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Bloccati a Vibo Marina!

15 November 2007 ore 18:00

Posizione 38°43'03 N e 016°07'76 E. Vento da Ovest a 30 nodi. Onda da SW 4 metri. Risacca. Cielo coperto a 4/8. Groppi e colpi di vento.

 

Siamo bloccati a Vibo Marina, la frazione marittima di Vibo Valentia, in Calabria a sole 40 miglia dallo Stretto di Messina. 40 miglia che potrebbero essere percorse in 5 ore se il mare fosse calmo il vento a favore. 40 miglia che possono trasformarsi in un inferno con il vento da ponente che persiste da ieri mattina. Ci siamo rifugiati qui dopo la partenza da Napoli e uno stop tecnico a Maratea per riposare e fare smorzare una burrasca di 20 ore che ci aveva raggiunti da Nord Ovest. L'11 sera, con la risacca che frangeva contro le scogliere della costa Lucana che si affaccia sul Tirreno, entravamo nel piccolo marina di Maratea. Plotter cartografico e Radar come ausilio. Mattia era a prua per darmi indicazioni sullo stretto passaggio. Adriatica occupava la metà dello spazio disponibile e l'onda lunga dal largo che rimbalzava contro la scogliera interna sollevava il nostro scafo facendo perdere portanza al timone. Un colpo di accelleratore nel cavo per guadagnare velocità, poi una leggera accostata a sinistra per approfittare del pendio scosceso della contro onda che rimbalzava sulla scogliera esterna.

Queste due dighe formano un corridoio stretto e lungo in cui infilarsi. Se la risacca fosse stata maggiore non saremmo potuti entrare, condannati ad una lunga notte di navigazione nella burrasca verso sud, senza alcun porto per i successivi 180 chilometri dove riparare. Ma Adriatica ce la fa. Due scodate a rasentare le rocce sommerse a dritta. Non le vediamo, ma le percepiamo. E poi la calma del porto. Relativa, é vero. Ma sufficiente per una notte di tranquillità. La navigazione da Napoli é stata impegnativa, ma non troppo agitata. La bellezza della costa del Cilento ci affascina. Ricordo di aver letto da qualche parte che i fiumi che scorrono tra queste montagne sono gli unici ad accolgliere gli ultimi esemplari di lontra italiana. I boschi sono ancora verdi, anche se mano a mano che lo sguardo sale i colori autunnali colorano le pendici.

Analizzavamo insieme, con Carlotta e Mattia, la forma delle nubi e il significato che hanno in ragione della previsione meteo. Le nubi che si accalcano sui monti sono un chiaro segno premonitore del tempo e a seconda di come lo fanno avvisano il marinaio sul suo futuro: "Se la costa si vede nitidamente sono da attendere venti di maestrale o da tramontana". "Quando le vette dei monti Madonna e Della Stella, dietro Capo Palinuro, sono coperte di nubi, vé probabilità di venti dal quarto quadrante (NW). Nubi che si addensano sulle loro pendici, ma che ne lasciano le vette scoperte, preannunciano venti forti meridionali".

 

Poi, dopo la sosta in questo piccolo porto turistico che ci ha dato la possibilità di sistemare un problema ad una pompa un po' "stanca", ripartiamo verso sud. Erano le 4 del mattino quando mettevamo la prua in direzione di Messina. Trinchetta (la piccola vela da cattivo tempo di prua) e Randa con due mani di terzarolo, cioé ben ridotta, per sopportare le raffiche a oltre 30 nodi che scendono dalle vallate della Calabria. Per fortuna il vento viene da terra, almeno qui sotto costa. La navigazione é a tratti veloce, spesso bagnata. I riccioli di Mattia grondano di acqua salata dopo ogni manovra a prua. Carlotta aiuta alle scotte. Al largo soffia ancora forte da ovest. Lo sappiamo per l'onda lunga che viene direttamente dalla Sardegna senza incontrare alcun ostacolo sul suo cammino. 400 chilometri di mare aperto per correre contro il nostro scafo rosso che sobbalza ad ogni colpo di mare.

Il 13 pomeriggio diamo un occhio al bollettino meteo e ascoltiamo gli avvisi di burrasca sul canale 68 della radio di bordo. Siamo un po' in ansia per due ragazzi, Giovanni e Daniele, che stanno trasferendo una piccola barca da 40 piedi, l'Artika,verso l'Adriatico, con destinazione Ravenna. Sono partiti qualche ora prima di noi. Proviamo a scambiarci dei messaggi di testo. Non rispondono subito. Poi ci dicono che sono 30 miglia più avanti e che riparano a Tropea, perché le condizioni di avvicinamento allo Stretto "non danno!". Forte vento da SW, dritto di prua.

Noi abbiamo ancora vento da terra, ma é un fenomento locale tipico del Golfo di Sant'Eufemia. I forti venti dal largo lasciano un vuoto d'Aria al largo della Calabria. L'aria si sposta con velocità dalla costa verso il largo per riempire questo vuoto. In più le montagne calabre aumentano l'effetto a imbuto (effetto Venturi, ne avevamo già parlato durante la Rotta Rossa) e sparano aria a oltre 30 nodi. Sono indeciso. Vorrei continuare per non mancare l'appuntamento a Catania. Insisto in rotta verso lo Stretto, ma avviso la Capitaneria di Vibo che forse ripareremo da loro. Orario previsto di arrivo verso le 17 e 30: "Ci sentiamo tra due ore. Stand By su canale 16".

L'onda lunga aumenta. Brutto segno. E alle 5 del pomeriggio sarà buio. Lo Stretto di notte non é una bella cosa. Traghetti e traffico di navi. Entrare nello stretto prevede una pianificazione oraria precisa. La corrente di marea sommata al vento può variare dai 6 nodi a favore a 5 nodi contrari, secondo le condizioni meteo e quelle di allineamento di Luna e Sole. La corrente permanente invece travasa l'acqua del Mar Tirreno nello Ionio. Bisogna attentamente studiare le Tavole di Marea, che danno l'indicazione delle ore in cui il passaggio é agevole. Se si sbaglia orario si può restare per ore quasi fermi con le vele spiegate o il motore a fondo avanzando di pochissimo, con il rischio di una collisione con un traghetto perché si é incapaci di manovrare.

Un altro effetto tipico di queste acque sono i vortici, qui chiamati "garofali". Sono un fenomeno definito "violento e sensibile, che può mettere in difficoltà anche piccole navi". Con vento contrario alla corrente il mare si fa duro, l'onda ripida e corta. Quì siamo davanti a Scilla e Cariddi: gli antichi ne temevano la fama! OK. Non prendiamo rischi. Cambio rotta, serriamo le vele e dirigiamo su Vibo. Mezzora. Poi, sembra il vento scenda. Sono indeciso. Poggio (mi allontano del vento) e allarghiamo le vele. Forse cala. Forse si può passare. Un'altra mezzora e il vento ricomincia a ululare tra le sartie. Gli spruzzi coprono il lato di sinistra di Adriatica e inzuppano Carlotta che resta seduta nel pozzetto di manovra pronta a lascare la randa se una raffica troppo forte ci facesse coricare sull'acqua. Arriva un SMS dei ragazzi. Un'altra barca a vela che aveva provato a scendere verso Messina é tornata indietro. Altri marinai che rinunciano e rientrano a Tropea.

 

Bene. Non ho più dubbi. Orzo nuovamente verso il vento. Cazziamo le scotte. Angolo di 40 gradi con il vento apparente. Adriatica soffre un po' contro l'onda corta che la rallenta. "Mattia, avvisa Vibo che entriamo. Saremo in porto tra due ore. Che si organizzino per l'assistenza all'ormeggio."

E intanto timono, perché il pilota automatico non ce la fa' da solo. Ormai sono ore che timoniamo. Iniziamo ad essere stanchi. Mi viene in mente il detto marinaro che mi insegnò Toyo (Vittorio), il nostromo del Mariette, durante il mio primo imbarco venticinque anni fa': "quando pensi di ridurre tela é già troppo tardi; quando pensi di rientrare in porto é già troppo tardi".

Sta facendo scuro quando doppiamo il fanale verde del porto di Vibo. Sul molo il Nostromo e l'ufficiale di guardia della Capitaneria riconoscono Adriatica subito. Sorrisi e scambio di battute. Il nostromo e la sua famiglia non hanno perso una sola puntata di Turisti e Velisti per Caso. "Ma non c'é Patrizio? E Syusy?... Peccato!".

Arriva il gommone di Marina Stella del Sud, il porticciolo turistico che ci offre l'ormeggio gratuito, perché "quando il tempo é cattivo si accoglie chi va per mare!". Inizia a soffiare. Tiriamo gli ormeggi. Doccia tiepida e cena calda. Alle nove dormiamo già come angioletti.

E fuori soffia!

 

Filippo, Carlotta e Mattia

L'equipaggio di Adriatica

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