<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><rss version="2.0"><channel><title>Velisti per caso - Mappamondo</title><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo</link><description /><language>ita</language><item><title>Italia: Le isole pontine</title><description>Ponza, Palmarola, Zannone, Ventotene e Santo Stefano&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;di Carlotta Cicotti. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Eccoci già più a Nord, nel golfo di Gaeta, a visitare l&#039;&lt;strong&gt;Arcipelago Ponziano&lt;/strong&gt;. Questo è formato da cinque isole, Ponza, Palmarola, Zannone, Ventotene e Santo Stefano, allineate a circa 30 km dalla costa  del Golfo di Gaeta;  solo Ponza e Ventotene sono abitate. Sono  tutte di origine vulcanica, tranne Zannone, inclusa dal 1979 nel Parco  Nazionale del Circeo, che ha una base di rocce sedimentarie.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ponza&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;PONZA ha la forma di una mezzaluna frastagliata, intensamente  coltivata, dà un buon vino locale. Qui Augusto vi costruì la propria  villa, ci mandarono in esilio i fratelli pazzi di Caligola e la madre di Nerone, Agrippina.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Il territorio è prevalentemente montuoso,  sovrastata al centro dai monti Core, Tre Venti e Pagliaro, e il monte  Guardia. Le sue spiagge sono per lo più rocciose, composte da caolino e  tufi, dimostrando la proprio origine vulcanica. L’isola è costituita da  grotte sottomarine e archi rocciosi a pochi metri di profondità e da  scogliere le quali riescono ogni anno a richiamare migliaia di  appassionati subacquei…  non per niente si dice sia la località che  offre le immersioni più belle dell&#039;intero arcipelago.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Santo Stefano&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;SANTO  STEFANO è una piccola isola del Mar Tirreno dalla forma  circolare con meno di 500 metri di diametro, ed un&#039;estensione di circa  27 ettari.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;L’unica  costruzione presente è un carcere, fatto costruire  nel periodo borbonico da Ferdinando IV, fatto a ferro di cavallo, con 99  celle distribuite a raggiera su tre piani. Fu utilizzato sino al 1965;  attualmente l&#039;isola è disabitata ed è di proprietà privata.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ventotene&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;In  epoca romana era chiamata Pandataria, si guadagnò  questo nome nel medioevo a causa dei forti venti che spazzano  quest’isola brulla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Tufi  gialli, trachiti e basalti testimoniano la sua origine vulcanica, è  ricoperta di acacie, agavi, fichi d&#039;India e mirto. Sopra il suggestivo  promontorio di Punta Eolo, ci sono i resti di quella che è nota come  Villa Giulia, residenza fatta costruire dall’imperatore Augusto per ospitare la figlia, che qui trascorse un lungo periodo di  esilio... non fu certo l’unica illustre esiliata: la “Lex Julia de  adulteriis”, fu una legge promulgata nel 18 a.C., per permettere agli  imperatori romani di disfarsi di mogli e madri ingombranti...&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Vi soggiornò Agrippina Maggiore, per  sospetta infedeltà al marito Germanico, Ottavia, moglie di Nerone e  Flavia Domitilla, sospettata non di adulterio ma di simpatizzare con il  cristianesimo... sia chiaro, non parliamo di buie prigioni... la sola  Giulia aveva a disposizione piscine, servitù e addirittura un teatro  personale...&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Alla  scarsità di acqua i nostri prodigiosi antenati risposero con ingegnose  opere idrauliche: enormi cisterne, acquedotti e tunnel scavati nelle  rocce vulcaniche resero possibile la vita agli abitanti delle grandi  ville.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Subito  oltre il porto nuovo, ecco invece che appare, l’antico Porto Romano,  totalmente ricavato dal tufo, pensate che anche le bitte, per l’attracco  delle barche, sono state ricavate dalla roccia.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Cala Nave, a Est dell’isola, è considerato  da molti il posto più bello dell’isola. Al centro del suo bacino&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;troneggiano  lo Scoglitiello e la Nave di fuori, alla sua sinistra troviamo un alto  faraglione, la Nave di dentro. Da qui, attraversando una piccola piana  di tufo, si raggiungono una serie di vasche scavate nella roccia: sono  ciò che resta di un’antica peschiera romana, studiato nei minimi  dettagli, per assicurare ai pesci un continuo ricambio di acqua, con  tanto di nicchie per favorire la deposizione delle uova.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Si calcola che furono circa 60.000 i metri cubi di tufo asportati dai romani per costruire il bacino del porto e le vasche...&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Concludiamo questa piccola, ma densa isola,  con un’immersione al largo di Punte Eolo, a 40 metri di profondità, qui  giacciono i resti di una triste storia... era il mattino del 24 luglio  1943... il traghetto passeggeri Santa Lucia stava per approdare a  Ventotene, proveniva da Ponza, diretto a Gaeta. Trasportava più di cento  persone. La stessa mattina, da Ischia partì una telefonata anonima per  informare il comando alleato che, alle dieci, Benito Mussolini sarebbe  transitato da Ventotene. Informazione falsa, ma fatale per il Santa  Lucia. Quattro aerosiluranti inglesi puntarono immediatamente verso il  traghetto e aprirono il fuoco; mitragliarono il ponte di comando, ma fu  un siluro a squarciare la murata di sinistra. Le caldaia scoppiò e volò a  grande distanza dal traghetto. Il Santa Lucia si spezzò in due tronconi  si inabissò  velocemente.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ogni anno il comitato “Parenti dei dispersi  del Traghetto Santa Lucia” organizza una cerimonia di commemorazione  sul luogo della tragedia, il relitto è visitabile con i &lt;em&gt;diving  center &lt;/em&gt;locali, da subacquei esperti; sessant&#039;anni trascorsi  sul fondo hanno dato una nuova vita a queste tristi lamiere,  ricoprendole di vita e ammantandole di colori, mentre banchi di pesci  volteggiano indisturbati tutt’intorno, inconsci di queste piccole-grandi  tragedie umane.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;GAVI &lt;/strong&gt;è la più piccola isola dell’Arcipelago, uno scoglio roccioso  lungo appena 700 metri su cui vivono indisturbati conigli, scorpioni e  lucertole.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;PALMAROLA &lt;/strong&gt;è invece la  più occidentale di tutte. Dalle coste estremamente frastagliate è  disabitata da  tempo. Folco Quilici la definì “un miracolo”, in virtù  del silenzio, dei colori delle rocce, della trasparenza delle sue  acque...&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Zannone&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;E per finire, rotta verso nord, siamo a ZANNONE, anch’essa disabitata, vero paradiso naturale.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Qui  rimane solo una piccola colonia di mufloni, importati nel dopoguerra  dalla Sardegna, a far compagnia ai resti del trecentesco Convento di  Santo Spirito dei monaci benedettini.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Parte  del Parco Nazionale del Circeo dal 1979, Zannone è un punto di  riferimento fondamentale per migliaia di uccelli migratori che nei  periodi di passo vi sostano per riposarsi.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Tra le oltre 200 specie osservate,  ricordiamo il falco di palude, il falco pellegrino e certe rarità, come  il falco della regina, il falco sacro, la cicogna bianca e la rondine  rossiccia.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;A  differenza delle altre isole dell’Arcipelago Pontino, frastagliate e  brulle, Zannone ha una struttura regolare, compatta e ricchissima di  vegetazione ed è l’unica ad aver conservato intatta la propria copertura  vegetale; nel versante settentrionale dell&#039;isola  si trovano infatti  molti alberi di leccio, anche di grandi dimensioni, che, insieme ad  altre specie, creano un folto e verdissimo bosco, dalla bellezza  selvaggia e incontaminata.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 16 Nov 2011 17:20:52 +0100</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/le-isole-pontine</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/le-isole-pontine</guid></item><item><title>Italia: Le isole campane</title><description>Capri, Ischia e Procida&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;di Carlotta Cicotti&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Capri&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Siamo al largo di Napoli, nell’isola più VIP di tutto l’arcipelago Campano... &lt;strong&gt;CAPRI&lt;/strong&gt;!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Nel Paleolitico, l&#039;isola era in realtà collegata alla penisola sorrentina, da cui si distaccò nelle epoche successive a causa di convulsi movimenti della crosta terrestre; oggi dista circa 5 km dalla terraferma.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Tiberio, che vi si stabilì nel 26 a.C. e da qui governò l’impero per undici anni, si fece costruire numerose ville, ma la residenza ufficiale era &lt;strong&gt;Villa Jovis&lt;/strong&gt;, sulla sommità del Monte Tiberio, con un lato a strapiombo su un orrido di 300 m sul mare, chiamato il “Salto di Tiberio”, da cui la leggenda vuole che l’imperatore gettasse chi gli stava antipatico.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;L’isola subì poi un lento declino, in cui le frequenti incursioni da parte dei pirati ebbero un ruolo importante; bisognerà attendere gli intellettuali o i sognatori in fuga dell’inizio del XX secolo perché Capri torni alla ribalta.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ed ecco allora arrivare personaggi come &lt;strong&gt;Curzio Malaparte&lt;/strong&gt;, innamorarsi perdutamente di questi luoghi tanto da farsi costruire Villa Malaparte, estrosa, geniale e totalmente isolata, incastrata sulle rocce di Punta Massullo, ancor oggi considerata un’opera d’arte.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;E’ il 1897 quando &lt;strong&gt;Friedrich Alfried Krupp&lt;/strong&gt;, figlio del fondatore delle acciaierie Krupp di Essen, donò al comune i giardini detti &quot;di Augusto&quot;, e finanziò in toto la costruzione di una strada che doveva collegare la Certosa di San Giacomo con la Marina Piccola... 500 metri in linea retta, 100 metri di dislivello...  1 Km di tornanti... un capolavoro per l’ingegneria dell’epoca!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ma tra tante meraviglie “umane” non dimentichiamocene altre... quelle naturali... che hanno del fantastico!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ecco allora i &lt;strong&gt;Faraglioni&lt;/strong&gt;, tre enormi monoliti calcarei a Sud dell’isola, picchi scampati ad eventi tellurici analoghi a quelli che hanno distaccato Capri dalla costa. Il primo, ancora unito alla terra, è chiamato Stella o di Terra, con i suoi 110 metri è il più alto dei tre; segue il Faraglione di Mezzo, di “soli” 81 metri ma con tanto di galleria! Chiude la fila, con i suoi 104 m, lo Scopolo, o Faraglione di Fuori.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ma la vera notizia è che ogni faraglione pare ospiti una sottospecie diversa di &lt;em&gt;Podarcis sicula&lt;/em&gt;! E che è? Una lucertola, che a forza di stare tra cielo e mare è diventata... azzurra!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;E per chiudere questo breve volo sull’isola non può mancare la &lt;strong&gt;Grotta Azzurra&lt;/strong&gt;! È la più famosa delle 55 grotte dell’isola, a nord di Anacapri, è così chiamata per il colore delle sue pareti, dovuto alla rifrazione della luce del giorno, che entra da una piccola apertura, da cui volendo potrete entrare anche voi, sdraiati su piccoli barchini che si infilano nel ventre della roccia con una velocità... da provare! A suo tempo gli antichi romani vi costruirono un ninfeo marino, decorandola con mosaici e statue.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ischia&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;ISCHIA&lt;/strong&gt;. Fu un’importante colonia greca già dall’VIII secolo, poi arrivarono i romani che andavano matti per i suoi bagni termali. È il 1301 quando il vulcano Arso, oggi estinto, erutta violentemente, costringendo gli isolani ad abbandonare l’isola per quasi quattro anni. Cinque secoli dopo altro disastro: stavolta un terremoto, nel 1883, che uccise più di 1700 persone e rase al suolo Casamicciola, fiorente cittadella termale.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ora regna dell&#039;antica origine vulcanica rimangono oggi solo pacifiche tracce nelle numerose sorgenti termali e fumarole, presenti presso le coste e sul fondo marino. L’isola è dominata dal monte Epomeo, un vulcano spento, alto 788 m, e costellata da numerosi crateri minori.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ischia Ponte:&lt;/strong&gt; è questo un piccolo borgo di pescatori, caratterizzato dall&#039;isolotto del Castello Aragonese, raggiungibile appunto attraverso un ponte ad Ischia Porto. Il castello, di epoca medievale, ci ricorda le lotte condotte dagli abitanti dell&#039;isola per fronteggiare i furiosi attacchi saraceni.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La baia di Ischia Porto era in origine un lago vulcanico, che il re spagnolo Ferdinando II fece aprire al mare nel 1854. Vederci entrare i traghetti fa un certo effetto…&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;E poi… poi &lt;strong&gt;Sant’Angelo&lt;/strong&gt;, piccolo borgo a Sud dell’isola, pezzo rubato a Capri, con negozi, localini, e concerti estivi in abbondanza; nelle sue vicinanze sorgenti termali allo stato naturale, con tanto di grotte e cascatelle vi aiuteranno e ritemprarvi  delle fatiche della navigazione!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;E piccola perla per i sub... qui a Punta S. Angelo c’è un’immersione spettacolare... una caduta su una parete ricoperta di corallo rosso, colonie di gorgonie gialle e bianche, spugne gialle e arancioni e, dulcis in fundo... piu&#039; di dieci rami di corallo nero che ricoprono completamente una sezione di parete dai 35 ai 40m! andiamo a vederlo?&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h2 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Procida&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;PROCIDA&lt;/strong&gt; la più piccola del Golfo, la meno turistica, perfetta per chi non ama i bagni di folla! A noi ha incantato per i suoi vicoli a misura di “Ape”, le sue cassate e le sue provole affumicate... a Napoli sono più buone dite? Mmhhh... provare per credere!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Come gli stessi abitanti della Corricella, gomitolo di barchette e casupole pastello, vi diranno orgogliosi mentre riparano le reti, qui sono state girate alcune scene de Il Postino.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Sopra questo borghetto incantato c’è il Castello d’Avalos, usato come prigione fino a venti anni fa, ora purtroppo in totale abbandono; dalle sue mura si gode però una vista spettacolare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Poco distante dal porticciolo di &lt;strong&gt;Chiaiolella&lt;/strong&gt; c’è ciò che rimane di un antico cratere: è l&#039;isolotto di &lt;strong&gt;Vivara&lt;/strong&gt;, una riserva naturale, ora collegata all’isola con un ponte pedonale.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 16 Nov 2011 17:04:56 +0100</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/italia-isole-campane</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/italia-isole-campane</guid></item><item><title>Italia: L&#039;Isola d&#039;Elba</title><description>Syusy racconta la terra dei fuochi&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;di Syusy Blady.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;Elba è un posto meraviglioso innanzitutto per la sua diversità: non ha le dimensioni di una Regione, in fondo è semplicemente un&#039;isola, ma in realtà è una... Nazione. Innanzitutto da un punto di vista politico, coi vari Comuni che si sentono diversissimi tra loro (vuoi per le tradizioni vuoi per la diversa collocazione geografica) pur sentendosi un unicum.  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Capoliveri, terra di uomini liberi...&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Questo vale a maggior ragione per il luogo in cui sono stata ultimamente: Capoliveri. Sta al centro dell&#039;Isola, a circa 700 m d&#039;altezza. Il nome deriva da &lt;em&gt;Castrum Liberi&lt;/em&gt;: i Romani lo chiamarono così per definire un luogo abitato da gente mai resa schiava o assoggettata ad alcuno. E&#039; il Comune che si trova nel luogo delle Miniere Elbane. Miniere che sono state chiuse solo recentemente, negli anni &#039;80, e dalle quali ancora si potrebbe estrarre rame e ferro in quantità, se non fosse ormai più economico farlo arrivare dal Sudamerica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;...ma soprattutto di turisti&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Fino a poco più di 20 anni fa quindi a Capoliveri c&#039;erano i minatori, e ancora desso i figli o i nipoti di questi minatori celebrano con feste e riti strani il passato dei loro nonni. Adesso però a Capoliveri ci sono soprattutto... I turisti, anche se l&#039;orgoglio paesano resta del tutto integro, e non è minimamente contaminato. A Capoliveri resta il Museo mineralogico, ed effettivamente le miniere, ora chiuse, sono diventate un vero e proprio Parco tematico Minerario, che si può visitare percorrendo una strada bellissima che costeggia tutta la montagna e offre una visone panoramica dell&#039;Elba. In questa occasione ho conosciuto&lt;strong&gt; Gino Brambilla&lt;/strong&gt;, autodidatta ottantaquattrenne originario di Varese, appassionato di Etruschi e della loro abilità nella lavorazione del ferro.  &lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;..e di artigiani sapienti&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Facendo una sorta di archeologia sperimentale, Gino è riuscito a trovare la tecnica con la quale gli Etruschi fondevano il ferro, a verificare la quantità di minerale nobile che riuscivano ad estrarre dalle miniere, e ad individuare due barche affondate nel luogo in cui il ferro veniva portato per essere selezionato e poi trasferito sulla terraferma. Il suo entusiasmo è contagioso: ci ha portato a Poggio Alto, dove ha organizzato un suo piccolo Museo con dimostrazione del forno di fusione. E poi, a Secca Bianca, si è vestito per noi da Fonditore Etrusco, ed era un meraviglioso misto fra uno Gnomo dei Fratelli Grimm e una figura tipica dell&#039;iconografia dei vasi etruschi. Con lui mi si è materializzata davanti la figura dell&#039;Artigiano Sapiente, vestito di cuoio, con gli zoccoli e il tipico cappello a cono in testa. E a quel punto mi ha spiegato che quella dove mi trovavo, e la ghiaia bianca screziata di nero che calpestavo, era la spiaggia degli &lt;strong&gt;Argonauti&lt;/strong&gt;, dove Giasone e i suoi avevano appunto sporcato del loro sudore i ciotoli bianchi.  Questa è una leggenda, ma corrisponde ad una mezza verità: i cercatori di metalli (come tutti i Popoli Navigatori), arrivando sull&#039;Isola che i Greci chiamavano “il posto dei Fuochi”, avevano trovato una riserva di metalli unica nel Mediterraneo, se non in Europa: un vero Vello d&#039;Oro!&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 10 Sep 2011 14:41:31 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/l-isola-d-elba</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/l-isola-d-elba</guid></item><item><title>Italia: Montecristo, Giglio e Giannutri</title><description>Navigare nell&#039;Arcipelago Toscano&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Durante il loro  viaggio alla ricerca dei Popoli del mare, Syusy e Patrizio non si sono dimenticati di passare da &lt;strong&gt;Montecristo&lt;/strong&gt;! Isola avvolta dal mistero, oggi protetta e sotto il controllo dell&#039;&lt;em&gt;Ente Parco Arcipelago Toscano&lt;/em&gt; e del &lt;em&gt;Corpo Forestale di Follonica&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sua storia si perde nella leggenda che ci racconta di come San Mamiliano, arcivescovo di Palermo giunto sull&#039;isola per fuggire dal re dei vandali Genserico, avrebbe ucciso il drago che abitava sulla cima più alta dell&#039;isola. E sulle orme di &lt;strong&gt;San Mamiliano&lt;/strong&gt;, nel corso degli anni numerosi monaci scelsero Montecristo come luogo di eremitaggio. Si racconta che nel loro monastero avessero accumulato un tesoro che avrebbero fatto gola a uno dei pirati più sanguinari del &#039;500, il turco &lt;strong&gt;Dragut&lt;/strong&gt;. C&#039;è chi narra che il corsaro mise a ferro e fuoco l&#039;isola mettendo in schiavitù gli abitanti, ma ci sono alcune voci che parlano della sagacia di alcuni monaci che riuscirono a mettere in salvo il tesoro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comunque siano andate realmente le cose, è certo che l&#039;identità di Montecristo si è legata nel corso dei secoli con la leggenda di un immenso tesoro nascosto chissà dove nei suoi meandri. Addirittura &lt;strong&gt;Alexandre Dumas&lt;/strong&gt; si è lasciato suggestionare, trovando lo spunto per il suo romanzo “Il Conte di Montecristo”. Secondo alcuni studiosi, anche &lt;strong&gt;Agata Christie&lt;/strong&gt; stava per ambientare qui il suo giallo “Dieci piccoli indiani”!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche oggi quest&#039;isola rimane avvolta da un&#039;aura di irraggiungibilità e mistero, dovuta soprattutto alla sua particolare conformazione, alla posizione geografica – è la più distante dalla costa fra le isole dell&#039;Arcipelago Toscano – e dalle severe norme che ne regolano l&#039;accesso. Solo un numero ristretto di visitatori può ottenere il permesso per raggiungere e visitare Montecristo, presentando domanda al Corpo Forestale di Follonica e all&#039;Ente Parco. Essendo zona a &lt;strong&gt;protezione integrale&lt;/strong&gt;, infatti, ogni passaggio dell&#039;uomo è ridotto ai minimi termini e costantemente controllato.  I due guardiani e gli agenti del corpo forestale sono le uniche persone che possono abitare sull&#039;isola, stando sempre attenti a non interferire con il corso della natura e non spostando, quindi, neanche gli alberi caduti a causa del maltempo. Fra i pochissimi abitanti che hanno vi hanno soggiornato in passato ricordiamo &lt;strong&gt;Vittorio Emanuele III&lt;/strong&gt;, che avrebbe usato l&#039;isola come sua riserva di caccia esclusiva, ben più indietro nel tempo, addirittura gli &lt;strong&gt;Etruschi&lt;/strong&gt;, che tentarono un insediamento.  &lt;br /&gt;Per compensare la quasi totale assenza dell&#039;uomo, però, non sono mai mancate diverse specie di animali e, in particolare, un numeroso gregge di capre! Ecco come la descrive Carlotta dopo la sosta di Adriatica: “Montecristo era...speciale...irreale e fuori dal tempo, 4 persone, 250 capre selvatiche, molti conigli e un&#039;enorità di gabbiani”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pensiamo che fra le cose più affascinanti di quest&#039;isola ci siano i racconti delle poche persone che l&#039;hanno vissuta intensamente, ossia i guardiani. Dall&#039;esperienza di uno di loro è nato addirittura un libro, il “Ponte di Montecristo”, che ripercorre circa 10 anni di una vita a stretto contatto con la natura e il mare, un vero e proprio percorso di ricerca interiore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&#039; quindi con queste immagini e questi ricordi che Adriatica è ripartita, portando i nostri a visitare altre due isole dell&#039;Arcipelago Toscano: il Giglio e Giannutri. Radicalmente diversi da Montecristo, ma non per questo meno interessanti, questi due lembi di terra più vicini all&#039;Argentario sono più raggiungibili e facilmente visitabili. &lt;br /&gt; Il &lt;strong&gt;Giglio&lt;/strong&gt;, in particolare, è quella più collegata alla terraferma tramite un servizio di traghetti giornaliero. Fra le località più visitate ci sono &lt;em&gt;Giglio Porto&lt;/em&gt;, piccolo e pittoresco, e il &lt;em&gt;Castello&lt;/em&gt;, a 450 metri sul livello del mare e posizionato sulla sommità dell&#039;isola. Altra zona di interesse turistico è il &lt;em&gt;Campese&lt;/em&gt;, un insediamento nato di recente e posto a nord-ovest in prossimità della grande spiaggia di terra rossa, vicino alla torre medicea e ai faraglioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;altra isola, più piccola e più a sud, è &lt;strong&gt;Giannutri&lt;/strong&gt;. Meno abitata del Giglio, Giannutri ospita alcune case che vengono aperte solo per alcuni mesi all&#039;anno. Non ci sono, però, altre strutture e le forme di turismo che si possono trovare consistono principalmente nell&#039;immergersi nell&#039;atmosfera e nella natura del luogo, ascoltandone i silenzi e apprezzandone l&#039;isolamento dal resto dell&#039;Italia. I collegamenti di linea con quest&#039;isola sono quasi nulli, ma d&#039;estate i turisti che si avvicinano all&#039;isola possono raggiungere anche 3000. L&#039;isola di Giannutri, per la sua conformazione e le sue dimensioni, è un ambiente particolarmente sensibile e a rischio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se avete in programma una visita, pensiamo sia utile documentarvi con un po&#039; di anticipo sulle regole e sulle condizioni dell&#039;isola. In particolare, abbiamo trovato online un &lt;a href=&quot;http://www.legambientearcipelagotoscano.it/localmente/dossier/giannutri.htm&quot;&gt;resoconto&lt;/a&gt; delle condizioni dell&#039;isola a cura della sezione di Legambiente dell&#039;Arcipelago Toscano.  Oltre agli aspetti naturalistici, non dimentichiamo inoltre che sull&#039;isola ci sono stati, nel corso del tempo, numerosi tentativi di insediamento. Per primi i romani, di cui rimane la villa o il complesso di cisterne vicino alla Cala Maestra, ma anche i corsari e, nel 1800, due nobili della famiglia degli Adami. E proprio da uno di questi due fratello, Gualtiero Adami, prende vita la storia d&#039;amore con la nipote Marietta Moschini, molto più giovane di lui e rimasta sola sull&#039;isola alla sua morte, nel 1927. Si narra che la giovane sia stata vista da alcuni pescatori aggirarsi di notte fra le rovine di villa Agrippina, disperata per la morte di Gualtiero...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo la visita di Giannutri, Adriatica ha proseguito il suo viaggio verso sud. Non perdete gli approfondimenti delle prossime settimane!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Buon vento,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Serena Canu &lt;br /&gt;Redazione di Velistipercaso.it&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 08 Aug 2011 14:29:05 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/l-isola-di-montecristo</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/l-isola-di-montecristo</guid></item><item><title>Europa: La Grecia e i Popoli del Mare</title><description>Syusy ci porta in Grecia sulle rotte degli antichi navigatori&lt;br /&gt;&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Syusy racconta il suo primo viaggio in Grecia alla scoperta dei Pelasgi.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di Syusy Blady&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io sono stata in Grecia diverse volte, sempre a scopo “balneare”, cioè per vacanze, quindi mai per uno scopo preciso. Invece viaggiare con uno scopo aiuta ad appassionarsi di più. La scorsa estate per esempio abbiamo organizzato con Adriatica un percorso che da Otranto ci ha portato fino a Micene, nel Peloponneso. Lo scopo era quello di attraversare il mare, così come facevano gli antichi, e trovare lungo il percorso testimonianze del passaggio dei primi &lt;strong&gt;Popoli del Mare&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Navigando ci si accorge che il Mediterraneo, per tutta la sua estensione, è un&#039;unica “terra”, senza confini, con le stesse caratteristiche (gli ulivi, le coste rocciose, le spiagge bianche, i Golfi che riparano... Insomma un&#039;Arcadia diffusa). E quindi ci si accorge che fin dall&#039;antichità era molto più semplice viaggiare per mare più che per terra, spostarsi da un luogo all&#039;altro e fondare Colonie, Porti e Città fortificate. E a proposito di queste fortificazioni: lungo tutto questo percorso è sorprendente trovare, alla base di ogni ogni luogo strategico, resti di &lt;strong&gt;Mura Megalitiche&lt;/strong&gt; che vengono attribuite ai Pelasgi, un &lt;strong&gt;Popolo misterioso&lt;/strong&gt; che sta alla base di tutte le Civiltà che successivamente si sono avvicendate nel Mediterraneo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se mi seguirete in questo itinerario sarete sorpresi di trovare Mura megalitiche sotto i Templi di Delfi, sotto le mura dei Castelli di Lepanto, sotto la stessa Acropoli di Atene, un luogo che i Giapponesi vengono a studiare per le sue incredibili doti antisismiche. Perchè non crolla e non è mai crollata l&#039;Acropoli? Perchè la sua fondazione poggia su mura poligonali incastrate in un modo molto particolare, peraltro del tutto simile alle Mura Inca di Cuzco in Perù!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PAXOS E ANTIPAXOS &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nostra rotta è partita appunto da Otranto, per arrivare a Paxos, l&#039;Isola di Poseidone. Sembra che qui Poseidone abbia perso il proprio Tridente, che gli è stato restituito dagli abitanti. Sempre il Dio del mare aveva diviso l&#039;Isola in due parti: Paxos e Antipaxos. E Antipaxos gli serviva come pie-da-terre (cioè come trappolo) per consumarvi gli amori con la Ninfa del momento. L&#039;isola è davvero incantevole, il mare è meraviglioso. Ma storicamente è stata ferita da ogni tipo di scontro e di conflitto: dai Turchi di Barbarossa a Napoleone, fino agli Italiani di Mussolini. Questo oggi però non le impedisce di essere una delle mete più estetiche dello Jonio. Ulisse il vichingo  Proseguendo si arriva ad Itaca, la “petrosa” isola di Omero, che Atena mostra dietro ad una coltre di nebbia ad Ulisse quando sta per ritornare, quando gli ingrigisce i biondi capelli. Biondi capelli?! Ma perchè, possibile che Ulisse fosse biondo??? Secondo Felice Vinci, che ha scritto “Omero nel Baltico”, questa Itaca greca che andiamo a visitare non sarebbe la vera Itaca Omerica, che viceversa si troverebbe appunto nel Baltico. Se tutta la Storia dell&#039;Iliade e dell&#039;Odissea la si interpreta come un Mito orale, che successivamente è stato adattato ai luoghi dello Jonio e dell&#039;Egeo, ma che in realtà sarebbe nato fra la Finlandia e la Danimarca, tutto torna. E Ulisse potrebbe essere nordico, biondo, scaltro, quindi un perfetto Vichingo. Itaca resta comunque un&#039;isola bellissima, che è bello esplorare anche via terra, con i suoi paesi arrampicati sulle colline, i ristorantini in piazza. Informatevi sulla data precisa della Festa del Ritorno di coloro che, per varie ragioni, sono emigrati: è un gran bel momento in cui in un paesino magari di poche case, si possono ascoltare tutte le lingue.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;In porto a Lepanto &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proseguendo nel nostro viaggio, dopo esser passati sotto al Ponte che unisce le due sponde del Peloponneso e della Grecia vera e propria, siamo arrivati a Lepanto, dove si è svolta la famosa battaglia in cui le truppe del Papa e dei Veneziani di Andrea Doria vinsero il più grande scontro navale dell&#039;antichità, contro i Turchi del Barbarossa. Lepanto è un bellissimo Porto, riparato e fortificato. Un gioiello, piccolo, a strapiombo sul mare, con una serie di mura di epoche diverse. Ma se si sale fino in cima e si entra nella Porta del Castello più antico, alla vostra sinistra vedrete le famose Mura Megalitiche Poligonali Pelasgiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Più avanti, alle pendici del Monte Parnaso, non si può non andare a vedere l&#039;Oracolo più importante dell&#039;antichità: Delfi. Lo abbiamo studiato a scuola: qui venivano i Greci e i Romani a chieder responsi che spesso erano guidati. Come nel caso di Temistocle che, volendo una flotta di navi per combattere i Persiani, guarda caso ottenne dall&#039;oracolo la risposta “Difenditi con mura di legno”, che subito venne interpretata appunto come “difenditi con una flotta di navi”. Resta il fatto che vinse, quindi tanto di guadagnato per lui e per l&#039;Oracolo... Ma anche qui, a guardar bene, l&#039;immenso muro pieno di scritte di gratitudine verso l&#039;Oracolo, è un Muro Poligonale e Ciclopico! E guarda caso l&#039;Oracolo prima di essere di Apollo era di Poseidone e prima ancora era un Oracolo Femminile: sembra che la Pizia, che capiva tutte le lingue, da dietro ad una roccia, leggesse il futuro di chi passava di lì. Questo molto prima dell&#039;Era Greca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ad Atene come in un film &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Canale di Corinto, da fare in barca, è uno spettacolo di ingegneria del passato recente. Una volta, quando questo lembo di terra non era stato ancora tagliato, le barche venivano trasportate a mano (trainate su rulli) dallo Jonio all&#039;Egeo e viceversa, pur di non rischiare il giro del Peloponneso infestato, in tutte le epoche, dai Pirati. Corinto poi era famosa per essere una città libertina, tanto che San Paolo ha tempestato i Corinzi di lettere moralizzatrici... In realtà le Etere, che si accompagnavano ai personaggi importanti, erano donne di cultura e filosofe “libere”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uscendo dal canale di Corinto siamo entrati al Pireo, il grande Porto di Atene. Di questa grande Capitale pensiamo di sapere già tutto prima ancora di vederla, come del Colosseo o della moderna New York: in realtà è impressionante e spiazzante. La parte antica (in particolare l&#039;Acropoli) ha un&#039;atmosfera meravigliosa, che nemmeno le code infinite di turisti riescono a scalfire. Anzi: salire tutti assieme verso l&#039;Acropoli, immaginando che tutti (compresi i gruppi di Giapponesi) siano fedeli che si recano in pellegrinaggio al Tempio di Atena, ti fa sentire in un Colossal... Il Partenone, con le sue colonne dalla proporzione complessa e incredibile, è legato alla statua gigantesca, in avorio e oro, della Dea, che aveva vinto il primato sulla Città donando agli Ateniesi l&#039;ulivo e ottenendo così la preferenza delle donne. Ma anche la parte moderna di Atene è sorprendente, molto bella e straordinariamente viva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nei luoghi del mito &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le nostre ultime tappe in Grecia sono state Tirinto e Micene. Passare sotto alla Porta dei Leoni è come entrare dentro al sussidiario di Storia! Sotto questa Porta è passata Cassandra, portata prigioniera da Troia da Agamennone: penso alla Cassandra raccontata da Crista Wolf nel suo libro che si intitola appunto Cassandra, che racconta i pensieri e gli amori della Sacerdotessa che, per aver respinto Apollo, venne condannata a dire la verità e a non essere mai creduta. Qui davvero si tocca con mano l&#039;imponenza del Mondo Miceneo. Dopo la porta si trovano gli scavi fatti Schliemann, in cui ha trovato la maschera d&#039;oro erroneamente attribuita ad Agamennone (in realtà era addirittura più antica). E in cima a Micene ci sono i resti del Grande Megaron, cioè il Palazzo del re, che conservava al centro il Fuoco, tra le 4 grandi Colonne decorate a colori sgargianti. Qui tutte le Mura sono – indovinate un po&#039; – perfettamente poligonali, vere Mura Ciclopiche e Megalitiche! E da lì si vede bene come Micene fosse vicino al mare, ma invisibile dal mare: protetta da una montagna che la nasconde.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il continente perduto &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poco più in là l&#039;incredibile Tomba di Atreo, un enorme tumulo di terra, con la sua struttura a campana: un&#039;opera di ingegneria stratosferica, con mura enormi, dove sembra di essere arrivati davvero... Ad Atlantide! E forse è davvero così, visto che in questo giro per il Mediterraneo, che è diventato una trasmissione andata in onda su Yacht &amp;amp; Sail (Canale Sky), abbiamo scoperto che i Popoli del Mare e gli antichi Pelasgi, fondatori di ogni Porto antico del Mediterraneo, forse provenivano davvero da una terra al di là delle colonne d&#039;Ercole che gli Egizi chiamavano &lt;strong&gt;Haou Nebout&lt;/strong&gt;, e che potrebbe essere la mitica terra di cui parla Platone, che lui stesso chiama Atlantide. Volete saperne di più? Guardate anche voi su Google Earth quella strana concrezione di roccia che si vede in fondo all&#039;Atlantico, fra le Azzorre e le Canarie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Syusy&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 10 Sep 2011 16:30:08 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/la-grecia-e-i-popoli-del-mare</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/la-grecia-e-i-popoli-del-mare</guid></item><item><title>Europa: Gibilterra</title><description>Oltre alle Colonne d&#039;Ercole, c&#039;è di più!&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;em&gt;La classe 4A Liceo Scientifico Tecnologico - ISIS Mattei di Rosignano  Solvay seguirà Adriatica nel suo viaggio intorno al mondo per questo ed  il prossimo anno scolastico. I ragazzi assieme agli insegnanti Arrigoni  (Storia e Letteratura), Luppichini (Biologia e Scienze della Terra ) e  Vallini (Geografia) scriveranno una sorta di &#039;diario di terra&#039; delle  varie località toccate, mescolando attualità, storia e natura, dato che  il liceo mette insieme insegnamenti teorici e pratici (laboratori  scientifici). Hanno anche redatto una grande carta collocata nell&#039;atrio  della scuola in cui seguiranno visivamente i progressi della rotta. I  ragazzi costruiranno anche un loro sito Internet in cui inseriranno  osservazioni e idee. &quot;Buon vento - augurano - noi vi seguiremo con i  piedi ben saldi a terra.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;em&gt;La prima tappa: Gibilterra&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Quando si parla di Gibilterra si pensa subito, fin dalle scuole elementari,  alle &lt;strong&gt;Colonne d’Ercole&lt;/strong&gt;, limite dell’antico Mondo Conosciuto e del rassicurante Mediterraneo, tanto famose che anche nella vicina Siviglia mostrano al turista i resti di due imponenti colonne romane indicate come le “vere” colonne. Un dispetto degli spagnoli ai vicini &quot;inglesi&quot;? Può darsi, anche se recentemente uno studioso italiano Sergio Frau, indagando fra le rotte dell&#039;antico Mediterraneo, sembra aver dato un duro colpo al mito millenario, collocando le colonne nel Canale di Sicilia (&quot;Le Colonne d&#039;Ercole. Un&#039;inchiesta&quot;).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Comunque stiano le cose chi arriva oggi a Gibilterra da La Linea, dal confine spagnolo, rimane colpito più che dall&#039;aspetto marittimo della città, dalla sua  natura rocciosa compatta, un massiccio calcareo che si staglia sopra l’abitato per 426 metri di altezza. E&#039; proprio la sua natura rocciosa, oltre alla posizione all&#039;imbocco del Mediterraneo, che ha fatto la fortuna di Gibilterra come roccaforte militare, da quando nel 1704 i capitani di vascello inglesi Hicks e Jumper vi sbarcarono alla testa di sessanta Royal Marines di Sua Maestà Britannica ed iniziarono l’occupazione fino alla concessione di Gibilterra nel 1713 alla Corona Inglese.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Da allora su Gibilterra sventola l&#039;Union Jack, da allora gli inglesi hanno militarizzato il picco roccioso scavando chilometri di gallerie (si dice per una lunghezza di 70 km) nelle viscere della montagna, trasformando la Rocca in un enorme groviera di calcare (di cui è visitabile The Great Siege Tunnel che ebbe il suo primo sviluppo durante l’assedio del 1789 - 1793).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Ma il luogo più inglese di Gibilterra, oltre agli immancabili pubs dove accorrono numerosi gli spagnoli di oltreconfine, è il piccolo Military Trafalgar Cemetery che ricorda la celebre battaglia e celebra le glorie della vecchia marineria inglese con le sue lapide consunte dal tempo: da Gibilterra  era partito Nelson nell&#039;ottobre del 1805 per la sua ultima battaglia a Cabo Trafalgar  e qui era  ritornato da morto, chiuso in un barile di brandy per conservarne il cadavere. Una fine degna per un vecchio marinaio, un po&#039; meno per il barile di brandy.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Da queste memorie in buona parte militari si è  sviluppata nel tempo l&#039;identità anglosassone di Gibilterra, che ha resistito per decenni alle rivendicazioni spagnole che ne vogliono rientrare in possesso: non dimentichiamo che dal 1967 al 1985  il confine con la Spagna è rimasto chiuso dapprima per ordine del dittatore Francisco Franco, ma l&#039; &quot;assedio&quot; è continuato anche dopo la morte del dittatore nel 1975.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Certamente fino a quella data gli abitanti di Gibilterra avevano ragioni da vendere per non riunificarsi alla Spagna: da una parte la democrazia di Sua Maesta, dall’altra una dittatura stantìa, arretrata, con tanto di guardia civil con i baffoni. Oggi con una Spagna democratica e dinamica il discorso si fa più sfumato, ma nonostante tutto con un referendum che si è svolto nel 2002 il 98,9 % degli abitanti  si è dichiarato fedele all&#039;Union Jack.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Fedeltà  di una popolazione  rigidamente di origine britannica? Neanche per idea, la maggior parte della popolazione è di origine italiana o meglio genovese, discendenti di quelli immigrati che vi trovarono rifugio ad inizi Ottocento probabilmente per sfuggire alla leva obbligatoria dell’esercito napoleonico, ma forse anche perché, con il blocco continentale, Gibilterra era diventata una delle roccaforti del contrabbando nel Mediterraneo. Seguono poi gli spagnoli, gli inglesi e una minoranza marocchina.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Perché Gibilterra è anche un ponte verso il continente africano; per chi dice che il cosiddetto Terzo Mondo è lontano e vorrebbe erigere barriere, sarebbe istruttivo venire a Gibilterra, salire sull’Upper Rock e vedere come l’Africa si tocca quasi con una mano: sembra di vedere l’isola d’Elba da Piombino.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Magari potrebbe fare anche  una puntata ad &lt;strong&gt;Europa Point&lt;/strong&gt;, la parte più meridionale del promontorio, e vedere, accanto al vecchio faro, il santuario cristiano di Our Lady e la nuova moschea.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Un’identita complicata quella di questo piccolo promontorio, in cui anche la lingua è una mescolanza di inglese e spagnolo, una sorta di “anglospagnolo”, magari con l’intrusione di qualche termine italiano.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Per finire  non può mancare una visita all’&lt;strong&gt;Upper Rock Natural Reserve &lt;/strong&gt;ossia la Rocca: splendide vedute, un vento impetuoso (è un luogo ideale per l’osservazione delle migrazioni degli uccelli che in questo periodo si dirigono da sud a nord, soprattutto le grandi cicogne). Tuttavia la particolarità di questo luogo protetto ti viene incontro già alla stazione a monte della funivia: una colonia di scimmie in libertà, l’unico primate che viva in Europa allo stato brado (si tratta di macachi barbary).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Attenzione però, si tratta di scimmie ormai abituate alla presenza umana e quindi pronte a frugare nelle tasche e negli zaini dei turisti in cerca di qualche biscottino, fino a salirti sulle spalle in un atto di estrema e inquietante confidenza fra lontanissimi parenti. Non a caso gli abitanti di Gibilterra, soprattutto quelli che abitano più vicini alle pendici della Rocca, devono stare molto attenti a lasciare aperte le finestre di casa,  pena trovarsi una scimmia affamata in cucina in cerca di cibo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Ma non è questa l’unica particolarità naturalistica di Gibilterra: dal 1 gennaio 1996 le sue acque sono classificate come &lt;strong&gt;riserva marina &lt;/strong&gt;e dal mese di aprile inizia il periodo favorevole per andare a vedere i delfini nella vicina &lt;strong&gt;Baia di Algesiras&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Un’antica leggenda dice che finchè le scimmie rimarranno sull’Upper Rock Gibilterra resterà britannica: dall’appetito dei macachi dobbiamo dedurre che l’Union Jack continuerà a sventolare ancora a lungo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;4A, ISIS Mattei di Rosignano Solvay&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 09 Sep 2011 15:49:06 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/gibilterra</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/gibilterra</guid></item><item><title>Australia: il monte Uluru</title><description>Ovvero Ayers Rock, il monte sacro degli aborigeni&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Diamo i numeri: 348 metri d’altezza, 3 chilometri di lunghezza, 2,5 chilometri di larghezza con un perimetro di 9. Non dovete giocarli al lotto, ma potete provare ad immaginare le dimensioni imponenti di &lt;strong&gt;Ayers Rock&lt;/strong&gt;, il monolita più grande del mondo; il cuore rosso dell&#039;Australia dove Syusy ha incontrato Marco Banchelli. Geograficamente parlando è una bellezza geologica in pieno deserto, una preziosa trappola naturale per l&#039;acqua. Attorno alla sua base 11 sorgenti forniscono una riserva idrica fondamentale per la gente del luogo e per gli animali di passaggio. Più comunemente ciò che lo rende famoso è la sua tipica colorazione &lt;strong&gt;rossa accesa&lt;/strong&gt;, le cui gradazioni variano nell&#039;arco della giornata seguendo i raggi del sole e cambiandone completamente l&#039;aspetto; questo suggestivo fenomeno è dovuto alla presenza di minerali ferrosi nella sua struttura di arenaria sedimentaria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Arenaria che si sfalda come il serpente si spoglia della pelle morta; dalla superficie si staccano piccole scaglie di spessore sempre identico: così Ayers Rock rimpicciolisce pian piano senza mutare però la propria forma. Dettaglio significativo per gli aborigeni, che vedono in ogni piega, ogni buca, in ogni asperità di Uluru dei richiami al loro mondo mitologico. Per gli aborigeni questo è infatti &lt;strong&gt;&quot;Il Luogo Sacro dei Sogni&quot;&lt;/strong&gt;. Secondo il mito durante il Tempo del Sogno non era che una collina di sabbia popolata da mitici animali, poi al compimento della creazione assunse la forma attuale, ma la presenza dei suoi abitatori rimane testimoniata in segni naturali, così come le vicende degli antenati sono narrate nelle innumerevoli incisioni sulle pareti delle caverne. Le sue forme sono una specie di libro religioso in cui si trovano, per chi li sappia leggere, tutti i poemi, tutte le favole, tutti i miti degli antichi australiani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio per questa sua sacralità, il passaggio di proprietà di Uluru dal governo australiano ai legittimi proprietari è da considerarsi una tappa importante della dura lotta per il riconoscimento dei diritti degli aborigeni. Nel 1985, dopo 99 anni, &lt;strong&gt;Uluru-Kata Tjuta National Park&lt;/strong&gt; è stato restituito alla comunità locale degli &lt;strong&gt;Anangu&lt;/strong&gt; che ora possiedono l&#039;intera zona e la amministrano insieme all&#039;ente governativo federale per la gestione dei parchi nazionali che sovraintende alla manutenzione, preservando flora e fauna. Il parco ospita oltre 360 specie di piante e 20 specie di mammiferi locali che richiamano ogni anno 650.000 visitatori circa. Per vedere la montagna turisti sempre più numerosi sfidano il deserto e l&#039;ostilità dei nativi, che non permettono agli estranei di avvicinarsi ai luoghi tabù, come le grotte dell&#039;iniziazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Syusy e Orso hanno sorvolato la zona con la mongolfiera, gli aborigeni infatti  non gradiscono che i turisti scalino la Montagna Sacra, ancora oggi teatro di cerimonie segrete vietate all&#039;uomo bianco. La scalata non è vietata, ma la scelta è lasciata alla coscienza del singolo. Tra l&#039;altro raggiungere la cima è più faticoso di quanto possa sembrare, Uluru nasconde molte insidie per gli incauti che si avventurano oltre le linee segnate; ci vogliono discreto impegno, un fisico in buona forma, scarpe adatte e scorte d&#039;acqua per fronteggiare il calore desertico, insopportabile soprattutto d&#039;estate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chissà che le insidie non siano in realtà trappole delle divinità nascoste tra le caverne, stizzite per il disturbo? Per questo noi concordiamo con Syusy e Orso, un po&#039; di rispetto per le tradizioni locali non guasta mai... è la prima cosa che un turista deve mettere in valigia!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Silvia Salomoni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:36:41 +0100</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/australia-monte-uluru</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/australia-monte-uluru</guid></item><item><title>Sud America: Buenos Aires</title><description>&quot;Tu che ne sai di Buenos Aires?&quot; risponde Pepe Carvalho: &quot;Tango, desaparecidos, Maradona&quot;&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;“Tu che ne sai di Buenos Aires?” domandano a Pepe Carvalho, il celebre investigatore di Montalban, e lui risponde imperturbabile &lt;em&gt;“Tango, desaparecidos, Maradona”. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Per quanto riguarda il primo, Borges racconta che nacque nei bordelli argentini fra il 1880 e il 1890 e che la buona società di Buenos Aires lo considerò un ballo osceno prima che si affermasse in tutto il mondo. Maradona lo consideriamo un po’ uno dei nostri, una sorta di “santino” napoletano ormai sovrappeso; a Buenos Aires è anche un cocktail: “bourbon, succo di pesca, di limone e di arancia, un rametto di menta fresca e fragole”. Quello dei desaparecidos è uno degli ultimi tragici capitoli della tormentata storia argentina e merita un discorso a parte.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Buenos Aires oggi è una metropoli ed è la città nel mondo con il più alto numero di cittadini di origine italiana (nel 1887 erano addirittura il 60%). Il fatto di essere una terra di immigrazione si può notare anche dalla lingua che vi si parla, il cosiddetto “lunfardo” che è un misto di spagnolo (prevalente), italiano, napoletano, ma anche francese, inglese, portoghese e idiomi amerindi come il quechua e il guarani.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Quando vi arrivò Darwin rimase affascinato dalla città, “ma che campagna! È tutta fango e non puoi andare in nessun luogo” e soprattutto così monotona da essere “stupida oltre ogni dire”. La città invece è bella, anche gli immediati dintorni “sono molto belli, con siepi d’agavi e boschetti di olivi, di peschi e di salici, che mettevano in mostra le loro verdi foglie nuove”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;L’impianto della città è regolare e armonioso: “ogni strada incrocia le altre ad angolo retto e le strade sono equidistanti”, al centro si trova una plaza con gli edifici pubblici e la cattedrale.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Un altro viaggiatore immaginario, Pepe Carvalho,  ci porta invece in Avenida 9 de Julio creata nel 1936 per il quarto centenario della nascita della città (fondata nel 1536 da Pedro de Mendoza con il nome di Ciudad del Espiritu Santo y Puerto Santa Maria del Buen Ayre). L’avenida è un’attrattiva della città: ha una larghezza di 140 metri e “nella 9 de Julio, nonostante il traffico, le jacarande a novembre prendono un color lilla, a settembre i la pachi fioriscono tinteggiandosi di rosa e a febbraio i palos borrachos diventano bianchi e rosa”. Vicina si trova la Calle Corrientes “una scenografia invecchiata e caotica”, ma che è la patria del tango (M. Vazquez Montalban, “Quintetto di Buenos Aires”, Feltrinelli). Oppure il quartiere La Recoleta  con “gli alberi della gomma […] con le stampelle di cemento che consentono ai vecchi rami di continuare ad essere tali” e il cimitero, dove si trova la tomba di Evita Duarte Peron.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Darwin è invece di gusti più forti e quello che lo colpisce maggiormente è il grande recinto del mattatoio che serve a soddisfare il grande consumo di carne, che definisce “uno degli spettacoli che più meritano di essere visti”. Difficilmente un viaggiatore di oggi, a meno che non sia di stomaco forte e non abbia alcun sentimento animalista potrebbe vedere uno “spettacolo” simile: “quando il torello – scrive Darwin – è stato trascinato nel posto dove deve essere accoppato, il matador gli si avvicina con cautela e gli taglia i tendini dei garretti: esso lancia allora un muggito di morte, il verso più espressivo che io conosca per esprimere la disperata agonia. Tutto questo spettacolo è orribile e rivoltante: il suolo è quasi interamente coperto di ossa, e cavalli e cavalieri sono insozzati di sangue rappreso”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Dopo un simile diversivo, è molto meglio per Darwin andare in giro a cavallo per vedere le belle signore spagnole, che, con l’esperto occhio del naturalista, giudica migliori di quelle inglesi.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Una cosa unisce Darwin a Pepe, l’ammirazione per le piante di Buenos Aires. I pittoreschi boschetti di Darwin possono stare insieme alla considerazione che “Buenos Aires è piena di alberi eccessivamente belli, eccessivi: ombù, alberi della gomma, araucarie, palos borrachos”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Classe 5^A Liceo Scientifico Tecnologico “E.Mattei” di Rosignano Solvay (Li)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 17:29:40 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/buenos-aires</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/buenos-aires</guid></item><item><title>Sud America: Punta del Este</title><description>La &quot;Miami del Sud&quot;, in Uruguay&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;La “Miami del Sud”.&lt;/strong&gt; Così chiamano Punta del Este in Uruguay. Infatti le somiglia molto, ma ha prezzi più contenuti per chi paga in dollari o in euro rispetto alla “sorella” del Nord. L’offerta turistica è ricchissima (decine e decine di hotel per tutti i gusti), così come sono splendide le sue spiagge poste fra il Mar del Plata e l’Oceano.  Spiagge che si dividono in Mansa (quella prospiciente il Rio) e Brava (sull’Oceano); chi ha letto Manzoni sa che “brava” non significa affatto buona ed infatti è quella più ventosa.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Oggi la città, che si sviluppa intorno all’Avenida Gorlero, è uno dei luoghi di incontro del “jet set” internazionale e di chi ama gli sport acquatici di tutti i tipi (vi si tiene anche un importante Festival del Cinema). Fondata nel 1829 da un armatore di navi, fu un centro di pesca, soprattutto di caccia alle balene, fino al 1907 quando iniziò ad essere frequentata come stazione balneare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Per chi vuole approfondire le sue conoscenze sulla vita del mare è consigliabile visitare il Museo del Mar che ospita oltre 10.000 esemplari di flora e fauna marina di tutto il mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Dal punto di vista naturalistico è molto interessante l’&lt;strong&gt;Isla de Lobos&lt;/strong&gt;, 41 ettari di roccia, abitata da una colonia di leoni marini (che già nel 1516 erano oggetto di caccia da parte degli spagnoli per le loro pelli da inviare sul mercato di Siviglia).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Classe 5^A Liceo Scientifico Tecnologico “E.Mattei” di Rosignano Solvay (Li)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 17:04:21 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/punta-del-este</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/punta-del-este</guid></item><item><title>Sud America: Isola di Dawson</title><description>Uno dei posti più inospitali che l’uomo abbia mai tentato di civilizzare, in piena Terra del Fuoco&lt;br /&gt;&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Situata a sud dello stretto di Magellano, l&lt;strong&gt;’isola di Dawson&lt;/strong&gt; rappresenta uno dei posti più inospitali che l’uomo abbia mai tentato di civilizzare. Qui, infatti, la vita è regolata da tre costanti: la pioggia, il vento e la temperatura rigida. Il 16 settembre del 1973, cinque giorni dopo il colpo di Stato in Cile, la Giunta Militare decise d’installare sull’isola due campi di concentramento, Rio Chico e Compingin, destinati alla detenzione degli oppositori politici (circa 400). La loro vita fu militarizzata, la loro forza lavoro sfruttata, le loro menti e i loro corpi torturati da restrizioni e dal lavoro forzato. All’inizio di giugno del 1974 gli esponenti più in vista del governo Allende furono nuovamente  trasferiti a Santiago. Gli altri prigionieri furono mandati nella prigione di Punta Arenas e qualcuno fu messo in libertà. Il Campo di Concentramento Isola di Dawson fu chiuso nell’ottobre del 1974.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Come ha  scritto &lt;strong&gt;Sergio Vuskovic Rojo&lt;/strong&gt;, che fu internato nell’isola, nel suo libro &quot;Dawson -  cileni in campo di concentramento nell’isola australe&quot;: &lt;em&gt;L’aria è appassita. Le foglie del canelo, albero sacro agli araucani, diventano pallide e timorose. Esse diffondono il fetore della paura, del timor panico davanti alla morte imminente. Il lavoro forzato unito alla denutrizione e alla mancanza di assistenza medica stanno trasformando il campo di concentramento in campo di sterminio. Piove, piove sempre. (...) Ore 6,45 squillo di tromba. I prigionieri venivano  sottoposti ad un processo di militarizzazione: “la famosa lezione di fanteria teorica che ci diede il tenente nazista I.M. Jaime Weidenlaufen:  &quot;La posizione di &#039;Attenti!&#039; è la posizione fondamentale, perfetta. Attenzione è l’avvertimento… &#039;Attenti!&#039; È il comando esecutivo. Dunque, la prima voce è preventiva e la seconda è…”&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;A questo punto fu interrotto dal Comandante del campo. Finì lì e non andammo mai oltre “la lezione di fanteria teorica del tenente Weidenlaufen.”&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Anche Luis Corvalas, segretario del Partito Comunista cileno fu imprigionato nell’isola. Era stato arrestato il 27 settembre 1973 e portato alla Scuola Militare. Qui il giornalista Franco Cantucci riuscì ad intervistarlo: &lt;em&gt;“Quali saranno le conseguenze del rovesciamento del governo di Unidad Popular di Allende  per i marxisti dell’America Latina?&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La risposta di Corvalan non dava motivo di dubbi:&lt;em&gt; “Il marxismo non potrà mai essere distrutto, così come non potrà essere distrutta nessuna ideologia che risponda alla propria epoca ed agli interessi fondamentali della maggioranza della società”&lt;/em&gt;.  Effettivamente negli stessi campi in cui fummo rinchiusi, funzionò, con diversi “professori” ed “alunni”, un seminario  clandestino di marxismo-leninismo che durò 18 mesi . Ciò che è certo è che da Dawson e da altri campi di concentramento uscirono più marxisti di quanti ne erano entrati...&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La vita nell’isola era dura: l’acqua che bevevano proveniva da un fiumiciattolo la cui parte anteriore serviva da latrina per i soldati. Spesso nel secchio si trovavano escrementi. Il lavoro forzato consisteva nel  tagliare i tronchi, liberarli dai rami e infine portarli in spalla al campo, dove venivano ridotti  in pezzi con la sega da boscaiolo. Altri vennero impiegati per impiantare pali telefonici a cavo: avrebbero posato 35 km di pali in 8 mesi. Ancora, dal libro di Rojo: &lt;em&gt;Una volta sono arrivati al campo i rappresentanti della Croce Rossa Internazionale che ottengono di poter parlare con noi senza la presenza di militari. Ci slacciamo la camicia ed i pantaloni così che il dottore possa constatare gli ematomi che ancora apparivano sulla pelle. Ci dice che l’unica cosa che può esser fatta è esigere la giusta applicazione degli accordi della convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra... protestiamo per le condizioni antigieniche in cui ci troviamo... Il 22 gennaio 1974 riceviamo l’ultima visita della Croce Rossa Internazionale. Dopo tale data Pinochet proibì le visite di questo genere.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Nel libro c’è una descrizione del campo, Rojo parla di un monastero buddista di cui aveva letto e di cui  ricordava le forme geometriche regolari: In questo mondo di rettilinea geometria, tutto è armonicamente disciplinato in vista dell’ordine, del rispetto e dell’obbedienza, per il fatto che deve essere così: come fare perché le porte rimangano chiuse diecimila anni e l’ordine sia eternamente immutabile?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Andrea Zilli&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;5^A Liceo Scientifico Tecnologico “E.Mattei” di Rosignano Solvay (LI)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 16:57:55 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/isola-di-dawson</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/isola-di-dawson</guid></item><item><title>Sud America: Ushuaia</title><description>Ovvero &quot;la fin du mundo&quot;!&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Se tutto fosse andato per il verso giusto &quot;Adriatica&quot; questa volta avrebbe rischiato di tornare al punto di partenza  perché &lt;strong&gt;Ushuaia &lt;/strong&gt;doveva, a un certo punto della sua storia, chiamarsi &lt;strong&gt;“Nuova Bologna”&lt;/strong&gt; come annunciava , con toni entusiastici, “Il Giornale dell’Emilia”.  Perché questa città sperduta era poca cosa finché non arrivò un  bastimento carico, carico... di bolognesi (ma anche di friulani). La storia è contrastata ed ancora oggi è motivo di polemiche. Un imprenditore emiliano Carlo Borsari, grazie all’appoggio del governo di Peron, portò in Terra del Fuoco centinaia di emiliani fra il 1948 ed il ’49 con lo scopo di edificare una nuova città. Agli emigranti, spinti dalle difficili condizioni del dopoguerra italiano, si diceva che sarebbero arrivata in “una bella città adagiata in una conca circondata da una chiostra di monti che ricordano le nostre Dolomiti” . Trovarono invece un clima proibitivo, infrastrutture inesistenti, paghe a singhiozzo ed alloggi in villaggi prefabbricati. Tuttavia la città venne costruita  dai bolognesi ed oggi è una città di circa 50.000 abitanti, con una planimetria a scacchiera: non ha una piazza centrale, ma una strada principale, secondo il modello americano, l’Avenida St.Martin.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Prima Ushuaia era soltanto un misero villaggio attorno al carcere. Terra degli indigeni &lt;strong&gt;Yamana&lt;/strong&gt;, nel 1869 (o nel 1871) vi venne fondata una missione anglicana. “&lt;em&gt;Per sedici anni –&lt;/em&gt; scrive B.Chatwin&lt;em&gt; – anglicanesimo, orti e indios avevano prosperato. Poi arrivò la Marina militare argentina e gli indios morirono di morbillo e di polmonite”&lt;/em&gt;. Il governo cileno infatti voleva che nella Terra del Fuoco vi fossero presidi militari e insediamenti stanziali, anche per respingere le rivendicazioni cilene su questo territorio sperduto. Dal 1902 venne installato un carcere che divenne l’edificio più importante della zona, una prigione per sovversivi e criminali, un luogo di detenzione orribile, di distruzione degli individui, che verrà chiuso solo nel 1947. Poi venne creata una fabbrica di sardine ed iniziarono ad arrivare i primi immigrati  dalla Croazia, ma si trattò di poca cosa. C’era anche un immigrato italiano fra questi primi coloni, certo Pasqualino Rispoli, napoletano, che si “arrangiava”  facendo il cacciatore di foche, il contrabbandiere e il predone di navi naufragate nello stretto di Magellano.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Oggi Ushuaia è una città con case dai colori vivaci, ma non dovette colpire in modo particolare Chatwin, che parla positivimante solo della tenutaria di un bordello, “&lt;em&gt;una donna con la faccia imbellettata stava vuotando la spazzatura. Portava uno scialle cinese  nero, ricamato con peonie rosa – anilina. Disse Qué tal? e sorrise: fu l’unico sincero e allegro sorriso che vidi a Ushuaia”&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Oggi la città si definisce &lt;strong&gt;“la fin du mundo”&lt;/strong&gt;, record conteso con Puerto Williams, la città cilena dirimpettaia, con la quale è in corso da decenni una “guerra fredda”. In realtà Puerto Williams sarebbe più a sud, ma guai a dirlo agli abitanti di Ushuaia che risponderebbero che Puerto Williams non può definirsi una vera città. L’abitato stanziale più a sud sarebbe Puerto Toro (isola de Navarino), ma è un villaggio con meno di cento abitanti e quindi non ha nessuna chance. Da Ushuaia partono in ogni caso le navi per l’Antartide.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;In città è da vedere il Museo Fin del Mundo che mette insieme la storia naturale e la storia umana di questo territorio. Ma è il territorio intorno ad Ushuaia a mostrare gli aspetti più belli di questa terra, a partire dalla baia, tanto che gli abitanti del posto dicono che “quando Dio creò la baia di Ushuaia fece uno dei suoi capolavori”. Interessantissimi sono &lt;strong&gt;i grandi ghiacciai&lt;/strong&gt;: in un’epoca in cui si parla della scomparsa dei ghiacciai nel mondo, qui ve ne sono ancora di stupendi (anche se sono retrocessi di chilometri negli ultimi trenta/quaranta anni): i più importanti sono il &lt;strong&gt;Serrano&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;Marinelli &lt;/strong&gt;e il&lt;strong&gt; De Agostini&lt;/strong&gt;. Quest’ultimo prende il nome da Alberto De  Agostini, un sacerdote di Biella, inviato in Patagonia come terra di missione nel 1910 e che esplorerà con attenzione le Ande fino alla Terra del Fuoco: fu il fratello, il celebre editore De Agostini, a pubblicare nel 1949 il libro di padre Alfredo intitolato, appunto, “Alpi Patagoniche”. Darwin rimase estasiato dallo spettacolo della&lt;strong&gt; Terra del Fuoco&lt;/strong&gt; a cui guardava “con sentimenti di gratitudine  e quasi affettuosi”. Come scrisse alla sorella Caterina il 20 luglio 1834 , &lt;em&gt;“bordeggiammo attraverso lo stretto di Magellano: la grande catena di montagne tra le quali si erge il Sarmento presentava uno spettacolo sublime di immensi cumuli di neve&lt;/em&gt;”, con lo stesso stupore che assale i visitatori del nostro tempo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La classe 5^A Liceo Scientifico Tecnologico “E.Mattei” di Rosignano Solvay&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 16:49:04 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/ushuaia</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/ushuaia</guid></item><item><title>Sud America: Isole Chonos e Puerto Natales</title><description>Attraverso il Parco di Torres del Paine fino alla Cueva del Milodonte&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Seguiamo Darwin, al contrario, verso il Sud del Mondo: dopo (o prima  secondo il punto di vista) naviga fra i canali dell’&lt;strong&gt;arcipelago delle isole Chonos&lt;/strong&gt;, ancora oggi un ambiente selvaggio e solitario, poco frequentato dall’uomo. Erano isole scoscese, divise da canali profondi, con molte baie tranquille dove ancorare, abitate allora solo da indigeni provenienti dal continente. Tuttavia erano isole verdissime: come scrisse un viaggiatore americano che anticipò Darwin, Benjamin Morrell (nel 1832), “the surrounding land is much elevated and the woods near the water – side are of an immense growth and almost impenetrabile” e ricordava le querce, le betulle, i faggi, le sequoie e i cedri. Darwin rimase estasiato dal paesaggio, gli parve di essere entrato in un mondo primordiale: &lt;em&gt;“l’arcipelago delle Chonos è incantevolmente sconosciuto – &lt;/em&gt;scrive all’amico J. S. Henslow&lt;em&gt; – bei canali profondi che si addentrano nelle Cordigliere, e si può dirigere la corsa della nave servendosi della luce d’un vulcano. Non so quale parte del viaggio offra adesso maggiori attrattive”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Tuttavia nel “Viaggio” non riuscì a non fare un paragone  molto “british”: quando vide i boschi delle Chonos che “coronavano la spiaggia marina, proprio come siepi sempreverdi lungo un viale ghiaioso”. Le isole e i loro dintorni furono un paradiso in terra  per Darwin. “Per me è una vera festa - scrive alla sorella Caterina - Capo Tres  Montes è il punto più meridionale che presenti ancora molto interesse geologico” e infatti vi studiò le formazioni di granito e micascisto. Alle Chonos studiò soprattutto una patata selvatica:&lt;em&gt; “Tra le piante essiccate raccolte nelle isole Chonos – scriveva a Henslow – vedrai un bell’esemplare di patata selvatica che cresce in un clima del tutto ostile, e che è indiscutibilmente una vera patata selvatica. Deve essere una specie diversa da quella della parte bassa della Cordigliera” &lt;/em&gt;e la pianta lo interessò talmente che ne parlò anche nel “Viaggio” e provò anche a mangiarsela. Ma non aveva niente a che fare con le mitiche patate inglesi:&lt;em&gt; “somigliavano in tutto, anche per l’odore, alle patate inglesi, ma una volta bolliti si raggrinzivano tutti ed erano acquosi, insipidi e privi del sapore amarognolo”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Se Darwin aveva navigato lungo le isole Chonos, sicuramente non aveva potuto vedere, molto più a sud, la città di &lt;strong&gt;Puerto Natales&lt;/strong&gt;, per il semplice motivo che &lt;strong&gt;ai suoi tempi non c’era&lt;/strong&gt;. È stata, infatti, fondata nel 1911 in fondo ad un fiordo che porta il nome allegro di Seno dell’Ultima Speranza. Ci dobbiamo quindi servire di un testimone più recente e, per parlare di Patagonia, dobbiamo necessariamente affidarci a &lt;strong&gt;Bruce Chatwin&lt;/strong&gt; (“In Patagonia”, Adelphi). Ci descrive questa cittadina di circa 20.000 abitanti attraverso i colori (“Sui tetti delle case, rosi dalla ruggine, fischiava il vento. Nei giardini crescevano sorbi selvatici e il fuoco rosso delle loro bacche faceva sembrare nere le foglie”) e  gli odori (“di gatti e di mare”). Ma Puerto Natales è soprattutto una città “rossa”, il colore del sangue: è nata infatti come centro industriale per la lavorazione della carne delle grandi greggi di pecore e di bovini (da vedere il Frigorifico Bories). Un inferno: “tanto sangue e il pavimento rosso e fumante; tanti animali scalcianti e poi rigidi; tanti bianchi corpi scuoiati e interiora tirate fuori: trippe , cuori, polmoni, fegati, lingue”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Il rosso predominava, ma forse era anche una connotazione politica poiché Chatwin ci ha raccontato anche una piccola ‘rivoluzione’ avvenuta nel 1919 fra gli operai del posto, quando alcuni comunisti “raccontarono come i loro fratelli russi avevano ammazzato i padroni e ora vivevano felicemente”.&lt;br /&gt;La regione di Puerto Natales era stata colonizzata a fine Ottocento da coloni inglesi e tedeschi come Hermann Eberhard, citato da Chatwin, a cui si deve l’introduzione del grande allevamento ovino, allevamento che distrusse gli ultimi indigeni fuegini , massacrati per far posto alle pecore. È la casa di Eberhardt quella che Chatwin va a visitare, “una spoglia e bianca casa tedesca degli Anni Venti” con i tavoli ricoperti di cristallo e le sedie di tubo d’acciaio e ci racconta la storia del suo fondatore (vera, falsa?) di militare dell’esercito tedesco, poi allevatore nel Nebraska, cacciatore di balene in Alaska e in Cina, pilota di navi alle Falkland ed infine allevatore di pecore.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Parlare dell’allevamento di pecore ci porta alle grandi tenute, le smisurate estancias che hanno talvolta la dimensione delle nostre regioni, chilometri di recinzioni e staccionate bianche a perdita d’occhio, il regno dei “baroni delle pecore” oggi aperte anche ai turisti. Da Puerto Natales si parte in battello per visitare il &lt;strong&gt;parco di Torres del Paine,&lt;/strong&gt; un mondo fatto di valli, laghi, cascate e soprattutto grandi ghiacciai: 181.000 ettari con quindici cime oltre i 200 metri con al centro il massiccio di Macizo Paine, da cui si eleva la montagna con le pareti di granito rosa di Torres del Paine. Nel parco, riserva della biosfera e paradiso degli ecoturisti, si possono osservare anche 105 specie diverse di volatili.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Puerto Natales è tuttavia legato al viaggio più “pazzo” e nello stesso tempo più avvincente , quello di &lt;strong&gt;Bruce Chatwin alla ricerca del mitico milodonte&lt;/strong&gt;. Solo un brandello di pelle fossile legava lo scrittore alla Patagonia, un reperto posseduto da sua nonna, dono di un parente marinaio e che era andato smarrito, ma anche l’idea, durante la guerra fredda, che queste terre lontane fossero l’unico rifugio possibile in caso di guerra atomica. “Poi Stalin morì – scrive Chatwin – e noi cantammo nela cappella inni alla gloria di Dio, ma io continuai a tenere in riserva la Patagonia”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La sua Patagonia termina a quella che oggi è chiamata la &lt;strong&gt;Cueva del Milodon&lt;/strong&gt;, il milodonte, una strana bestia preistorica, che poi abbiamo capito essere un bradipo grande e grosso. L’arrivo alla grotta è “grottesco”: Chatwin troverà il suo brandello di milodonte, ma anche qualcosa di meno poetico: “Il terreno era coperto di stronzi, stronzi di bradipo, stronzi enormi, neri, coriacei, pieni di erba mal digerita, che sembravano defecati una settimana prima”. Oggi è diventato un luogo turistico per eccellenza, un luogo dell’immaginario letterario: a fare la guardia alla caverna una gigantesca riproduzione del milodonte.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La classe 5^A Liceo Scientifico Tecnologico “E.Mattei” di Rosignano Solvay&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 16:42:28 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/isole-chonos-e-puerto-natales</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/isole-chonos-e-puerto-natales</guid></item><item><title>Sud America: Le foreste del Cile</title><description>Neruda sosteneva convinto che &quot;Chi non conosce il bosco cileno, non conosce questo pianeta&quot;&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;em&gt;&quot;Sotto i vulcani, accanto ai ghiacciai, fra i grandi laghi, il fragrante, il silenzioso, lo scarmigliato bosco cileno... Mi entra dalle narici all’anima il profumo selvaggio dell’alloro, il profumo oscuro del boldo... Il cipresso delle Guaitecas m’impedisce il passaggio (...)  Chi non conosce il bosco cileno, non conosce questo pianeta. Da quelle terre, da quel fango, da quel silenzio, io sono uscito ad andare a cantare per il mondo&quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; (Pablo Neruda)&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Per la sua caratteristica conformazione, il Cile presenta da nord a sud condizioni ambientali diversissime,l egate al mutare del clima. La notevole estensione del territorio, l’altitudine decrescente delle Ande e l’esposizione del loro versante all’oceano (ma in alcuni tratti importante è la funzione di schermo esercitata dalla cordigliera costiera) sono fattori che provocano una diversificazione delle temperature, delle stagioni e quindi del clima zonale, sia regionale: in quest’ultimo caso le variazioni sono fortissime, e da nord a sud si passa da eccessi tropicali a eccessi polari. Altro importante fattore del clima cileno è l’influsso determinante della fredda corrente marina di Humboldt, che lambisce le coste proveniente dai mari antartici; a cui si aggiungono a nord il flusso particolarissimo e sfavorevole agli effetti delle precipitazioni degli alisei, a sud l’azione violenta e continua dei venti di provenienza pacifica.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla varietà delle condizioni climatiche corrisponde una notevole &lt;strong&gt;differenziazione di paesaggi vegetali&lt;/strong&gt;: si passa dalle aridissime steppe settentrionali alle formazioni arbustive e xerofile del centro nord, all’ambiente via via temperato della sezione centro-meridionale (ad esempio lungo il litorale di Valdivia, foresta temperata pluviale), dove al paesaggio naturale si sono quasi ovunque sostituite le fiorenti colture, appena interrotte dalle formazioni riparie di pioppi. Più a sud si estende invece la fitta foresta di conifere e faggi che occupa la maggior parte del territorio del Cile meridionale, cedendo infine il passo alle tundre dell’estremo sud. Dunque in Cile esistono diversi biomi che variano a seconda della posizione geografica e del clima. Per bioma intendiamo l&#039;insieme di animali e vegetali che vivono in un determinato luogo o ambiente geografico che hanno raggiunto un elevato grado di adattamento all’ambiente naturale che li ospita, con particolare riferimento alla flora ed al clima. I due biomi prevalenti sono: la foresta temperata di latifoglie e conifere e la foresta temperata alluvionale (tipica del litorale di Valdivia e dell’isola di Chiloè).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La&lt;strong&gt; foresta temperata di conifere&lt;/strong&gt; che caratterizza la parte meridionale del Cile, ha un clima temperato, piogge abbondanti e avvicendarsi delle stagioni con inverni miti ed estati fresche. La vegetazione, ricca e varia, è costituita da caducifoglie disposte ad altezze diverse che ricevono, in modo vario, la luce del sole. Il suolo è ricoperto da abbondante humus, originato dalla perdita delle foglie in autunno che forniscono sostanza organica al terreno, rendendolo relativamente ricco. La foresta temperata di conifere ha una stratificazione verticale ben sviluppata. Gli strati verticali comprendono uno strato inferiore costituito da muschi, epatiche e una lettiera di foglie; uno strato di graminacee o piante erbacee (non legnose); uno strato di arbusti legnosi e giovani alberi ed infine alberi maturi che formano una volta. Questa stratificazione aumenta la produttività primaria complessiva, intercettando molta luce prima che questa raggiunga il terreno. I molti habitat distinti, forniti in parte dalla stratificazione, permettono un insieme diverso di animali nelle foreste temperate di conifere. Queste condizioni sono molto favorevoli alla vita animale, grazie anche al clima mite, all’ abbondanza di cibo e ai numerosi ripari che la vegetazione offre. &lt;br /&gt;In essa vivono molti mammiferi erbivori di grandi dimensioni come il cervo e il cinghiale ed altri di piccola taglia, come il ghiro e lo scoiattolo, che si nutrono di foglie, radici, semi di frutti. Essi, a loro volta sono il cibo dei mammiferi carnivori, come il lupo, la lince rossa, la volpe, il puma. Vi sono molti uccelli tra i quali molti si nutrono di insetti come il picchio e alcuni rapaci diurni, come la poiana, o notturni, come il gufo. Vi si trovano alcuni rettili, come la lucertola, o la vipera e anfibi, come il rospo, che si cibano di invertebrati. Questi animali della foresta temperata vivono in equilibrio fra loro e con il loro ambiente in particolari catene alimentari legate all&#039;abbondanza di cibo e alla ricchezza delle specie. Molti animali, per difendersi dal freddo invernale e dai predatori, hanno elaborato strategie di sopravvivenza e adattamenti specifici al proprio habitat. Molta dell’energia che fluisce attraverso questi ecosistemi deriva dal detrito sul pavimento della foresta, una quantità molto minore viene ricavata direttamente dalle parti vive delle piante degli erbivori.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;foresta temperata di Valdivia&lt;/strong&gt; (il litorale,vicino alla città omonima, è la parte più alta del sud del Cile, lungo la linea costiera del Pacifico) si trova nel cuore delle Ande cilene, è un’eco-regione importantissima a livello globale ed è considerata fra quelle con la più alta priorità di conservazione dalle più importanti organizzazioni di protezione del pianeta, vedi &quot;World Bank&quot;, WWF e &quot;The Nature Conservancy&quot;. Questa foresta temperata è caratterizzata da un’intensa piovosità durante l’intero anno. Questo avviene quando i venti umidi salendo dall’oceano incontrano la catena montuosa delle Ande, e sono costretti a risalire ancora e a incontrare correnti fredde. L’umidità diventa pioggia, che cade quasi tutto l’anno permettendo una vitalità incredibile. Fino a 5000 litri annui per metro quadrato, che rendono permanentemente umida questa foresta temperata. Essa è dominata da faggio, olmo e alloro. Durante l’ultima era glaciale, le foreste del litorale costiero sono servite da rifugio, essendo un posto esente da ghiacciai. Di conseguenza,la foresta temperata di Valdivia contiene ancora le più alte concentrazioni di specie trovate in nessun altro posto del pianeta. Rappresenta un habitat per numerosi animali e piante che vivono esclusivamente in questa regione, come il &lt;strong&gt;cervo pudù&lt;/strong&gt;, la&lt;strong&gt; rana di Darwin&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;volpe chilote&lt;/strong&gt; e il &lt;strong&gt;pino cileno&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;Di seguito alcune specie animali uniche che vivano in questa foresta:&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Huemul: è un cervo Andino. L’animale somiglia ad un cervo, ma si comporta come una capra di montagna. Si valutano che vivano 1.500 Huemul nelle alte Ande del Cile. Soltanto 60 vagano nel litorale di Nevados de Chillan.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Pudù: è un animale unico in Cile, questa zona è la sua casa, è alto 45 centimetri ed è il cervo più piccolo del mondo. Questo animale è una delle prede favorite dei più grandi carnivori. Ha un ruolo importante nell&#039;ecosistema perché disperde i semi che rimangono attaccati alla sua pelle ruvida e scava tunnel nel sottobosco, che poi verranno utilizzati dagli animali più piccoli per fuggire ai predatori.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Monito del Monte (scimmia o colo-colo delle montagne): è un marsupiale, a malapena più grande del mouse di un computer. Vive nelle foreste dense e umide del Cile. Gli scienziati hanno scoperto come il monito del monte sia strettamente collegato ai marsupiali dell’Australasia,non con l’America.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Le piccole rane di Darwin: vivono nelle correnti fredde della foresta temperata del Cile. Custodiscono la prole in modo alquanto insolito. Dopo che la femmina ha deposto circa 30 uova, il maschio le custodisce per due settimane facendole sopravvivere in gola. Nel sacchetto vocale del maschio, la prole si sviluppa fino a che non riesce a sopravvivere da sola e saltare fuori.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Il cormorant rosso con le gambe, il cormorant delle rocce, l’albatros con le ciglia nere, il rufous-collared, il passero, il rufous-tailed, il gufo rufous con le gambe ed il grenn-backed firecrown sono alcune delle 58 specie di uccelli che vivono qui. I cormorani e altre specie utilizzano gli affioramenti rocciosi del litorale costiero di Valdivia per annidare ed allevare i loro cuccioli.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Lumache nere: simili alle nostre lumache, ma com il guscio completamente nero. &lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Punta Curinanco&lt;/strong&gt; fa parte del litorale, è una delle poche zone costiere rimaste intatte nel Cile del sud. La regione ospita una rara popolazione di lontre marine in pericolo di estinzione ed i leoni di mare più comuni.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;em&gt;Alcune specie di vegetali uniche che vivono in questa foresta:&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Le foreste di olivillo sono i tesori della foresta temperata alluvionale, del litorale costiero di Valdivia, sviluppatesi anticamente, questi alberi hanno vissuto fino a quasi 400 anni e si sviluppano fino a 20 metri di altezza. Alberi Alerce, che possono vivere fino a 4.000 anni raggiungendo quote anche di 60 metri e sono simili alle sequoie giganti dell’America del Nord. I cespugli di Murta (Murta è un nome inca) producono bacche simili a mirtilli che vengono raccolte annualmente per fare marmellate e gelatine. Le alghe di mare,molto usate nella cucina locale, fioriscono nelle acque costiere di Punta Curinanco.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;L’araucaria sempreverde del sud del Cile,chiamata anche “the monkey puzzle tree”può vivere più di 1.000 anni.Gli alberi di Alerce,che si sviluppano per territori molto vasti,si pensa possano essere ancora più antichi,alcuni alberi sopravvivono da più di 4.000 anni. I fiori della pianta Latuè che è stata trovata solo nel litorale Costiero del Cile, è considerata sacra dagli indiani Huilliche. Ci sono credenze locali che il fiore sia un agente di fertilità e che sia afrodisiaco. Un singolo albero antico di Olivillo del litorale costiero può sostenere 10-15 kg di epiphtes, quali muschi, licheni e viti. Queste piante assorbono vita, sostegno e nutrimento dalle piante che le sostengono.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La foresta temperata di Valdivia come le altre foreste dell’ America meridionale, corre il rischio di essere distrutta o degradata dalle attività umane. Una parte rilevante della foresta temperata è stata distrutta e tutto quello che rimane è ora in pericolo. In Cile, che conserva la maggior parte della foresta temperata, è stato fatto ben poco per proteggere questo prezioso ecosistema. Anzi, la produzione di legno è cresciuta dell&#039;83%, tra il 1996 e il 1998, rispetto a dieci anni prima e anche le piantagioni per produrre cellulosa si sono espanse in modo impressionante, mentre le aree protette sono cresciute appena dello 0,4%. Molte foreste millenarie del Cile sono state abbattute per alimentare l’industria della carta. In questi anni si assiste ad alcune trasformazioni nell’industria e nel mercato del legno che stanno portando ad effetti fortemente negativi per le foreste temperate.Attraverso fusioni ed acquisizioni, il mercato mondiale del legno appare sempre più dominato da poche grandi multinazionali americane, giapponesi, sud-coreane, scandinave. Queste aziende sono impegnate nello sfruttamento diretto delle foreste,nella creazione di piantagioni, nella lavorazione del legno e nella distribuzione dei prodotti finiti. Il disboscamento di quest’area costituisce una seria minaccia per la sopravvivenza della foresta temperata poiché, oltre alla rimozione degli alberi per la produzione di carta, comporta anche la costruzione di strade e l’immigrazione  nelle aree disboscate.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Le cause principali della deforestazione della foresta temperata pluviale sono:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Sostituzione di aree forestali con coltivazioni e allevamenti: dopo aver prelevato gli alberi più pregiati destinati al commercio di legname, la foresta viene incendiata con la conseguente uccisione di animali e piante.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Estrazione di legname: alberi secolari sono abbattuti per farne legno o cellulosa, per l’industria del mobile o della carta. Qualsiasi sistema si utilizzi per taglio degli alberi, si provocano gravi danni all’ecosistema, amplificati dalla costruzione di strade per introdurre i mezzi e per trasportare a destinazione i tronchi tagliati. Questo fa sì che siano abbattuti anche molti alberi di scarso interesse economico, ma con un notevole valore biologico ed ecologico&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Raccolta di legna da ardere: quest’attività è svolta principalmente dalle popolazioni indigene, che con il recente aumento demografico devono provvedere a procurarsi fonti energetiche per la sussistenza. Il fenomeno va quindi ad aggiungersi a quello più massiccio su scala industriale&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Costruzione di strade (legate alle attività sopradescritte), di dighe e lo sfruttamento industriale di miniere contribuiscono al disboscamento massiccio&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Tutte queste attività portano a serio rischio l’esistenza delle specie animali e vegetali che si sviluppano su terra pubblica e privata non inclusa nei parchi.L’intenso sviluppo urbano,le piantagioni di specie esotiche,la raccolta di legno da ardere, da costruzione Si stanno  sostituendo le foreste originarie con piante non native a crescita rapida come il pino di Monterey e l’eucalyptus per rifornire l’industria di combustibile, modificando l’ambiente in questi territori.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La deforestazione in questa zona è iniziata quando gli spagnoli che colonizzarono queste aree bruciarono deliberatamente gli alberi nel sedicesimo secolo per eliminare i porti sicuri degli abitanti indigeni. Da allora, circa tre quarti delle foreste temperate del Cile  sono andate distrutte. La foresta temperata di Valdivia era lunga 402 km di litorale. Durante gli ultimi 100 anni è stata ridotta di circa la metà. Il governo Cileno inoltre sta costruendo un’autostrada sul litorale che si estenderà per 200 km da Valdivia  fino a Puerto Montt. La nuova autostrada provocherà altro inquinamento sulla superficie forestale superstite .Di recente l’organizzazione cilena di conservazione è riuscita a far deviare una parte di forte impatto ambientale  dell’autostrada nella parte interna in zone ecologicamente meno sensibili.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;h3 style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;em&gt;Cosa viene fatto per proteggere la foresta temperata pluviale sul litorale di Valdivia:&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Fino ad oggi sono stati protetti almeno 59.700 ettari lungo il litorale costiero di Valdliva e tra gli scopi c’è il raggiungimento di almeno 60.700 ettari da proteggere,cioè mancano ancora 1.000 ettari da acquistare per garantire la protezione della biodiversità e l’eventuale sfruttamento economico sostenibile.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Per rendere la vita meno pericolosa per gli organismi viventi in pericolo, alcune organizzazioni  no profit,  che cercano di salvare questa eco-regione,si stanno accordando con i latifondisti per cucire insieme un corridoio ecologico nel cuore di Nevados de Chillan. Come parte seguente al puzzle del corridoio,si stanno attivando, con un partner cileno, per proteggere i 3.200 ettari supplementari di habitat critico fra Los huemules del Nibliinto e due zone protette al sud,alla riserva nazionale di Nuble ed al parco nazionale del Laguna del Laja. Queste organizzazioni no profit si stanno accordando con le società e i latifondisti per coordinare gli acquisti di terreni in modo da creare delle vere e proprie riserve naturali per le specie rare a rischio di estinzione. Los Huemules del Niblinto è l’unico esempio di una zona pubblico-privata di conservazione nel Cile. E’ gestito dal governo e da un’organizzazione senza scopo di lucro di conservazione naturale. Ci sono altre zone del Cile che cercano di imitare questo esempio.Questa, è un’area di 9.713 ettari  estesa da poco grazie al CODEFF (comitato nazionale di tutela per la difesa  della flora e della fauna,che ha negoziato con i latifondisti delle riserve adiacenti),un santuario naturale che si trova all’interno dell’area protetta Nevados de chillan Conservation.E’ il centro degli sforzi di protezione e i progetti sono sviluppati in coordinamento tra il CODEFF e CONAF (National forestry Corporation).In Nevados de Chillan (che si trova nella regione di Bio Bio del Cile del sud-centrale) si trovano moltissime specie animali che sarebbero a forte rischio di estinzione se non vivessero in questa zona naturale come:l’ huemul, il pudù, il viscacha (un parente andino selvaggio del cincillà domestico), gatti selvatici come il colo-colo del puma,di guina e di gato,uccelli rari come il condor andino,il gufo rufous fornito di gambe,il picchio di Megallanic e il falco della foresta  denominato il pequito.Per quanto riguarda le specie vegetali,in questa area protetta prosperano circa 241 specie di piante. I vegetali  più frequenti in questa riserva sono il faggio Andino(Nothofagus) e  l ‘auracaria.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Un’  altra area protetta si trova a Nord di Valdivia  ed è un promontorio che segue il litorale per circa 5 km.La riserva di Punta Curinanco si offre come modello di conservazione perché protegge una parte di terra, una volta aperta allo sviluppo. Le organizzazioni no profit che proteggono la foresta temperata di Valdivia collaborano con altre associazioni come ad esempio il WWF e la fondazione Percorso di Darwin per aiutare circa 50 scienziati intenti a  pubblicare un libro sulle piante,sugli animali,sulla geologia e sulla geografia della regione.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Matteo Pannocchia&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;5^A Liceo Scientifico Tecnologico – ISIS Mattei Rosignano Solvay (LI)&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 16:29:44 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/foreste-del-cile</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/foreste-del-cile</guid></item><item><title>Sud America: Valparaiso</title><description>Darwin arrivò a Valparaiso venendo dalla Patagonia e gli sembrò... una metropoli!&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Valparaiso&lt;/strong&gt; è una specie di Londra o di Parigi, a confronto di tutto gli altri posti nei quali siamo stati. È antipaticissimo doversi radere e vestire decorosamente. Vi staremo due mesi, invece di andare a nord; e durante questo tempo la nave verrà rabberciata e gli uomini riposeranno. Non puoi immaginare quanto a noi tutti paia delizioso il clima, tanto è asciutto, caldo e piacevole, e non avviene come nella Terra del Fuoco, ove un giorno di bel tempo fa temere che il seguente sia due volte peggiore del solito&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Così scriveva Charles Darwin alla sorella il 29 luglio 1834. Era reduce dai deserti umani della Patagonia e Valparaiso doveva apparirgli come una metropoli, con tutti i doveri che un gentleman vittoriano doveva rispettare, in primis il decoro personale. Infatti Valparaiso era una città portuale vivace. Fu fondata nel 1536 da Juan de Saavedra, che era salpato da Callao in Perù. Valparaiso, la città delle quarantuno colline, con le sue case colorate arrampicate sulle pendici e le sue viuzze strette, è divenuta nei secoli una delle città più vivaci del Sudamerica. Quando il canale di Panama non era stato ancora aperto, la città era lo scalo più importante per le navi che avevano doppiato capo Horn e che si apprestavano al ‘grande balzo’ verso l’Oriente.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ma lasciamo la parola a Pablo Neruda, a cui dobbiamo le più belle immagini della città (da Confesso che ho vissuto, Einaudi): i “feroci e fantastici giorni” dell’avventura oceanica, quando “Valparaiso scintillò attraverso la notte universale”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;em&gt;“&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Su una nave arrivò un pianoforte a coda; su un altro passò Flora Tristàn, la nonna peruviana di Gauguin, su un’altra, il Wager, arrivò Robinson Crusoe, il primo, in carne e ossa, appena raccolto a Juan Fernandez… Altre imbarcazioni portarono ananas, caffè, pepe da Sumatra, banane da Guayaquil, tè al gelsomino dall’Assam, anice dalla Spagna”.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Valparaiso è stata anche la città dei grandi fermenti politici nel Novecento e degli opposti che si incontrano: qui nel 1908 è nato Salvador Allende, figlio di un avvocato radicale, che nella città venne eletto per la prima volta deputato nel 1938; qui è vissuto anche il giovane Pinochet, in una casa vicino alla cattedrale, quando era ancora “a mediocre student of the Old Sacred Hearts School” (da una guida in lingua inglese).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Caratteristica principale della città (che oggi conta circa 270.000 abitanti, ma la Grande Valparaiso, a cui si associa anche la città turistica di Vina del Mar, ne conta molti di più) sono proprio le sue colline  con le case colorate in stile coloniale. In città ci si muove con gli “ascensores”, le funicolari, principali mezzi di trasporto tutelati come veri e propri monumenti storici: chi va a Valparaiso non può mancare ad un giro in ascensore e magari godersi il panorama all’aria aperta, dato che il clima è mediterraneo, come aveva già notato Darwin reduce dal maltempo fuegino. Una meta fissa per i turisti in visita alla città è &lt;strong&gt;La Sebastiana&lt;/strong&gt; in Calle Ferrari: è &lt;strong&gt;la casa di Neruda&lt;/strong&gt;, meno frequentata dal poeta rispetto a quella di Isla Negra, ma forse più suggestiva per la visione della baia che il poeta poteva godere addirittura dal suo letto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Proprio Neruda ha creato un’immagine poetica e affascinante di Valparaiso: “Valparaiso me usurpò, me sometiò a su dominio” scrisse il poeta. La preferiva a Santiago, “u&lt;em&gt;na città prigioniera , assediata dalle sue mura di neve. Valparaiso invece apre le sue porte all’infinito mare, alle grida delle strade, agli occhi dei bambini […]. Il porto è una contesa fra il mare e la natura sfuggente delle cordilleras. Ma nella lotta fu l’uomo a uscire vincitore. I colli e la pienezza marina formarono la città, e la resero uniforme, non come una caserma, ma con la disparità della primavera, con la sua contraddizione di tinte, con la sua energia sonora”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;5^A Liceo Scientifico Tecnologico Mattei di Rosignano Solvay (Li)&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Alla scheda della classe aggiungo un ricordo personale: venticinque anni fa conobbi l’ex sindaco di Valparaiso ai tempi di Unidad Popular,&lt;strong&gt; Sergio Vuskovic Rojo,&lt;/strong&gt; amico di Allende e di Neruda. Aveva amministrato la città durante il governo Allende ed aveva istituito il Comitato di Difesa e Sviluppo di Valparaiso, di cui faceva parte anche Neruda, per riscattare e restaurare case e palazzi storici della città. Era reduce dalle torture e dal carcere di Pinochet (isola Dawson) ed era in esilio in Italia, a Bologna, dove insegnava filosofia. In un paese della costa toscana (Follonica) accettò l’invito di un giovane studente universitario per parlare di democrazia e dignità umana. La sera di fronte al Mar Tirreno si ricordò della baia di Valparaiso al tramonto, forse perché, come scrisse il suo amico Neruda, “il mio cuore ha in Valparaiso una finestra rotta”. Non ho mai visto Valparaiso, ma da quella sera è come se ci fossi stato.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Prof. Tiziano Arrigon&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 16:13:21 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/valparaiso</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/valparaiso</guid></item><item><title>Sud America: Atacama</title><description>Parafrasando Isabel Allende e Luis Sepùlveda...&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;In un vecchio manuale italiano di geografia generale, gli &quot;Elementi&quot; di Adriano Balbi del 1844 troviamo questa definizione: &lt;em&gt;Il deserto di Atacama stendesi da Tarapaca nella repubblica del Perù fino ai dintorni di Copiaco in quella del Chili; abbraccia perciò l’angusta striscia di paese che la repubblica di Bolivia possiede sul grande Oceano&lt;/em&gt;. Allora il deserto apparteneva ancora alla Bolivia prima che, dopo un conflitto che durò dal 1879 al 1883 , questo paese perdesse il suo unico sbocco al mare. Oltre a guardare l’Oceano, a che cosa poteva servire ai boliviani una terra che è considerata fra le più aride del pianeta: in realtà la sua ricchezza era costituita dai grandi giacimenti di nitro negli strati di “caliche”, conservati intatti dall’aridità del suolo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Infatti il Cile fece di tutto per impossessarsi di questo pezzo di terra, il Cile, il paese dalla geografia “loca”, pazza, come dicono i suoi stessi abitanti, dall’arsura di Atacama  al grande gelo dell’Antartide. Attratti dal miraggio del nitro migliaia di immigrati russi, polacchi, italiani, spagnoli, si riversarono nel deserto, fondando nuove città (in gran parte scomparse) e creando una comunità cosmopolita (e disperata) in un luogo ai limiti della vivibilità.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Il deserto è talmente arido che la NASA lo ha usato per testare la resistenza dei robot in condizioni estreme, compresi quelli che possono essere utilizzati per la ricerca di tracce di vita organica su Marte. Non ci ha stupito quindi leggere in una guida in lingua inglese che consiglia di vedere i paesi e le “ghosts town” intorno al capoluogo, Antofagasta &lt;em&gt;“from inside a speeding, air conditioned bus”&lt;/em&gt;, senza scendere a terra!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Percorriamo Atacama con due celebri scrittori cileni: &lt;strong&gt;Isabel Allende&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Luis Sepùlveda&lt;/strong&gt;. Isabel bambina percorre il deserto in treno per recarsi in Bolivia e ne rimane colpita, &lt;em&gt;&quot;faceva un caldo secco cui non sopravvivevano neanche le mosche. La sete era insopportabile; bevevamo acqua a litri, succhiavamo arance e ci difendevamo a fatica dalla polvere, che si insinuava in ogni fessura. Le labbra si tagliavano fino a sanguinare, le orecchie dolevano, eravamo disidratati. Di notte calava un freddo duro come cristallo, mentre la luna rischiarava il paesaggio con una luce azzurra&quot;&lt;/em&gt; (Il mio paese inventato, Feltrinelli).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Il capoluogo di questo regno lunare è &lt;strong&gt;Antofagasta&lt;/strong&gt;, che Allende descrive come &lt;em&gt;&quot;un porto vecchio e povero, che odora di iodio, con barche da pesca, gabbiani e pellicani. Antofagasta è sorta nel XIX secolo come un miraggio nel deserto, grazie all’industria del salnitro, che per vari decenni rappresentò uno dei principali prodotti d’esportazione del paese&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Oggi Antofagasta, che fu fondata nel 1868, è una città moderna di 298.000 abitanti; non è certamente un’ambita meta turistica, ma un importante porto per l’esportazione del rame. Il rame, la fortuna e la disgrazia di Atacama, insieme al salnitro. Ripercorriamo la stagione delle miniere con Sepùlveda e il piccolo sindacalista socialista Fredy Taberna, che a Santiago conta gli alberi del Parque Forestal perché ad Atacama non ce n&#039;è neanche uno. Taberna rappresenta uno dei tanti minatori, socialisti ed anarchici, che hanno costituito uno dei punti di forza del movimento operaio cileno e che furono fra i più accesi sostenitori del presidente Allende. Nel deserto arrivarono l’anarchico Buenaventura Durruti e nel 1952 Che Guevara  durante il suo mitico viaggio attraverso la miseria del Sudamerica. Ancora oggi ad Atacama si trova la più grande miniera di rame del mondo, La Escondida, scoperta nel 1981 è quasi “regalata” dal dittatore Pinochet a multinazionali straniere in cambio di royalties irrisorie.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;D’altra parte anche il golpe del 1973 si era giocato in parte sulla nazionalizzazione del rame cileno da parte del governo di Allende. Oggi vi sono circa 2.000 minatori che estraggono 3.600 tonnellate di minerale al giorno, in un periodo in cui il rame, grazie ai mercati asiatici, vola sul mercato di Londra a 3,5 dollari la libbra (ma sono dati che possono cambiare in ogni momento). Nessuno ha più trovato il posto dove i militari hanno seppellito il corpo del povero Freddy nel 1973, perché si era dichiarato colpevole di &lt;em&gt;&quot;essere un dirigente del comitato studentesco, di essere un militante socialista e di aver lottato in difesa del governo costituzionale&quot;&lt;/em&gt;, ma ogni anno, il 31 marzo, Sepùlveda ci narra che, dopo una modesta e misteriosa pioggia, &lt;em&gt;&quot;il deserto era rosso, intensamente rosso, coperto di minuscoli fiori color sangue&quot;&lt;/em&gt;. Sono le rose di Atacama, che sono sempre lì, &lt;em&gt;&quot;sotto la terra salata e fioriscono una volta all&#039;anno. A mezzogiorno il sole le avrà già calcinate&quot;&lt;/em&gt; (Le rose di Atacama, Tea).  Alla fine &lt;em&gt;&quot;finché ci sarà l’uomo, il deserto rifiorirà&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;5^A Liceo Scientifico Tecnologico Mattei di Rosignano Solvay (Li), in collaborazione con il Liceo Scientifico Eugenio Montale di San Paolo del Brasile&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 15:52:27 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/atacama</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/atacama</guid></item><item><title>Sud America: Il deserto di Atacama</title><description>Vecchio di 15 milioni di anni, è il &quot;deserto assoluto&quot;, il più asciutto e inospitale che esista&lt;br /&gt;&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Il &lt;strong&gt;Deserto di Atacama&lt;/strong&gt; è situato nell’America Latina, sul versante del Pacifico (Cile settentrionale) nelle regioni di Antofagasta ed Atacama, posto nel mezzo a due grandi catene montuose, quella Andina (Puna de Atacama) e la Cordigliera della Costa, presso l’oceano. Si estende su una lunghezza di 1500 chilometri e si stima che la sua età sia di circa 15 milioni di anni. Il clima che lo caratterizza è di tipo desertico-oceanico, freddo ed arido e presenta forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, con temperature che oscillano tra gli 0°C ed i 25°-30°C. Viene definito &quot;deserto assoluto&quot; in quanto  è il deserto più asciutto ed inospitale che esista: non ci sono oasi al suo interno e perfino i batteri riescono a sopravvivervi solo per brevi periodi. L’unico modesto ruscello presente, che raggiunge le coste del Pacifico, è il Rio Loa.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La totale assenza di piogge è dovuta alla presenza a ovest della corrente fredda di Humboldt, che raffreddando l’aria fa condensare le nuvole già sull’oceano, e alla presenza ad est della catena Andina, i cui picchi condensano l’umidità proveniente dal bacino amazzonico soltanto sul versante orientale delle montagne, creando così un perenne campo di alta pressione.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La parte più arida del Deserto di Atacama è una zona denominata &quot;la doppia ombra della pioggia&quot;: essa è così inospitale da essere paragonata al suolo di Marte e per questo motivo viene sfruttata per riprodurre gli esperimenti e le prove con i veicoli spaziali prima di mandarli in orbita. Le uniche popolazioni che abitano queste zone sono gli indigeni Chandos ed i bianchi, discendenti dei minatori che lavoravano nei giacimenti di nitrati e nei ricchi depositi di rame.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La regione di Atacama ha dato anche il nome al minerale tipico dei giacimenti di rame: l’atacamite. Il nitrato di sodio estratto dai giacimenti veniva utilizzato come fertilizzante, per azotare i terreni e per fabbricare gli esplosivi; inoltre, trattandolo con acido solforico si otteneva l’acido nitrico: tutti  acidi alla base dell’industria chimica. È proprio l’aridità assoluta del Deserto di Atacama che ha permesso di lasciare intatto il nitrato: in caso contrario la vegetazione lo avrebbe assorbito e le piogge lo avrebbero dilavato.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Le uniche due città presenti nel deserto sono Humberstone e Santa Laura, legate all’epopea dello sfruttamento del salnitro, un tempo considerate città modello, poi decadute durante la prima guerra mondiale che causò il crollo della produzione cilena. Da questo momento Humberstone e Santa Laura si sono trasformate  in due città fantasma, che sono arrivate a noi perfettamente conservate, come mummificate, grazie alla totale assenza di umidità.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Sara Sacchini&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;5^A Liceo Scientifico Tecnologico Mattei di Rosignano Solvay (Li), in collaborazione con il Liceo Scientifico &quot;Eugenio Montale&quot; di San Paolo del Brasile&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 15:48:11 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/il-deserto-di-atacama</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/il-deserto-di-atacama</guid></item><item><title>Sud America: Le Isole Galapagos</title><description>Un arcipelago &quot;one man islands&quot;... Galapagos vuol dire Charles Darwin!&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;﻿Questo arcipelago del Pacifico (appartenente all’&lt;strong&gt;Ecuador&lt;/strong&gt; dal 1832) si potrebbe definire “one man islands”. Così come un’altra isola sperduta nell’Atlantico, S. Elena, è ormai legata al nome di Napoleone, così dire Galapagos equivale a dire Charles Darwin. Che, infatti, vi sbarcò dal Beagle il 17 settembre 1835:&lt;em&gt; “La mattina del 17 sbarcammo sull’isola di Catham, che, come le altre, sorge con un profilo liscio e arrotondato, interrotto qua e là da ponticelli sparsi, residui di antichi crateri”&lt;/em&gt;, caratteristica che colpi molto Charles se in una lettera alla sorella Carolina del 27 dicembre definiva semplicemente le isole “terra di crateri”. Ogni isola non è, infatti, che la cima emersa di un gigantesco vulcano che si solleva per circa tremila metri dal fondo dell’Oceano. In questo arcipelago di 7.800 kmq, allora disabitato (oggi conta circa 10.000 abitanti), composto da dodici isole maggiori e 47 isolotti di origine vulcanica, Charles andò incontro a quello che lui stesso definì il “mistero dei misteri” ossia quello della vita e della sua evoluzione.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Le isole si erano, infatti, formate da 3 a 5 milioni di anni fa per eruzione di lava molto fluida e non sono mai state collegate alla terraferma (da cui distano oltre 600 miglia) e quindi prive di vita. Si ritiene che i semi della vegetazione endemica siano stati trasportati da uccelli migratori, che animali di diverso genere siano arrivati sulle isole per migrazione, che i famosi fringuelli di Darwin (di cui parleremo in una scheda a parte), dato che normalmente non percorrono lunghe distanze, vi siano arrivati trasportati da una violenta tempesta. Le ipotesi sono aperte…&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Fatto sta che questo arcipelago può essere ancora definito “l’ultimo santuario di vita naturale” come ha detto il comandante Jacques Cousteau, perché vi sono le famose tartarughe, iguane di terra e di mare, pinguini, i famosi fringuelli; per la flora diverse specie di cactus, ma anche mangrovie, il  manzanillo, ecc.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Le iguane, assieme alla tartarughe, rappresentano forse gli animali più affascinanti delle isole, nonostante la loro presunta “bruttezza” come le giudicò Darwin al primo impatto. Infatti, Francisco Coloane nel suo bellissimo libro sulle Galapagos (che consigliamo vivamente di leggere: &lt;em&gt;Galapagos&lt;/em&gt;, Editore Guanda 2005) scrive: “&lt;em&gt;Osservando a lungo quelle strane creature, non condivisi l’asserzione di Darwin che le definì l’animale più brutto che avesse mai visto, pur ammirandolo per la sobrietà delle magnifiche descrizioni e gli studi che restano validi ancor oggi&lt;/em&gt;”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Le isole sono oggi chiamate ufficialmente Isole di Colon, ma il nome di isole “de los Galopegos”, dalle tartarughe giganti, è quello che le rimasto  per secoli. Sono state chiamate anche Islas Encantadas probabilmente per le forti correnti marine (infatti, la corrente fredda di Humboldt che le lambisce fa scendere di 15-20 gradi la temperatura), quando vennero scoperte dal vescovo di Panama Tomas de Berlanga nel 1535 (forse prima erano state raggiunte dagli Indios, ma non ne siamo certi).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Furono tuttavia gli inglesi a cartografare per primi le isole nella seconda metà del Seicento (anche se già comparivano nelle carte di Ortelius del 1570) tanto che conservarono a lungo i loro nomi inglesi, che vengono usati dallo stesso Darwin che si serviva ovviamente delle carte della Marina di Sua Maestà Britannica. Disabitate per secoli, occupate saltuariamente da balenieri (le visitò anche Hermann Melville che ne ha lasciato una descrizione), pirati, qualche naturalista che iniziò a visitarle alla fine del Settecento (curiosità: fu il siciliano Antonio Malaspina a guidare la prima missione scientifica spagnola nel 1790). I pirati, soprattutto quelli inglesi, ne fecero una base sicura per attaccare i galeoni dell’odiata Spagna e non solo per il loro isolamento, ma anche per le tartarughe: infatti alcuni esemplari venivano issati a bordo delle navi e costituivano la riserva di carne per i pirati, dato che erano animali di poche esigenze sia per bere che per mangiare. Se i pirati andavano matti (in mancanza di meglio) per la bistecca di tartaruga, questi animali erano ricercati per il loro grasso anche dai balenieri che ne decimarono la popolazione, così come avvenne anche per le foche.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;I pirati e Darwin (non poteva essere altrimenti) sono stati alla base anche di un recente romanzo, che tuttavia abbiamo trovato piuttosto “delirante”, di Gideon Defoe (parente di Daniel?), che si intitola, appunto, &lt;em&gt;Pirati&lt;/em&gt; (Editore Newton Compton  2005) ambientato alle Galapagos dove “uno sgangherato gruppo di pirati vive nell’ozio” finché “il giovane Darwin li condurrà dalla natura lussureggiante e variopinta delle isole Galapagos alle strade grigie e desolate della Londra vittoriana”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Oggi in ogni modo le Galapagos devono difendersi da ben altra pirateria, quella dell’inquinamento delle petroliere, i nuovi pirati del nostro tempo, altro che i vecchi pirati con la benda sull’occhio!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Le isole sono considerate parco nazionale dal 1936 e sono patrimonio dell’Unesco, che dal 1960 ha installato sull’isola di Santa Cruz una stazione di ricerca, la Stazione Darwin.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ed ora pronti a sbarcare…&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La classe 5^A  del Liceo Scientifico Tecnologico Mattei di Rosignano Solvay&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 15:12:25 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/isole-galapagos</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/isole-galapagos</guid></item><item><title>Sud America: Crociera virtuale alle Galapagos</title><description>Una ad una ecco le isole che compongono l&#039;arcipelago&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Sbarchiamo a terra sulle isole di Darwin e ci rendiamo conto di quanto quello che viene definito un “paradiso” sia fragile. Che succederebbe se ogni turista volesse portare via un reperto anche banale, come una conchiglia, o molestasse gli animali? Le regole del &lt;strong&gt;Parco Nacional delle Galapagos&lt;/strong&gt; sono severe e dispongono non solo di &lt;strong&gt;non prelevare nulla&lt;/strong&gt; dalle isole, ma anche di &lt;strong&gt;non lasciarci nulla&lt;/strong&gt; &quot;a parte le impronte dei tuoi piedi&quot; (testuale!). Al turismo (che crea un reddito notevole per isole con poche risorse), si aggiungono però minacce molto più gravi: l’aumento della popolazione, la pesca di frodo, animali introdotti dall’uomo come i maiali che hanno avuto un effetto devastante sulle uova e sui nidi dei fenicotteri, disastri come quello della petroliera “Jessica” che nel 2001 perse 600.000 tonnellate di carburante a pochissima distanza dalle coste di San Cristobal.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ma procediamo con ordine. Abbiamo preso un bellissimo opuscolo di una nota compagnia di viaggi che organizza percorsi cosiddetti “d’autore” che cerca di organizzare un “turismo a basso impatto”. Si tratta del cosiddetto turismo sostenibile (in crescita anche da noi in Italia) che cerca di coniugare il divertimento intelligente con il rispetto del territorio. L’offerta è notevole, le fotografie allettanti e le Galapagos sono al centro di vari itinerari che comprendono l’Ecuador e crociere nelle isole (esiste anche un Finch Hotel, ossia l’Hotel del Fringuello, di Darwin ovviamente).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Cerchiamo di fare anche noi  una crociera purtroppo immaginaria fra le isole: iniziamo da &lt;strong&gt;San Cristobal &lt;/strong&gt;dove si trova il capoluogo dell’arcipelago &lt;strong&gt;Puerto Barquerizo&lt;/strong&gt; con il suo &lt;em&gt;Centro de Interpretacion,&lt;/em&gt; finanziato dal governo spagnolo, che illustra la storia naturale e umana delle isole; qui vedremo la laguna El Junco, una laguna di acqua dolce in un cratere vulcanico a 700 metri di altezza, unica nel suo genere, dove le fregate marine si posano per pulirsi le piume dal sale del mare; &lt;strong&gt;Punta Pitt&lt;/strong&gt; con i punti di annodamento di molti uccelli acquatici e il Leon Dormido, una gigantesca roccia lavica, al largo dell’isola, che ricorda vagamente un leone addormentato, con pareti a picco sul mare alte oltre 150 metri, abitazione di migliaia di volatili marini e lungo la riva di otarie.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Ad &lt;strong&gt;Espanola&lt;/strong&gt;, Punta Suarez: colonie di otarie, sule dalle zampe azzurre, che nidificano spesso anche sui sentieri percorsi dai turisti, migliaia di albatri che vengono fin qui per l’accoppiamento e poi le grandi iguane con le loro macchie rosse, che divengono più brillanti proprio nel periodo degli amori (novembre-dicembre). Si può assistere anche a un altro spettacolo naturale, un grande geyser con uno spruzzo di oltre 20 metri, provocato dall’acqua marina che penetra in un sifone scavato nella scogliera.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;A &lt;strong&gt;Fernandina&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Punta Espinosa&lt;/strong&gt;, le rocce vulcaniche pullulano di vita animale, soprattutto iguane marine (la colonia più grande) che regolano la loro temperatura corporea, posizionandosi al sole.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A &lt;strong&gt;Floreana &lt;/strong&gt;o&lt;strong&gt; Santa Maria&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Punta Cormoran&lt;/strong&gt; c&#039;è la laguna dei fenicotteri, il cui colore rossastro è dovuto ai gamberi che divorano. Ma anche una curiosità lasciata dall’uomo, il cosiddetto Post Office Bay, il vecchio barile che i marinai usavano per lasciarci le lettere, sicuri che qualcuno le avrebbe raccolte e, magari dopo un giro tortuoso, condotte a destinazione: un teschio di bovino indicava ai marinai di passaggio il luogo dove si trovava l’improvvisato officio postale. Forse venne usato anche da Darwin che in una lettera alla sorella Carolina dalla Nuova Zelanda, del 27 dicembre 1835, dice che la sua ultima lettera “fu scritta dalle Galapagos”. In questa zona agli inizi del Novecento si stabilirono anche alcuni pescatori norvegesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;A &lt;strong&gt;Isabella&lt;/strong&gt;, la più grande delle isole (4588 kmq) andiamo alla ricerca delle tartarughe giganti e di iguane di terra dai colori arancione e giallo. Vi si trovano sei vulcani, fra cui il Wolf, il più alto dell’arcipelago (1707 metri), e sono ancora attivi: il Cerro Azul eruttò nel 1959 in modo spettacolare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;A &lt;strong&gt;Santa Cruz&lt;/strong&gt; basilare è la visita alla Stazione Charles Darwin, centro di ricerca, ma anche di visita: qui si possono vedere tartarughe giganti, molti uccelli di terra e un interessante gruppo di cactus giganti, quasi un bosco.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;Vorremmo terminare il nostro tour con una citazione di Darwin che, commentando le stragi che marinai, pirati e balenieri hanno perpetrato ai danni di numerosi volatili (“crudele piacere” lo definisce), rileva come questi ultimi siano ancora fiduciosi perché non hanno compreso che “l’uomo è un animale più pericoloso delle tartarughe”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt;La 5 A Liceo Scientifico Tecnologico Mattei di Rosignano Solvay (Li), in collaborazione con il Liceo Scientifico &quot;Eugenio Montale&quot; di San Paolo del Brasile&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 15:32:36 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/galapagos-crociera-virtuale</link><guid>http://www.velistipercaso.it/la-sacca-del-marinaio/mappamondo/galapagos-crociera-virtuale</guid></item></channel></rss>
