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I biologi "si arenano" a Los Cinco Hermanos

19 February 2007 ore 18:00

Partiamo presto, sono le 06.30 quando il motore si accende. Dopo circa quattro ore arriviamo al Monumento Natural "Los Cinco Hermanos", un gruppo di isolotti di piccole-medie dimensioni ricoperti di foresta rigogliosissima, posti all'altezza della prima ansa del Fiordo Aisèn. Con il binocolo scorgiamo una spiaggia lunga almeno un paio di chilometri e larga una ventina di metri in cui, probabilmente, gli elefanti marini (Mirounga leonina) sono stati con i loro piccoli fino a quindici giorni fa.

Speravamo in un colpo di fortuna, ci auguravamo che qualche individuo si fosse attardato un po' di più, ma di loro non c'è traccia, tutti partiti. Sulla carta dovremmo comunque avere l'opportunità di vedere pinguini di magellano, leoni marini e cormorani (ma sembrano tutti latitanti); solo qualche sparuto gruppo di cormorani imperiali, che s'invola al nostro passaggio. Anche se il tempo minaccia pioggia decidiamo di andare in esplorazione con il tenderino. I professori scendono in una spiaggietta con la speranza di penetrare un po' nella foresta, mentre noi, insieme a Marco, pattugliamo gli isolotti alla ricerca di qualche animale.

 

In una caletta riparata Andrea avvista due leoni marini (Otaria flavescens). Sono due femmine, una piccola e l'altra di taglia media, un metro e mezzo circa. Ci studiano da lontano, convinciamo Marco a spegnere il motore e stiamo in silenzio, binocoli e macchine fotografiche pronte. Se ne stanno ad una quindicina di metri dal gommone e noi le avviciniamo piano con i remi. Circa venti minuti dopo zoom e binocoli non servono più, le ragazze hanno preso confidenza e danzano attorno al tender. Sono a 5 metri, 3 metri, 2 metri, sono a poppa, nuotano sotto di noi, ci mostrano il ventre, saltano fuori dall'acqua, ci schizzano, poi controllano le nostre espressioni, si coordinano e ricominciano a volteggiare e a prodursi in eleganti piroette, senza più timore alcuno. Che danza, che spettacolo. Hanno voglia di giocare e lo fanno con noi. Marco ed Andrea riescono a registrare tre buoni video, Emilio scatta foto in continuazione, mentre Alessandro ed io, nonostante l'emozione, teniamo la posizione con i remi, stando attenti alle rocce ed alle alghe. Ancora una volta stupiti, ancora una volta increduli della nostra costante fortuna nell'osservare animali, torniamo verso Adriatica, convinti sempre piu' che di questo viaggio non ci dimenticheremo.

 

Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata intera di navigazione, raggiungiamo Puerto Chacabuco. La baia è circondata da monti, tra i quali ne svetta in particolare uno per la cima coperta da un enorme ghiacciaio azzurro. Terminato l'ancoraggio, parte la spedizione esplorativa sul tender. L'obiettivo è un fiumiciattolo sulla destra che Andrea pensa ricco di pesce. Una volta arrivati in prossimità della foce, accade l'irreparabile: i nostri quattro lupi di mare riescono ad arenarsi e una decina di gabbiani, camminando (non nuotando!!!) in dieci centimetri d'acqua guardano incuriositi. Dopo esserci ripresi dalle risate, scatta l'operazione disincaglio, che per fortuna è rapida e di successo praticamente immediato. Cambiamo direzione e decidiamo di approdare vicino all'imbarcazione di un pescatore locale. Avvicinandoci notiamo che lui e suo figlio stanno pulendo salmoni e trote. I tratti del viso del signore sono duri e marcati. La pelle scura, solcata da rughe, i lunghi baffi neri e gli occhi a mandorla, lo fanno sembrare quasi orientale. Il piccolo è fiero di assistere suo padre e allo stesso tempo è incuriosito dalla nostra presenza. Chiediamo il permesso di ormeggiare al molo e ci viene concesso. Ci fermiamo un attimo a parlare con lui.

Ci racconta, in maniera concisa e diretta, che la sua attività consiste nella pesca con reti da posta. Anche qui a Puerto Chacabuco c'è una grossa salmonera, con gabbie a mare, ed è molto probabile che il suo pescato siano pesci scappati dall'allevamento o comunque generazioni successive, visto che il salmone non è nativo del Cile, ma è stato introdotto a fini commerciali. Salutiamo e ringraziamo il nostro amico e andiamo a passeggiare sulla spiaggia. Il colore marrone della battigia è in netto contrasto con il verde brillante dell'erba che la circonda. La spiaggia è larga solo una quindicina di metri e subito dopo si estendono verdi pascoli. Gran parte dei colli è stata infatti disboscata per l'allevamento di bovini. Dopo un tentativo di pesca alla traina con il tender, miseramente fallito (per la disperazione di tutti, tranne che di Ale) torniamo su Adriatica. Ceniamo tutti insieme a bordo e da buoni pirati condiamo il dopocena condito con un goccio di rum.

La mattina seguente sbarchiamo a Puerto Chacabuco. Passiamo in mezzo al porto e rimaniamo impressionati dall'enorme quantità di container frigo pronti ad esportare salmoni in tutto il mondo. Un olezzo nauseante aleggia prepotente in questa parte del porto, proveniente sia dalle reti messe a seccare al sole, che da casse e casse di salmoni lasciati a marcire, probabilmente perché considerati non commerciabili.. rimaniamo sconcertati da questo enorme spreco. Usciamo dal porto e ci dirigiamo alla ricerca della fermata dell'autobus che ci porterà a Puerto Aysen. Dopo una veloce visita a questo paesino colorato e riempita la cambusa, andiamo a riposarci, domani ci aspettano bocca Wickam e l'oceano aperto.

 

Alessandro, Andrea, Elisa e Emiliano

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