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La storia del Venezuela: Agostino Codazzi

28 April 2002 ore 00:00

Patrizio, come rappresentante di Adriatica, il primo consolato emiliano romagnolo galleggiante, ha partecipato, in Venezuela ad un pellegrinaggio sulle orme di Agostino Codazzi, un grandissimo cartografo e geografo italiano, del tutto sconosciuto nel nostro paese, ma considerato eroe nazionale in Sudamerica, tanto da essere sepolto nel Panteon insieme a Simon de Bolivar.



Proviamo ad unirci anche noi al pellegrinaggio di Pat, ma partiamo da un po' più lontano seguendo le tracce lasciate da Codazzi in Italia e in Europa fino al Sudamerica. Nato a Lugo nel 1793, Augustin iniziò a studiare ingegneria e portò avanti gli studi fino a 17 anni, età in cui capì di non essere nato per stare seduto su una sedia. Egli infatti, giovanissimo, si arruolò nell'esercito Napoleonico come cannoniere e fece una rapidissima carriera divenendo ben presto generale. Ma, si sa, anche i generali a guerra finita, si ritrovano con un pugno di mosche in mano, così Codazzi, insieme con l'amico Ferrari, senza nulla da fare, provò l'avventura militare in Inghilterra in cui rimase per oltre un anno, allo scadere del quale decise di cambiare vita.



Codazzi e Ferrari avevano messo da parte un bel gruzzolo dall'esperienza inglese e decisero di investirlo nel commercio. Così, dopo aver comprato delle merci, partirono alla volta del mercato di Costantinopoli, mercato che non raggiunsero mai con la loro nave ma a nuoto, dopo aver naufragato ed aver visto tutta la loro pregiata mercanzia finire sul fondo marino, nei pressi di Itaca. Senza soldi nè lavoro, i due avventurieri tentarono ancora la via militare, a Costantinopoli stavolta, ma non riuscirono a farsi accettare. A questo punto una svolta era d'obbligo e come molti altri italiani avrebbero fatto in futuro, partirono verso l'America.

Giunti in America trovarono impiego nell'esercito di liberazione di Bolivar e combatterono a fianco di Luis Aury fino al 1822, anno della morte di quest'ultimo. A quell'epoca Codazzi e Ferrari avevano da parte una discreta somma e, sentito il richiamo di casa, tornarono in Italia con un'idea: costruire una fattoria a Massa Lombarda, cosa che riuscirono agevolmente a realizzare. Iniziò quindi la loro nuova vita da agricoltori. Ma certo Augustin non era fatto per la vita sedentaria - ce ne siamo accorti guardando gli spostamenti non privi di rischi della sua vita - e nel 1826 si mise di nuovo in viaggio verso l'America che diventerà da ora in poi la sua vera nuova patria. Qui si trovò ancora una volta nell'esercito, andando però ad occupare un nuovo ruolo che segnerà la sua vita futura. Divenne, infatti, cartografo e geografo, partendo all'esplorazione di Venezuela e Colombia.
Se da militare si trovò, per la sua profonda conoscenza dei luoghi, a delineare itinerari ideali per lo spostamento delle truppe; in un secondo momento le sue preziose capacità lo fecero divenire geografo e cartografo ufficiale di un nuovo Venezuela, un paese in costituzione che aveva bisogno di conoscere il proprio territorio. Pur operando fra grandi tensioni politiche, conflitti armati e difficoltà economiche, il lavoro di Codazzi fu di importanza fondamentale non solo per il paese in cui operò ma per l'Europa stessa, paese da cui sempre aveva provato a fuggire. Egli infatti venne insignito anche del ruolo di botanico, zoologo ed etnografo e, come cartografo, le sue mappe particolareggiatissime furono studiate soprattutto in Francia.



Tutto quello che abbiamo detto finora sta alla base del vero e ultimo ruolo ricoperto da Codazzi in Sudamerica, quello di "ripopolatore" del paese e "regolatore" dell'immigrazione. Infatti, grazie alla sua profondissima conoscenza del territorio, Augustin Codazzi divenne un cacciatore di luoghi adatti ad ospitare colonie europee. Egli esplorò Venezuela e Colombia, di cui curò peraltro il primo atlante, alla ricerca di posti che potevano ospitare insediamenti provenienti da quel continente in cui era nato ed in cui non sarebbe mai più tornato. Ancora adesso nelle cittadine di questi paesi abitano i discendenti di quei coloni ai quali la strada è stata spianata dal suo lavoro.



Augustin Codazzi, insomma, un eroe. C'è da stabilire se un eroe europeo o sudamericano. Egli esplorò nuovi territori e li descrisse sulla carta; egli trovò nuovi spazi per la popolazione europea in cerca di uno sfogo; egli combattè accanto ai grandi eroi del Sudamerica. Si dice persino che gli fu affidato il compito di individuare il percorso migliore per un potenziale Canale di Panama e nel 1854, per primo, determinò quello che alla fine sarebbe stato proprio il canale. Ma nessuno gli ha mai riconosciuto formalmente questo merito. Dall'Italia non ha mai avuto niente tranne una statua a lui dedicata dagli emiliano romagnoli, che lo rappresenta simile un po' a Bolivar, un po' a Napoleone...

 



Mario Bellina

Redazione Velistipercaso.it

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