. Tra l’altro potrebbe diventare indispensabile in fase di arrivo… E poi, alle Marchesi, non mi risulta che ci sia assistenza tecnica.

Oddio. Certo, in barca non si può stare mai in pace…

 

 

Più tardi...


Aveva ragione Vanni: il motore aveva semplicemente un filtro intasato. Un altro regalo delle acque limacciose e fangose del porto di Santa Cruz, alle Galapagos. Forse per l’alta temperatura dell’acqua, fatto sta che ci ha appiccicato al fondo della barca e del gommone un sacco di microrganismi, denti di cane, alghe ecc ecc.

Marco ha tirato fuori un filtro nuovo, son bastati dieci minuti e poi il motore ha ricominciato a pompare acqua. Però il vento è girato e abbiamo dovuto ricambiare le vele: tolto il tangone il fiocco è tornato mura a sinistra, accanto alla randa. Adesso stiamo andando sempre a circa 8 nodi di velocità. Dalla mattina avremo percorso altre 90 miglia.

Davide Riondino è un compagno di viaggio ideale, stile fine ottocento, il classico passeggero all’inglese che commenta tutto in modo arguto. Gioca con le parole come Maradona giocava con la palla e palleggiava coi limoni… Un virtuoso. Oggi, dopo che ne abbiamo avvistata un’altra, ha composto una canzone sulla Sula (o procellaria?), l’uccello che vive in mezzo all’oceano senza mai posarsi né riposarsi, se non in volo, planando.

Un po’ come fanno Giacomo e Giovanni, che ormai si riposano montando, nel senso che si addormentano davanti ai computer. Un po’ come fa Marco, che ormai si riposa semisdraiato davanti al tavolo da carteggio.
Adesso sento di essere arrivato ad una fase di buon adattamento alla traversata. La barca è casa mia. Oggi ho anche provato a farmi dare lezioni di timonaggio da Vanni. Ma è molto difficile. Il timone, per le sue dimensioni e per il pistone del pilota automatico che comunque ti porti dietro anche quando non è innestato, è pesante. E poi le onde sono alte: bisognerebbe anticiparle ma non ci riesco. E poi, in mezzo al Pacifico, non c’è nessun riferimento. Oggi non c’erano neanche le nuvole!

 

Patrizio

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