<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><rss version="2.0"><channel><title>Velisti per caso - Diario dell'andata</title><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata</link><description>I diari di bordo di Patrizio durante il primo anno di navigazione su Adriatica. Il giro del mondo in barca a vela.</description><language>ita</language><item><title>Il mal di mare...</title><description>Dopo le gioie, Patrizio sperimenta anche i dolori dei velisti&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Sono ancora chiuso in cabina arrotolato sotto le coperte. Ho ormai mangiato dieci acciughette, il rimedio tradizionale contro il mal di mare, mi sono messo il cerotto anticinetosi, ma non serve a niente. Mancano ancora duemila miglia, credo, alle coste dei Caraibi. Finora non ho visto neanche una ondina, solo il tetto della mia cabina e la foto della Zoe e della Syusy sul comodino che mi lanciano delle occhiate interrogative come le foto di famiglia sul cruscotto della macchina. Il tempo dovrebbe essere bello. Cino Ricci dice che poi mi passa... speriamo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 07 Jul 2011 17:24:08 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-mal-di-mare</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-mal-di-mare</guid></item><item><title>Partiti!</title><description>Primo diario di bordo di navigazione, al largo di Gibilterra&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Beh... Marco, lo skipper, e Cino Ricci mi dicono che stiamo navigando al largo di Gibilterra e che ci siamo lasciati dietro le spalle le &lt;strong&gt;Colonne d&#039;Ercole&lt;/strong&gt;. Ma io non posso vederlo, perché ormai è da quando abbiamo mollato gli ormeggi da Gibilterra che io sono chiuso in cabina assalito dal &lt;strong&gt;mal di mare&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Adriatica rolla e beccheggia sulle onde mentre il mio apparato dell&#039;equilibrio sta vanamente cercando una sorta di stabilità su questa superficie liquida e instabile. Mi sono rifugiato in cabina per cercare di dare un senso ai sommovimenti del mio stomaco, ho mangiato una acciuga salata che un saggio pescatore di Cattolica mi aveva detto essere un ottimo rimedio. Tutto mi ruota attorno, il che non è poi così strano su una barca. Ma ce la devo fare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 07 Jul 2011 15:31:05 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/partiti</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/partiti</guid></item><item><title>La Partenza!</title><description>Ripercorriamo il Giro del Mondo di Adriatica partendo dal primo diario di Pat&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Ieri sera siamo arrivati a Gibilterra su un pulmino, da Bologna, in sei, per imbarcarci su Adriatica. Da Bologna eravamo partiti  30 ore fa: &lt;strong&gt;duemilacinquecento chilometri senza dormire&lt;/strong&gt;, solo qualche sosta negli autogrill, che in Francia e in Spagna sono molto peggio che da noi, perché vendono solo bevande e panini dalle macchine automatiche… Unica soddisfazione: l’euro. Infatti - devo ammetterlo - fa impressione pagare con la stessa moneta anche all’estero, che in questo modo sembra meno “estero”!&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;In piena notte, dopo varie peripezie alla frontiera (perché ho scoperto che tra Gibilterra e la Spagna esiste ancora un vera e propria frontiera con dogana e tutto), con Giuseppe (l’amico che ci guidava il pulmino) che è dovuto restare in Spagna perché aveva dimenticato la carta d’identità, siamo arrivati alla barca. Immaginavo uno Yacht Club all’inglese, invece Adriatica era in  una specie di cantiere, per di più cantiere edile, neanche nautico.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Comunque ho dormito come un sasso, nonostante la cucina pesante del Ristorante Nelson, un misto fra cucina inglese e spagnola, a base di salsine burrose. Notevole però l’arredo, con cimeli del grande ammiraglio e anche un chiodone originale della Victory, la sua nave da guerra sulla quale però ci ha lasciato la pelle, colpito da una palla subito dopo la vittoria di Trafalgar, che è un posto qui vicino.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Patrizio&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 07 Jul 2011 14:52:59 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/la-partenza</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/la-partenza</guid></item><item><title>Sofferenza e preghiere!</title><description>Patrizio e il delirio da mal di mare...&lt;br /&gt;&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;A voi gente di terra, non pensavo che il mare fosse così inclemente, così caparbio e così incazzato, specialmente con il mio stomaco. La mia faccia ha lo stesso colore delle coperte della cabina (giallo, ma più ceruleo). Sono rintronato da una banda di onde, ma se l&#039;oceano fosse un batterista, sarebbe uno di quelli scarsi,  non tiene per niente il tempo e sto iniziando ad essere stanco di questa canzone. Mi sorge il dubbio che debba fare una sorta di battesimo oceanico per purgarmi da qualche peccato di eccesso mangereggio commesso nella mia vita terrestre precedente pre-velistica.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Per il momento tiro avanti pregando il mio santino appeso qui in cabina:&lt;em&gt;&lt;strong&gt; Bernard Moitessier&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, il navigatore solitario, mio vate, del quale, nel caso possa servire a farmi stare meglio, ripeto i versi come fossero un&#039;ode: &lt;em&gt;&quot;Andrò a piedi nudi, indosserò solo un saròng e il mio corpo sarà tinto con noce d&#039;areca. Avrò l&#039;aspetto di un bonzo indù. Mi esprimerò unicamente a gesti, come i muti&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Abbiate pietà di me: per oggi  il mio stomaco non vi sa dire altro.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 25 Aug 2011 16:24:55 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/sofferenza-e-preghiere</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/sofferenza-e-preghiere</guid></item><item><title>Perché l&#039;ho fatto?</title><description>Grandi interrogativi superando Gibilterra&lt;br /&gt;&lt;hr/&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Cari amici, riprendo possesso della mia integrità psicofisica, e mi metto a scrivere.  Ieri siamo usciti dal porto di &lt;strong&gt;Gibilterra&lt;/strong&gt;, dribblando un po’ di navi porta-container che sembrano palazzi prefabbricati a quattro o a cinque piani. Come al solito le cose non erano proprio come uno se le immagina: non c’è un punto preciso in cui uno dice “ecco, questo è lo stretto”. Semplicemente a sinistra c’è una terra mammellosa (il Marocco) e a destra una costa un po’ più frastagliata (l’Europa).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Marco Covre, il Capitano, mentre era al timone mi ha detto:&lt;em&gt; “Io quando passo di qui mi emoziono sempre”&lt;/em&gt;. Io no. Son fatto così. Mentre sto vivendo una cosa quasi non me ne accorgo. L’emozione la sento di più quando tutto è finito, per esempio adesso che per raccontare mi sto ricordando. Chissà se, con questo viaggio pazzesco, riuscirò a imparare a vivere il presente. Cristoforo, il mio amico navigatore-autore-documentarista che recentemente è diventato complice-fisso della nostra disgregata armata brancaleone di artigiani della televisione, che si è laureato in mitologia antica, ha tirato fuori un foglietto scaricato da Internet, con il canto XXVI dell’Inferno di Dante, che parla di Ulisse e della sua sortita fuori dalle Colonne d’Ercole.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Oltre al celeberrimo &lt;em&gt;“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” &lt;/em&gt;- laddove semenza sta chiaramente per scemenza (chi ce lo fa fare?!) - c’è un altro passo che ci fa sorridere: &lt;em&gt;“Io e compagni eravam vecchi e tardi quando venimmo a quella foce stretta dov’Ercule segnò li suoi riguardi acciò che l’uom più oltre non si metta”&lt;/em&gt;. Eh sì. Il 4 febbraio ho compiuto 48 anni, peso più di un quintale, ho lo stomaco in disordine e i trigliceridi alti. Perché? Perché mi son ficcato in questo casino? Non potevo restare a condurre un tranquilla trasmissione sui libri?&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;L’ho fatto per Syusy, il mio Super-Io-moglie-socia-amante che ha lanciato l’idea di questa strana impresa due anni fa? L’ho fatto per vendicare mio padre, appassionato di barche virtuale che, su una barca vera, non c’è mai salito? L’ho fatto in nome di tutti i Fantozzi, stufi di invidiare i &lt;em&gt;Cinoricci&lt;/em&gt;, i &lt;em&gt;Mauropellaschier&lt;/em&gt;, i &lt;em&gt;Giovannisoldini &lt;/em&gt;che fanno imprese eroico-sportive?&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;Spero di avrelo fatto per me stesso, perché vedo là in fondo le onde dell’Atlantico e sarò io, in persona, a doverle sopportare…&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;em&gt;Patrizio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 25 Aug 2011 16:35:23 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/perche-l-ho-fatto</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/perche-l-ho-fatto</guid></item><item><title>Alle porte dell&#039;Atlantico</title><description>Onde, ondine e...&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Adesso siamo fuori dallo Stretto di Gibilterra e stiamo facendo rotta verso le Canarie, cioè verso sud-ovest. Due giorni fa è arrivato il momento sognato e temuto. Il momento del mal di mare. Io ho sempre sofferto il mal di mare, ma dopo due anni in cui abbiamo penato moltissimo per fare la barca e progettare il viaggio, pensavo che non avrei avuto il coraggio psicosomatico di vomitare. Invece no. Per carità, vomitare in senso stretto non sono riuscito a farlo, anche se forse sarebbe stato meglio. Ma mi ha assalito una nausea tremenda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fatto è che se l’Atlantico fosse un batterista lo caccerebbero da tutte le orchestre: non tiene alcun ritmo! E’ una acquosa Babele fatta di mille onde che parlano lingue diverse, una va di qua e l’altra va di là. C’è, di fondo, l’ondona collinosa tipica dell’Oceano, sulla quale si innestano miriadi di altre ondine dettate dai venti. Per cui, per me, prendere il ritmo è impossibile. Anche Paolino, il mio fratellino-operatore di Cesena, sta male. Già è biondino, ma adesso il suo colorito è quasi azzurrino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Invece Giacomo e Giovanni (i tecnici tuttofare operatori, montatori, trasmettitori-satellitari) sono incredibili: stanno chiusi sottocoperta, nella cabina che abbiamo dedicato alle macchine per montare e trasmettere, e non fanno una piega. Cino Ricci è, appunto, cinico: ci prende simpaticamente in giro, ci stimola a reagire. Lo fa in un modo che mi rassicura, nel senso che capisce cosa stiamo provando, rispetta il nostro problema, ma mentre lo sdrammatizza ci aiuta ad uscire dalla crisi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:02:24 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/alle-porte-dellatlantico</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/alle-porte-dellatlantico</guid></item><item><title>Ancora mal di mare...</title><description>Ma su Adriatica non si sta poi troppo male!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;La barca, Adriatica, mi consola: si comporta benissimo. Con poco vento, nonostante le sue 50 tonnellate, si muove agile come una balena, flessuosa come una foca..Scusate: sono patetico. Forse è mi sto davvero - nonostante tutto - trasformando in un velista: amo la mia barca. Mi è simpatica. La trovo bellissima. Mi rassicura. Io ho sempre avuto paura quando la barca si piega, sbanda e magari mette la falchetta (cioè la “ringhiera”) in acqua. Ma con Adriatica no, so che lei si piega sull’acqua e poi risale l’onda. Ecco: vorrei avere lo stesso corpo di Adriatica, cicciona ma possente. A proposito: con la storia del mal di mare magari comincio la dieta. Quasi quasi scendo in cabina a vedere se ho guadagnato un buco nella cintura… no, meglio di no. La nausea mi riassale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:07:16 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-mal-di-mare-1-1</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-mal-di-mare-1-1</guid></item><item><title>Alla ricerca dell&#039;aliseo</title><description>Rotta verso le Canarie!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Siamo usciti dallo stretto di Gibilterra, le famose Colonne d’Ercole. Abbiamo voltato a sinistra, tradotto in termini marinari facciamo rotta verso sud-sudovest, verso le Canarie. Infatti l’aliseo, la famosa autostrada di vento che dovrebbe spingerci verso i Carabi, passa più a sud, dalle parti dell’equatore. Potremmo trovare vento contrario. Il bollettino del tempo dice (se ho capito bene) che si avvicina una perturbazione che potrebbe darci fastidio. Speriamo di no.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:08:57 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/alla-ricerca-dell-aliseo</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/alla-ricerca-dell-aliseo</guid></item><item><title>Come in Moby Dick</title><description>A tu per tu con le balene!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Le settecento miglia tra Gibilterra e le Canarie stanno per finire, stiamo costeggiando Lanzarote (che non vedo, io lo so solo perchè vado a sbirciare le carte nautiche ed elettroniche e computerizzate di Covre) e stiamo per arrivare a Gran Canaria, a Las Palmas. Dovremmo avvistarla entro domattina. Stamattina stavamo per iniziare a fare un po’ di riprese della barca quando mi è sembrato di sprofondare dentro Melville: “Laggiù, soffia!”  Era una balena, anzi, tre balene!!!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non erano sulla nostra rotta, per cui Covre ha strambato di corsa e gli è andato dietro. Mi son chiesto come facevano i vecchi balenieri ad inseguire la balene a bordo di lance a remi. Cino mi ha detto che le balene spesso dormono e si lasciano avvicinare, anche perché sono come gli elefanti sulla terraferma: non hanno praticamente nemici, quindi non si spaventano di nulla.  Ma le “nostre”  balene non stavano affatto dormendo, erano forse in piena caccia, oppure avevano il balenottero, per cui sono scappate. Le abbiamo inseguite, ma sono sempre rimaste lontane, si vedeva solo il soffio, ogni due o tre minuti, mi pare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Paolino era a prua, con la telecamera, e mi è sembrato Quipeg, l’arpioniere del Capitano Achab. Cristoforo è andato a vedere sul libro dei cetacei che abbiamo con noi: certamente non erano capodogli, che soffiano in avanti e fanno vedere la coda (sul libro c’è la foto). Abbiamo confrontato i tipi di soffio, e secondo noi abbiamo visto tre megattere, o balenottera comune. Comune? Ma vi sembra comune, per uno come me, poter dire di aver visto tre balene? Lo confesso: mi son venuti gli occhi lucidi. No, non sto scherzando e non sto posando letterariamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:12:02 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/come-in-moby-dick</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/come-in-moby-dick</guid></item><item><title>Zoe, le balene!</title><description>Come in un documentario, anzi...meglio!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Dopo aver visto le balene ieri, ho pensato a Zoe. Per lei vedere una balena è il massimo della vita. Quando le ho spiegato che sarei stato via molto tempo e lei si è messa a piangere, l’ho calmata dicendole che forse avrei visto le balene. E le ho viste, praticamente subito dopo esser partito! Non può essere un caso. Velistapercaso sì, ma sotto sotto ci deve essere un destino: abbiamo trovato la barca in un fallimento, la barca era di un grande architetto di Bologna, la Zoe appena l’ha vista ha detto “E’ la barca di Noè!”, poi vado in missione per conto di Zoe per vedere le balene e le vedo…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Zoe, non sono poi un padre così mammone: ho visto addirittura le balene. Oddio, in effetti le balene le avevo viste molto meglio nei documentari, ma queste balene, sia pure lontane, sia pure fatte di puro soffio, erano vere!  Poi abbiamo rivisto le riprese di Paolino, il nostro operatore-arpioniere. Una delusione totale: è riuscito a inquadrare solo un paio di spruzzi da lontano. Me, giuro, le balene le abbiamo viste davvero!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;PS: Oggi mi sono rotto della nausea. Ho rubato uno dei cerotti di Marianna, quelli contro il mal di mare, e me lo sono messo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:16:01 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/zoe-le-balene</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/zoe-le-balene</guid></item><item><title>Il cerottino che salvò Pat</title><description>Sempre alle prese con il mal di mare&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Siamo sempre in navigazione verso le Canarie. Per fortuna il tempo si mantiene buono, e il vento soffia da nord-est, per cui è quasi perfetto. Purtroppo non è molto costante. Domani spero di stare meglio. Se domani non sto meglio mi metto un cerottino anti-maldimare… Ieri notte qualcuno ha fatto fuori la scorta di pane: Vanni (il secondo di Covre) si è autodenunciato, ma si sospetta anche di Cino Ricci che, con la scusa dei turni di notte, pare abbia scoperto il nascondiglio, dentro al forno a micro-onde. Domani, spero, Marianna rifarà il pane fresco, perché è l’unica cosa che riesco a mandar giù..&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:19:10 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-cerottino-che-salvo-pat</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-cerottino-che-salvo-pat</guid></item><item><title>La rondine di mare</title><description>Una nuova compagna di bordo?&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Tra poco dovremmo arrivare a Gran Canaria. Oggi una rondine di mare ha svolazzato attorno alla barca, e mi piace pensare che sia un segno di terra, come per i grandi navigatori. In effetti abbiamo Lanzarote sulla sinistra, a poche miglia, quindi magari viene da lì. Io e Paolino siamo rimasti comunque sul ponte a cercare di riprenderla. Poi sono sceso in cuccetta, ma sentivo il suo pigolare, vicinissimo. “Vuoi vedere che è entrata in cabina?” ho pensato. E ho cercato dappertutto, sfidando il mal di mare che mi viene sempre quando cerco qualche cosa sottocoperta. Invece no, era il cigolio del timone automatico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:25:14 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/la-rondine-di-mare</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/la-rondine-di-mare</guid></item><item><title>In arrivo alle Canarie!</title><description>Gran Canaria come Genova?&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Siamo arrivati verso mezzogiorno davanti a &lt;strong&gt;Las Palmas&lt;/strong&gt;, la capitale delle Canarie, sull’isola di Gran Canaria. Da lontano sembra una metropoli, con grattacieli e autostrade. Si vede un lungomare che assomiglia alle sopraelevate di Genova…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stavamo per entrare al Marina, che Marco conosce, quando abbiamo avuto un contrattempo: non funzionava più il portellone di prua, dove c’è il motore dell’elica di prua, che a sua volta non funzionava perché era entrata acqua che ha mandato in tilt il motorino elettrico che fa in modo che l’elica di prua vada su e giù…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marco Rotwailer Covre, col fido Vanni, si è precipitato a prua e, non so come, &lt;strong&gt;forse a morsi&lt;/strong&gt;, ha risolto tutto. E siamo entrati nel famoso Porto de la Luz, il porto da cui tutti partono per la traversata dell’Atlantico: sul molo ogni barca ha lasciato messaggi, graffiti e disegni. Appena toccato terra tutti si sono precipitati come assatanati a fare la doccia, soprattutto Paolino che ci tiene molto all’igiene, alla pulizia e al capello pulito…Sono andato subito in farmacia per comperarmi una scorta di cerotti anti-maldimare. Mi hanno detto che, secondo loro, fanno malissimo e in Spagna sono proibiti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:32:25 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/in-arrivo-alle-canarie</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/in-arrivo-alle-canarie</guid></item><item><title>Primo giro a Las Palmas</title><description>Pat e Cino scendono a terra in esplorazione&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Stamattina io Cino e gli altri siamo scesi a terra e abbiamo visitato Las Palmas. Abbiamo visto una cosa curiosa: in piazza premiavano il costume carnevalesco della bambina più bella. Qui festeggiano, in questi giorni, il&lt;strong&gt; Carnevale della Sardina&lt;/strong&gt;: Cino dice che avrà qualcosa a che vedere coi riti antichi della pesca. Fatto sta che i costumi erano incredibili, enormi, delle vere e proprie impalcature trascinate dalle bimbe su ruote. La vincitrice è praticamente scomparsa dentro il suo costume, hanno dovuto cercarla dieci minuti in mezzo alle piume…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:48:00 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/primo-giro-a-las-palmas</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/primo-giro-a-las-palmas</guid></item><item><title>Passeggiate serali</title><description>Pat e Cino si imbattono nella casa di Cristoforo Colombo&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Stasera  io, Cino, Paolo e Cristoforo abbiamo fatto una passeggiata per il centro storico, per mangiare, ovviamente. Si mangia bene, come in tutta la Spagna del resto. Paolino non ha resistito e ha preso hamon serrano, il famoso prosciutto. Come antipasto mi hanno portato delle favolose patate cotte sulla brace, e poi una specie di zuppona di pesce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma quel che mi ha colpito di più, durante la passeggiata obbligatoria per digerire, è stato il centro storico. Davvero bellissimo. Restauratissimo. Per caso siamo arrivati alla &lt;strong&gt;Casa di Colombo&lt;/strong&gt;, dove Cino si è lasciato andare ad una serie di tirate a favore del navigatore italiano (che secondo gli spagnoli era spagnolo). Per lui era un grande, e noi in Italia non lo avremmo valorizzato abbastanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:50:45 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/passeggiate-serali</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/passeggiate-serali</guid></item><item><title>Pronti per la traversata?</title><description>Ultimi controlli a Las Palmas&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Forse riusciamo a partire domani, forse no. Deve venire dall’Italia un signore, un tecnico della Telecom, a sostituire per precauzione un pezzo delle parabole che, finora, hanno funzionato egregiamente. Ho scoperto che su una barca c&#039;e&#039; piu&#039; da lavorare quando si e&#039; all&#039;ancora in porto che quando si e&#039; in navigazione. Qui sulla barca tutti lucidano, sistemano, riordinano, cucinano, annodano, rattoppano...intanto io cerco di rimettermi in sesto dal mal di mare, e vi scrivo. A proposito: lo sapete che anche questi miei messaggi vi giungono trasmessi dalla parabolone satellitari di Adriatica direttamente al sito www.velistipercaso.it?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:56:44 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/pronti-per-la-traversata</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/pronti-per-la-traversata</guid></item><item><title>Quasi pronti al gran salto!</title><description>E ancora mille cose da fare...&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Nella notte calda delle Canarie, siamo tornati in barca. Adriatica, come al solito, è la barca più bella di tutte. Capisco la gente che viene a svernare qui, un po’ da tutto il mondo: sei in una città, con tutte le sue rassicurazioni organizzative, mediche ecc, ma con un clima eccezionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con Cino siamo rimasti a chiacchierare due ore, seduti su una panchina, davanti al molo, di notte. Cino è un personaggio che lascerà il segno nella mia vita, ma ne parliamo magari un’altra volta. A proposito: vedo doppio. O meglio: vedo degli aloni attorno alle luci. Che sia un effetto collaterale del cerotto proibito? Chissenefrega: prima di partire ne rubo un altro, tutto pur di smettere col mal di mare!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Forse riusciamo a partire domani, forse no. Il fatto è che ci sono mille cose da fare: Covre deve rimettere a posto il boccaporto e cambiare il fiocco sull’avvolgifiocco, bisognerà fare cambusa sul serio (abbiamo mangiato tutto! Resta solo un po’ di parmigiano e un po’ di prosciutto di Parma…). Dobbiamo far lavare la biancheria, fare a nostra volta il nostro graffito sul porto. Insomma, dobbiamo prepararci al gran salto!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:59:54 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/pronti-per-la-traversata-1</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/pronti-per-la-traversata-1</guid></item><item><title>Ultimi preparativi a bordo!</title><description>Graffiti, saldatrici e messaggi da casa&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Anche oggi non ce l’abbiamo fatta a partire. Una barca non è mai finita. La nostra in particolare, che è stata fatta dai Cantieri di Fano a tempo di record, necessita di tutte quelle centinaia di piccole messe a punto che soltanto dopo un certo periodo di prove si rendono necessarie. Io e Marco siamo andati a prendere una saldatrice. Uno degli affari più vantaggiosi della mia vita: abbiamo comperato una piccola saldatrice elettrica italiana, pagandola tre volte quello che ci sarebbe costata in Italia, se solo ci fossimo ricordati di acquistarla!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi Marco è sparito dentro la sala macchine, dove tra il grosso motore Volvo, il dissalatore e i generatori, riesce ad entrare solo lui, e Giacomo (a volte). Credo abbia saldato mensole e ganci per stivare arnesi e strumenti, in vista della traversata. Intanto Cino ha ripassato cento volte su e giù la coperta, mettendo a posto una cosina qua e una là. Marianna è andata a prendere i colori, con i quali ha dipinto il graffito di Adriatica sul muro del molo de la Luz, di fianco a quelli di tutte le altre barche che da qui son partite per la traversata oceanica. Ha disegnato Adriatica, con tanto di bandierina sarda, poi ognuno ha scritto il proprio nome.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cino (che comunque dice che questi riti sono delle cazzate) ha scritto il suo nome col dito, in verde. Covre, che già è ossessionato a bordo da una seggiolina verde che si è portato Giacomo, ha protestato dicendo che il verde porta male…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cristoforo è andato ad un Internet Cafè, qui sul porto di Las Palmas, a leggere e a stampare qualcuno dei tanti messaggi che ci mandate sul sito. Grazie. Ma non un grazie-semplice. Provate ad immaginare: sono due anni che lavoriamo quotidianamente a questo progetto pazzesco dei Velistipercaso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra l’altro abbiamo debiti per svariati anni. Provate a immaginare se poi le cose si fossero messe in modo per cui voi (il pubblico, cioè il destinatario primo di tutto questo casino) aveste decretato che era una incomprensibile stronzata. Roba da suicidio! Invece, avete scritto migliaia (migliaia!) di mail, di interventi nei forum, in cui dite la vostra in tutti i modi possibili, ma dimostrate comunque di CONDIVIDERE. Condividere l’idea, condividere almeno un po’ dell’emozione, condividere i presupposti, condividere gli obiettivi, condividere i sentimenti, condividere le paure.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vi avverto: se invece di scrivere queste righe su un computer io stessi parlando di questo dal vivo con qualcuno, potrei – seriamente – commuovermi. Noi (io, Syusy, Giuseppe, Paolo, Cristoforo, Orso, Michela, Valentina, Luca, Gabriele, Andrea &amp;amp; Andrea, Daniela, Antonella, Beba, Chiara, Tullia, Martino, Alessandro, Sandro, Giorgio, Alessandra, Luisa e gli altri sei o sette che adesso non mi ricordo) facciamo-facciamo con un unico scopo: coinvolgere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comunicare delle cose che secondo noi sono belle da dire e, su questo piano, coinvolgere gli altri.  Certo, è un mestiere. Ma non solo. Una sua amica astrologa ha detto a Syusy che è perché molti di noi sono Acquari… Mah. Comunque, siamo stati un bel po’ a leggere assieme i vostri commenti, seduti tutti e nove in pozzetto.  Posso dirlo? Felici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:01:43 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/ultimi-preparativi-a-bordo</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/ultimi-preparativi-a-bordo</guid></item><item><title>Adriatica incontra Bukefalos</title><description>Graffiti, saldatrici e messaggi da casa&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Domani prima di partire dobbiamo fare acqua, pagare il porto e poi io e Cristoforo vorremmo andare a trovare una coppia di Cechi che ha una barca curiosa. Si chiama Bukefalos  (Bucefalo), come il cavallo di Alessandro Magno. Vaclav avrà 50 anni, viene da Praga e fa l’ingegnere. Per trovare una moglie che condividesse la passione per la barca (che gli è venuta appena ha visto l’Adriatico a Rimini!) ha dovuto cambiarne tre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marta, la sua attuale compagna, aveva un negozio a Praga. Entrambi, come succede in questi casi, hanno mollato tutto e si sono fatti con le loro mani una barca di ferro e legno. Una cosa molto molto artigianale, una cosa alla Moitessier, una barca molto confortevole dentro, ma con un albero che praticamente è un palo di legno squadrato, una barca alta alta, instabile, che francamente non capisco come possa navigare… Eppure. Vaclav e Marta sono venuti a bere il caffè su Adriatica, che – hanno detto – per loro è un sogno. Io gli ho regalato una maglietta di Velisti, loro 9 cappellini del Bukefalos.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Paolino ha brontolato che non si fanno di queste figure. Il fatto è che di magliette non ne ho più. Allora gli abbiamo regalato anche parmigiano e prosciutto, come simbolo dell’Emilia Romagna che, in fondo, per Vaclav ha rappresentato il suo primo approccio col mare. Marta e Vaclav resteranno qui, alle Canarie, fino al novembre prossimo. Prima di attraversare l’Atlantico Vaclav ha bisogno di altri soldi e quindi andrà qualche mese a lavorare in Iran, come ingegnere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:03:05 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/adriatica-incontra-bukefalos</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/adriatica-incontra-bukefalos</guid></item><item><title>Falsa partenza?!</title><description>Onda anomala Vs. Adriatica&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Un’onda più alta delle altre ci ha preso di sorpresa, qualche ora dopo essere salpati dalle Canarie. Si è allagato il pozzetto e, l’acqua è entrata nella cabina regia e ha bagnato i computers e i videoregistratori. Giovanni ha spento tutto, ma non si sa quali danni possiamo aver avuto. C’è una discussione concitata, io mi prendo la responsabilità di decidere che si torna indietro, a Las Palmas, che abbiamo lasciato 4-5 ore fa: se le macchine non funzionano è assolutamente inutile proseguire. La nostra non è una gita di piacere, se non trasmettiamo non conta nulla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il problema è che avevamo, finora, 35 nodi di vento in poppa (con punte di 45). Nelle ultime ore stavamo andando a 11 nodi e avevamo fatto quasi 30 miglia. Tornare significa risalire, in condizioni spaventose. Adesso che siamo tornati a Las Palmas, dopo otto ore mostruose di navigazione controvento, posso raccontarvi meglio. Io non avevo mai visto una roba del genere. Adriatica, con le sue 50 tonnellate, sbatteva come un gommoncino. Ma, se le macchine e l’elettronica si sono rotte (Giovanni e Giacomo stanno verificando e smontando tutto), a Las palmas possiamo farci mandare dei ricambi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comunque, i fatti sono questi. Cino era al timone, io ero sdraiato in pozzetto, sul sedile di sinistra. Il mare era forte, le onde erano collinone frenetiche con tanto di crestina di schiuma, vento teso (appunto 30-40 nodi) ma da dietro. Adriatica andava fortissimo. Poco prima ci era passata vicino una bettolina. Forse per questo, da un lato verso poppa, ad un certo punto è arrivata un’ondona anomala e imprevista. Io mi son sentito sollevare come se fossi un bambino e sono stato scaraventato sopra Vanni e tutti e due siamo stati sbattuti conto l’altro sedile del pozzetto, quello di destra. Io mi son fatto male ad una gamba, Vanni si è ferito ad un tallone, entrambi bagnati come pulcini, ma la cosa sarebbe finita in ridere, anche perché eravamo comunque legati, se Giovanni non fosse salito tutto agitato da sottocoperta per dire che era entrata acqua salata sui computers. In mezzo al vento forte, con queste ondone oceaniche, bagnati e molto tesi, abbiamo dovuto decidere cosa fare. Cristoforo ha proposto di mettersi in cappa e verificare i danni, poi decidere se andare avanti o tornare indietro. Marco ha detto che non era possibile, lui in quelle condizioni poteva o andare a vanti o tornare indietro. Io ho chiesto a Giovanni e Giacomo quali potessero essere i danni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Loro hanno risposto che assolutamente prima di smontare, asciugare e riaccendere, non lo sapevano. Potevano farlo in navigazione? Quanto tempo ci sarebbe voluto? Giovanni mi ha guardato molto pallido, stava male: non poteva fare niente in navigazione, e poi comunque ci sarebbero volute alcune ore. Troppe. Troppo rischioso restare senza possibilità di comunicare. Ho detto a Marco di tornare indietro. Ho avuto i miei cinque minuti di lucidità e di gloria. Poi sono andato sotto a cambiarmi, mentre Marco invertiva la rotta. Sotto sono stato malissimo, come mai in vita mia. Tremavo come se avessi la febbre. Ero in tensione psicologica pesante: avremo fatto bene? O stavamo solo perdendo tempo? Ma se si fosse rotto tutto, come facciamo a proseguire il programma. Ho vomitato tre volte, come nella caricatura della Fallaci che faceva Michele Serra… C’è poco da ridere. Scriverò un trattato sul mal di mare. Mi sono annotato i sintomi, le fasi, gli sviluppi. Ho vomitato con una pressione, dallo stomaco, incredibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sopra coperta Paolino faceva le mie veci, vomitando anche lui: “Amici di Geo e Geo, sono Paolino e stiamo tornando indietro, ci vorranno sei ore di questo mare…” E intanto litigava con Cristoforo, che si ostinava a usare la telecamera in mezzo all’acqua, con il rischio di rompere anche questa. E intanto Cino che diceva: “Mi sembra la ritirata di Russia.” Adesso mi viene anche un po’ da ridere, soprattutto perché Giovanni e Giacomo già mi hanno detto che, in linea di massima, le macchine dovrebbero essere riparabili. Ma ancora non hanno riacceso, ancora la prognosi non è sciolta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:06:43 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/falsa-partenza</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/falsa-partenza</guid></item><item><title>Riprendiamoci dallo shock!</title><description>Altra notte a Las Palmas&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;E&#039; notte fonda: tutto bene, le macchine sono ripartite. E domani ripartiamo anche noi, per la seconda volta, verso le Americhe.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Affrontiamo di nuovo l&#039;Oceano. Spero solo di non incontrare la coppia di Praga: che figura, prima partiamo in pompa magna con lui che ci filma dal molo e poi torniamo, tutti bagnati, dopo meno di un giorno…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:23:28 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/ultimi-preparativi-a-bordo-2</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/ultimi-preparativi-a-bordo-2</guid></item><item><title>Cena sardo-emilianoromagnola</title><description>Per ri-festeggiare la partenza e non solo!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Stasera abbiamo organizzato un specie di festicciola gastronomica, a base di prodotti tipici sardi, di contro a quelli emiliano-romagnoli. Il pretesto era il compleanno di Covre, che si è incrociato col mio e con quello di Syusy, a Bologna. Su questa barca ci sono un sacco di Acquarii, calcolando anche Marcello Jori, il nostro amico artista che ha dipinto i quadri (di acqua, di onde) che arredano la barca stessa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E beh, domani tocca proprio partire…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:26:28 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/cena-sardo-emilianoromagnola</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/cena-sardo-emilianoromagnola</guid></item><item><title>E via...col vento contrario!</title><description>Come insegnano i veri marinai&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Ecco perché abbiamo avuto una falsa partenza, ieri l’altro! Non avevamo ottemperato a tutti i riti necessari. Il più classico era la firma del registro del Senor Pedro, il gestore del distributore di benzina e del mini-store del Porto di Las Palmas, che tiene un librone con le firme e le foto di tutti quelli che partono per farsi l’Atlantico.  Poi, una volta fuori, abbiamo avuto la conferma che stavolta sarebbe stata quella buona: infatti l’altro giorno c’era un comodissimo vento di poppa, oggi invece c’è un bel vento di prua, che ci darà un sacco di fastidio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per cui, visto che la famosa legge (famosa tra i marinai) dice che, tracciata una rotta, il vento sarà contrario, ecco che abbiamo finalmente la sensazione che questa sarà davvero la volta buona. Un marinaio, a bordo di una petroliera ancorata davanti al Porto di Las Palmas, ci fa un cenno di saluto. Pedro suona la sua sirena, noi suoniamo la nostra. Si va. Colombo, da qui, ci mise 34 giorni a fare i circa 5000 chilometri che lo separavano dai Carabi. Noi abbiamo raccolto le puntate e le previsioni di tutti: Covre dice che ci metteremo fra i 15 e i 18 giorni, Cino tra i 12 e i 14, Marianna dice che ci metteremo fra i 15 e i 17 giorni, Giacomo dai 13 ai 16, Giovanni tra i 13 e i 15, Paolino dice 14 tondi, io 16, Cristoforo 15. Comunque abbiamo istituto il Premio Rodrigo, dal nome del marinaio di Colombo che per primo avvistò l’America. A chi, tra noi, urlerà per primo “terra!” sarà assegnato quel che resterà del Prosciutto di Parma che abbiamo imbarcato, di nascosto dal Capitano Covre, sempre preoccupato di stivare troppa roba…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io, lo confesso, ho mollato nei confronti del mal di mare. Speravo di controllarlo senza medicinali, come sta facendo (senza riuscirci neanche lui) Paolino. Ho chiesto a Cino: “Secondo te è più eroico un uomo che ammette i propri limiti e, per superarli, si impasticca pur di fare il suo dovere, oppure è più coerente uno che resta duro e puro però annichilio dal mal di mare?” Lui ha risposto, ovviamente, che era più degno il primo comportamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E allora, dopo questa legittimazione morale, ho preso due belle pillolone e, superato il loro effetto, ho continuato con un bel cerottino… Risultato (non so se placebico o meno), adesso sto bene. Prova ne sia che sto scrivendovi, tenendo il computer con una mano e attaccandmi al tavolo da carteggio con l’altra… Infatti, il mare, non si ferma mai, e noi siamo nella solita centrifuga…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:51:20 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/col-vento-contrario</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/col-vento-contrario</guid></item><item><title>Aggiornamento serale</title><description>Lontani dalla costa&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Domattina dovremmo essere ben al largo delle Canarie, che qui, per ora, fanno fare un po’ di confusione al vento e al mare. Covre dice che tra poco dovremmo avere un buon vento da Nord-Est che dovrebbe aiutarci a scendere a sud, per andare a prendere il benedetto Aliseo, l’autostrada per l’Atlantico…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:55:46 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/aggiornamento-serale</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/aggiornamento-serale</guid></item><item><title>Lungo la corrente di Capoverde</title><description>Prime impressioni della vita di bordo&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Abbiamo abbandonato già da 24 ore le Canarie, facendo rotta per Sud-Ovest, cioè in pratica verso le Isole di Capoverde. Infatti, il famoso aliseo, il vento da ovest che ti porta dritto dall’altra parte dell’Atlantico, non soffia a questa latitudine, ma un po’ più giù, circa intorno a 20 gradi di latitudine nord. Il “casello” in cui dovremmo entrare nell’autostrada dell’aliseo dovrebbe stare a venti gradi di latitudine nord e trenta gradi di longitudine ovest. E toccherà fare 950 miglia per arrivarci! Ora siamo spinti da quella che viene chiamata la corrente di Capoverde, che trascina appunto dalle Canarie in giù.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi, lasciata la corrente capoverdina, dovremmo incontrare la famosa corrente del golfo, che girando attorno alle coste dell’Atlantico (è quella che porta i suoi benefici influssi all’Europa del Nord), dovrebbe portare Adriatica dritta ai Carabi. Ed ecco la prima bufala: mi avevano lasciato credere che la traversata atlantica era tutta “autostrada”, cioè aliseo in poppa, invece quasi la metà del tragitto è “strada normale”,  col vento che c’è e non c’è e che cambia spesso direzione. Per ora, comunque, il vento fa la sua parte: circa 15-20 nodi da nord-est, che permettono ad Adriatica di andare come un treno (anche a 9 o 10 nodi).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso che, farmaci o non farmaci, la nausea comincia ad abbandonarmi, inizio a prendere gusto anche alla vita di bordo. Gli spazi, in previsione del mal di mare, me li sono ben organizzati: so esattamente dove sono le mie cose (magliette, mutande, medicine, cerata, cintura di sicurezza) e posso trovare tutto al primo colpo. Provate voi, infatti, a cercare qualche cosa, su una barca che salta di qua e di là come un cavallo impazzito, magari in preda al mal di mare… Vanni mi ha montato anche il telo antirollio, in pratica una spondina di tela come quelle che si mettono sul lettino dei bimbi perché non cadano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per cui la mia cuccetta assomiglia ad un nido, dove mi butto molto volentieri. Dietro la testa ho un ritratto di Moitessier dentro ad una cornice kitch, fatta di conchigliette. Dentro la cornice ho infilato anche una foto della Zoe. Sulla porta del bagno c’è invece una foto di Syusy, quella del calendario di Max, quella dove “si sveste” da Arlecchino… Cino divide la cabina con me. Ha dei ritmi sonno-veglia incredibili: dorme due ore, poi legge un’ora, poi si alza a controllare che tutto vada bene, poi legge un’altra ora, poi dorme due ore… Io, invece, dormirei sempre. Prima perché ero intontito dal mal di mare, adesso perché sono cullato dalle onde…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sera&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domani come oggi: rotta verso Capoverde. Difficile, in un viaggio così, prevedere quello che accadrà. Potrebbe accadere tutto o anche niente, dipende dal vento, dal mare. Una cosa è certa: non dipende da noi se non in minima parte: ecco perché, forse, i marinai sono così superstiziosi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marco ha paura del colore verde, Cino dice che se si posa un uccellino sulla vela porta sfortuna, altri non vogliono che si nomini la parola mare e vento (per cui io li chiamo Mario e Giuseppe, Mario forza 3 e venti nodi di Giuseppe…). Il motivo potrebbe essere che sei talmente in balia del destino, che sei portato a fare dei riti scaramantici continuamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:00:20 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/lungo-la-corrente-di-capoverde</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/lungo-la-corrente-di-capoverde</guid></item><item><title>Delfini fluorescenti?</title><description>Incontri sovrannaturali in mezzo all&#039;oceano&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Sempre in rotta dalle Canarie al punto in cui dovremmo beccare l’aliseo, e cioè 20 gradi latitudine nord e 30 longitudine ovest. Alle 4 del mattino ora italiana (qui credo che fossero le due di notte) Cino mi ha svegliato. Non era ancora il mio turno, che avrebbe dovuto essere alle 5. Mi ha detto di uscire in coperta perché c’era la fluorescenza, il cosiddetto mare in amore. In effetti la scia di Adriatica era fosforescente, con una miriade di “perle” luminose.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cino mi ha spiegato che sono microrganismi, plancton, che in certe condizioni diventano come lucciole, cioè dotate di una propria luminosità. Addirittura, pochi minuti prima, lui aveva avvistato due delfini, totalmente fluorescenti, che guizzavano sotto la prua della barca. Siamo stati un po’ a guardare. Abbiamo svegliato Paolino perché venisse a riprendere il fenomeno, che ovviamente la telecamera non è riuscita a registrare. Sono cose che, per fortuna, uno deve andarsele a vedere da sé, non si possono vedere in TV.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi abbiamo chiacchierato e ci è venuto in mente il Corsaro Nero, di Salgari, che vedeva nei delfini fluorescenti che passavano sotto la chiglia delle sua Folgore le anime dei fratelli uccisi, il Corsaro Verde e il Corsaro Rosso. Effettivamente il fenomeno è così strano, affascinante e in un certo senso lugubre (non puoi non pensare che sei sopra a migliaia di metri di acque scure e misteriose da cui emergono queste presenze) che non si può dar torto ai vecchi marinai che ne restavano terrorizzati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad un certo punto m’è venuta voglia di farmi un the. Farsi il the in barca è una sorta di numero da circo, con la tazza che rotola di qua, l’acqua bollente di là, intanto che la cucina basculante va su e giù come un’altalena. Tenendo ferma la tazza con una mano ho preso i creakers con l’altra, mentre il piede destro stava per terra e il sinistro puntava contro la base dell’albero, per tenere l’equilibrio. Alla fine, se non ti passa la voglia, il the diventa una grande conquista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di sera.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La barca, di notte, è molto più viva che di giorno. Il Capitano Covre, infatti, di notte sta a fare i suoi calcoli davanti agli strumenti di bordo. Paolino sta sempre fuori perché il mal di mare non gli è ancora passato del tutto. Cino non dorme mai. Giacomo preferisce montare i filmati di notte, per mandarli all’alba freschi freschi come brioches, attraverso le parabole, alla nostra piccola redazione di Bologna, dove Andrea Sorricaro, arrivato in ufficio alla mattina, li scarica dal computer e li fa vedere a Giuseppe, che li ripulisce e li manda alla Rai perché li metta in onda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Detta così la nostra sembra una barca da pesca: si pescano immagini fresche e poi si spediscono al grossista che le mette sul mercato. A proposito di pesca: nonostante la canna dorata che Paolino ha comperato d’occasione a Cesenatico sia sempre a poppa con la sua brava esca e il piombo in acqua, di pesci neanche l’ombra. Pare che si vada troppo forte. Ma allora, Hemingway, come faceva?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:11:10 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/delfini-fluorescenti</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/delfini-fluorescenti</guid></item><item><title>In rotta tutti rotti</title><description>Cronache dall&#039;Atlantico&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Sempre in rotta per il punto, in mezzo all’Atlantico, dove dovrebbe essere in attesa l’Aliseo. In rotta, ma tutti rotti. Adesso vi racconto. Cristoforo e Marco si son messi in testa di fare scuola di vela ai neofiti, che saremmo io, Paolino, Giovanni e Giacomo. Il più bravo della classe è Giacomo, che salta di qua e di là che sembra nato mozzo. Giovanni se la cava. Io e Paolino siamo un disastro. Però, quando ci chiedono di dare una mano, la diamo: non siamo mica in crociera!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fatto sta che i Capitani Coraggiosi ad un certo punto hanno deciso di issare il gennacher, che è una vela leggera, a metà appunto fra un genoa (cioè un fiocco normale) e uno spinnaker (che è quella vela a forma di pallone che si drizza davanti, a prua). Paolino era stato incaricato di cazzare la scotta sopravvento del gennacher, avvolta al winch più grande, che sta a poppa. Però, ad un certo punto, il gennacher ha avuto delle difficoltà: si era incattivita (cioè incasinata) la calza (cioè l’involucro) in cui era stato armato (cioè preparato).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per cui Vanni ha urlato a Paolino “Lasca!”, cioè lascia andare tutto. Invece Cristoforo ha esclamato “Cazza”, cioè tira a più non posso. Paolino si è confuso, prima ha ficcato tre dita dentro al winch (che poteva tritargliele), poi ha lasciato tutto d’un colpo la scotta che, appunto, gli ha scottato il palmo della mano… Morale: Paolino si è fatto medicare da Marianna (una scena straziante), poi si è atteggiato a Gesù con le stimmate, quindi non ha voluto lasciare la telecamera a Giacomo e ha continuato a fare le riprese, però lamentandosi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Giacomo, dal canto suo, ha mal di denti: gli sta uscendo il dente del giudizio. Io, saltando tra un onda e l’altra, stavo fluttuando da poppa verso la tuga (la porta di casa della barca) quando, per non investire Cristoforo, mi sono impuntato coi piedi contro il pozzetto (il posto quadrato su cui ci si siede sopracoperta) e mi si è rotto un dito e un’unghia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre, disperato, mi mettevo il ghiaccio sul piede ferito, Cino sghignazzando, ha letto a tutti noi brani del libro “Due anni a prora, un marinaio racconta” di Henry Dana, in cui si raccontano le mille disgrazie di un uomo di terra che vuole imbarcarsi su una nave. Cito, a pagina 9: “Nulla c’è di più disperato e pietoso a questo mondo d’un uomo di terra che inizi la vita di mare…”. Cino è fatto così. Si definisce un illuminista-cinico-disincantato. Soprattutto ha una prorompente ironia, che lo porta a sdrammatizzare tutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche riguardo al mondo eroico delle regate e degli equipaggi Cino ha un sacco di storielle dissacranti da raccontare: pare, per esempio, che sulle barche che fanno le regate ci sia molto spesso una certa rivalità fra la parte dell’equipaggio che sta a prua, cioè coloro che si occupano dell’albero e delle vele, e quella parte dell’equipaggio che sta a poppa, cioè quelli che devono usare i verricelli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I primi trattano sempre con sufficienza i secondi, che però si vendicano. Infatti, mentre a prua Marco, Cristoforo e Vanni erano letteralmente incartati dentro al gennacher che non andava né su né giù, io e Cino a poppa ridevamo sadicamente, mentre quelli di prua ci lanciavano ordini dissennati e anche qualche accidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di sera.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non siamo neanche a metà strada rispetto al famoso punto in cui dovremo trovare l’aliseo. Per cui anche domani si va e si va. Non c’è molta scelta, in Atlantico… Domani speriamo che arrivi il vento, che per ora latita. Marco mi ha fatto vedere la carta meteo: siamo in mezzo a due alte pressioni, con una bassa che si sta incuneando per cui devia il vento che ci dovrebbe arrivare. o viceversa, non ho ben capito. Vabbè... a domani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:14:46 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/in-rotta-tutti-rotti</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/in-rotta-tutti-rotti</guid></item><item><title>Il tonno è un pesce!</title><description>Pseudo-scoperte in alto mare&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Anche stamattina, alle sei: “Patrizio, subito in coperta!” urla Cristoforo. Butto all’aria la coperta (nel senso del plaid) e corro su per la scaletta, assonnato. In navigazione non c’è mattina in cui un disgraziato possa poltrire cinque minuti. Cino, che non dorme mai, stavolta ha avvistato un capodoglio. O, almeno, Cristoforo che consulta il libro dei cetacei, così ha decretato. Infatti il soffio non era verso l’alto ma in avanti, e subito dopo si è vista una gobba. Mi stavo stropicciando gli occhi che il bestione è ricomparso, trecento metri dalla barca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho appena fatto in tempo a vederlo. Paolino non ha fatto in tempo a filmarlo. Siamo rimasti ancora un quarto d’ora a scrutare il mare. Niente. Probabilmente si era immerso a pescare. Va beh… fanculo anche il capodoglio. Colazione a base di the e creakers. Ma la giornata doveva riservare altre sorprese…Quando, prima di partire, qualcuno mi chiedeva che cosa mai avremmo raccontato durante i giorni di traversata, io facevo sempre il solito esempio: “Racconteremo che peschiamo un tonno…” Oggi è successo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Erano circa le 11 di mattina, ora della barca (da voi siete due ore avanti). Io e Cino eravamo tutti e due stesi in cuccetta, nella nostra cabina di poppa, vicino al timone. Da lì si sente benissimo se la canna da pesca, armata con mulinello da pesca d’altura, si mette in moto. Quando abbiamo sentito il mulinello girare all’impazzata, siamo saltati tutti e due dalla cuccetta (lui più veloce) e ci siamo precipitati a poppa. Poi sono arrivati tutti: Vanni, Marco, Cristoforo, Marianna… persino Giovanni e Giacomo sono usciti, per l’occasione, dalla loro cabina di montaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi avevano detto che prima di issarlo a bordo bisogna aver pazienza, stancare il pesce, ecc ecc. Macchè. Cino e Marco hanno cominciato a tirare come pazzi e il povero tonnetto non ha avuto scampo. In una selva di mani, di urli e di macchine fotografiche per la foto-ricordo e cineprese, il tonno (di circa 5 chili) è stato issato a bordo. E adesso, mentre io aggiorno il diario di bordo, Marco lo sta filettando, per mangiarlo col limone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi è venuta in mente la morale del Re Leone, con la teoria del Grande Cerchio della Vita. Lo stomaco del tonno era pieno di gamberettini e vari organismi. E tra poco il tonno sarà nella nostra pancia. Lo so, è infantile. Ma, per me, il tonno è (era) una materia indistinta da acquistare al mercato. La Zoe, poche settimane fa, a sette anni suonati, ha finalmente capito che il tonno, prima di finire in scatola, è un pesce. Pescare un tonno e poi mangiarselo è una azione semplice e diretta, che rimette in fila alcuni valori-base della nostra sopravvivenza e del senso della vita. Lo so, non c’era bisogno di fare il Giro del Mondo per arrivarci…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:21:31 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-tonno-e-un-pesce</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-tonno-e-un-pesce</guid></item><item><title>Attraversare l&#039;Atlantico non è una gita</title><description>La disavventura di Marco&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Oggi non ho avuto tempo di stare male. Oggi abbiamo rischiato grosso. Eravamo in coperta io, Vanni e forse Paolino e Cino, quando il Genova, cioè il fiocco, la vela che sta a prua, è crollato giù. E’cascato in un secondo sulla coperta. Si era rotto proprio il grillo (il gancio a forma di U) che lo agganciava in alto, alla drizza e all’avvolgifiocco. Abbiamo faticosamente recuperato l’enorme vela, prima che finisse tutta fuoribordo, magari sotto alla barca. Ma poi Marco ha deciso che bisognava andare in testa d’albero, a riagganciarla. Io non me ne intendo, ma mi è sembrata subito una follia: il mare era grosso, la barca rollava da matti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come si fa, in queste condizioni, ad andare in testa d’albero, una manovra che io non farei neanche in porto, figurarsi in mezzo all’Atlantico?! Marco ha preparato tutto con Vanni, si è legato al sedile (il bansigo) per farsi issare. Vanni e Cristoforo stavano vicini alla base dell’albero, ognuno con una drizza per farlo salire. Io avevo il semplice compito di tenere in chiaro a Marco la scottina  (la corda) che poi lui avrebbe dovuto attaccare in testa d’albero alla cima da recuperare (lo chiamano il messaggero). Paolino faceva le riprese. Io ho visto Marco salire, salire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi la barca ha avuto dei sussulti da cavallo impazzito. Marco ha sbattuto contro le sartie, poi contro le crocette. Tentava di aggrapparsi ma non ci riusciva. Sembrava un pupazzo sbattuto qua e là. Io ero coricato in coperta e guardavo in su, appunto per evitare che la famosa scottina gli si incattivisse, si impigliasse da qualche parte. Per cui vedevo tutto. Pensavo che Marco morisse. Ha preso dei colpi dappertutto per cinque minuti buoni. Stavo vedendo un amico in estremo pericolo, per me che non ho esperienza di queste cose si è affacciata subito l’ipotesi della tragedia, sul serio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realtà sarebbe bastato che sbattesse contro una crocetta, di punta, per non  avere scampo. E’ stato mostruoso. Mentre mi venivano le lacrime agli occhi e la mia faccia – credo – era contratta in un ghigno isterico, ho capito che l’unico controllo che potevo dargli era la mia scottina, che essendo legata alla sua cintura poteva tenerlo lontano dall’albero, poteva evitargli almeno qualche botta. Per la cronaca mi sono tutto ustionato una mano, appunto tenendo la scottina che si alzava e si abbassava velocissima in base ai giri e ai salti di Marco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma il problema era assistere, praticamente potendo fare poco o niente, all’incidente. Mi son sentito responsabile, in qualche modo. Vanni e Cristoforo, chini sui winch e intenti ad issare, non si sono accorti della situazione finchè non mi hanno visto in faccia. Alla fine Marco ha fatto quel che doveva fare in testa d’albero, poi è sceso, prendendo altri colpi, facendo altri voli incontrollati attorno all’albero. Ed è cascato giù, trattenuto a stento dalle drizze, sul canotto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io, piangendo come un vitello e tremando per la tensione, ho cercato di abbracciarlo, gli ho preso un manone tutto escoriato e glielo ho baciato, perché non avrei scommesso una lira sul fatto che riuscisse a tornare giù intero. Invece lui si è semplicemente spellato le mani, ha preso molte botte sulle gambe ma senza fratture. La cosa più grave è stato un taglio all’interno di un braccio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cino era al timone. Alla fine non ha detto niente. Ha solo scrollato la testa, in segno di disapprovazione per la temerarietà di Marco. Che, dopo aver preso fiato per dieci minuti buoni, gli ha spiegato che non si era fatto assicurare ad un’altra cima che forse gli avrebbe evitato tutti questi pericolosissimi sballottamenti, per il fatto che una volta su gli sarebbe stata d’impaccio per raggiungere il suo scopo. Io ho capito che attraversare l’Atlantico non è una gita. In ballo, ci potrebbe essere la pelle. Per fortuna, oggi, di pelle ci abbiamo rimesso solo qualche pezzettino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:22:55 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/attraversare-latlantico-non-e-una-gita</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/attraversare-latlantico-non-e-una-gita</guid></item><item><title>Solo intorno al mondo</title><description>Letture e pillole contro il mal di mare&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Mi stavo abituando al vento e al mare tranquilli della navigazione post-Canarie, in avvicinamento al fatidico punto in cui avremmo dovuto trovare l’Aliseo, vale a dire 20 latitudine nord e 30 longitudine ovest.. Mi sentivo un vero marinaio, almeno nel senso che la nausea mi aveva abbandonato.  Ero arrivato a fare un gesto per me inaudito: leggere in navigazione! Non che io avessi molta voglia di leggere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In genere io leggo per riempire i vuoti (in treno o al gabinetto) e di vuoti qui in barca non ce ne sono. Però vedevo Cino Ricci leggere, leggere e leggere. E alla fine mi son fatto consigliare un libro: “Solo intorno al mondo” di Joshua Slocum, edizione Mursia. Il libro è interessantissimo. Slocum è il maestro e l’ispiratore di Moitessier, non a caso il francese ha chiamato le sue prime barche Joshua. La prosa è stringata, minimale, anglosassone e molto efficace. Cino (che non ama molto Moitessier) dice che il vero modello dell’uomo di mare, senza troppi grilli filosofici per la testa, è Slocum.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Purtroppo però, dopo le prime 111 pagine, ho dovuto smettere… è arrivato l’Aliseo! E con l’aliseo è tornato il mal di mare, accidenti. Speravo di essere diventato immune, invece macchè. Unica, magrissima, consolazione, stavolta stanno male praticamente tutti, se si escludono Cino e Marco e forse Vanni. Infatti siamo in mezzo a due correnti (quella post-canaria e capoverdina e quella atlantica vera e propria che viaggia sul parallelo dall’Africa alle Americhe)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;e siamo anche in mezzo a due venti, da nord-est e da ovest. Insomma, il mare e le onde sono un frullatore indescrivibile, e io ho dovuto ricorrere, ancora, alla tazza del cesso per vomitare, arrotolandomi sul mio stomaco stracciato dai crampi. Che palle. Riuscirò mai a guarire del tutto? Se continuo a stare male, domani prendo un cerottino o una pillolona? Questo è il dilemma…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:32:24 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/solo-intorno-al-mondo-1</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/solo-intorno-al-mondo-1</guid></item><item><title>Sara, la statunitense</title><description>Adriatica incontra due giramondo americani&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Anche stamattina stavo dormendo, dopo una notte passata a sbatacchiare di qua e di là per colpa delle onde, quando Cristoforo mi ha svegliato: “Vieni subito in coperta… una cosa eccezionale!” La traversata atlantica me l’avevano raccontata come una cosa tranquilla, invece c’è sempre un pretesto per buttare giù dal letto un povero disgraziato! L’avvenimento era l’incrocio con un’altra barca. Più che incrociata l’abbiamo raggiunta, perché era sulla nostra stessa rotta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una barca bellina, ma più piccola di Adriatica, che faticava molto di più sulle onde e col poco vento che è rimasto. Si chiamava Sara, e batteva bandiera statunitense. Quando le siamo stati a 20 metri di poppa Marco Covre ha suonato la sirena, e così i due signori che stavano sulla Sara si saranno svegliati di soprassalto. Infatti sono usciti come spiritati, forse pensando ad una bettolina che stava per investirli oppure ai pirati.  Erano una coppia americana, sulla sessantina, lui coi baffoni e lei cinguettante, come sono spesso le signore americane. Molto simpatici, ci hanno fatto molte feste, e noi a loro. Perché, mi ha detto Marco, è davvero un avvenimento incontrare una barca in Atlantico! Vanni e Cristoforo gli hanno buttato in coperta dei pezzi di Parmigiano-Reggiano, in segno d’affetto. Nel ’45 gli americani ci buttavano la cioccolata, adesso tocca a noi ricambiare – ho pensato. Dopo che Adriatica si era lasciata a poppa Sara, Covre ha continuato a chiacchierare con gli americani via radio. Erano la classica coppia di giramondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Hanno già fatto il giro del mondo, sono stati anche in Nuova Zelanda, la nostra meta, e ce l’hanno descritta come un posto bellissimo. Adesso tornavano a casa, perché dopo l’11 settembre gli è venuta una gran nostalgia. Questa cosa mi ha colpito. L’idea del giramondo, in un certo senso apolide, che però risente delle ferite anche sentimentali inferte alla sua identità. Identità nei confronti della quale ha preso, fisicamente e mentalmente, le distanze. Ma che non può abbandonare del tutto. Io mi son chiesto, allora: con che spirito sto facendo questo viaggio?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Certamente – mi sono risposto –  anche io faccio questo viaggio per tornare. Anche per me il riferimento resta comunque l’Italia, quello che succede in Italia.  A questo proposito abbiamo discusso con Cino di Moitessier, il grande guru-navigatore francese che stava per vincere la prima regata in solitario, stava per ottenere in Patria fama e denaro (5000 sterline nel 1968, se ricordo bene) ma che invece, in dirittura d’arrivo, ha proseguito la sua rotta e se n’è andato in Polinesia, “dove il sole è gratis”, in dichiarata polemica con un mondo, il suo mondo, che voleva abbandonare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cino ha detto brontolando che secondo lui Moitessier era matto. Si parte sì, ma per tornare. Altrimenti vuol dire che sei disadattato. Io mi sento per caso disadattato? Per niente! Io sto benone a casa mia, una casa confortevole che soprattutto non rolla e non beccheggia, dove c’è una bambina deliziosa come Zoe. E allora? Perché? Perché? Viaggio per tornare migliorato? Ma ho quasi 50 anni, come posso davvero migliorare? Per vedere? Ma vedere cosa, se ho già capito, girando per il mondo, che non c’è poi moltissimo di diverso, ormai, da vedere? Per avere qualcosa da raccontare? Forse. Per superare limiti e paure? Finora ne ho superate ben poche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scusate vi lascio perché sento Cristoforo e Marco che guardano il meteofax e pronunciano frasi del tipo “Ma quando dovrebbe arrivarci addosso?”, “Ci arriva sul naso, ci darà fastidio…”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho paura che parlino di tempeste, per domani. Oddio…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:36:26 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/sara-la-statunitense</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/sara-la-statunitense</guid></item><item><title>Sempre più rotti</title><description>La dura vita del lupo di mare!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Sto uscendo dall’incubo del mal di mare. Piano piano sento che sta succedendo quello che tutti mi avevano profetizzato: dopo un po’, o ti butti in mare o ti abitui. E io, pare, mi sto abituando. L’unica cosa che ancora mi pesa un po’ (non prendetevela, non è una lamentela) è scrivere al computer queste righe… Ma quel senso di nausea sempre in agguato è in gran parte passato. Ognuno ha la sua ricetta. Se volete la mia ve la dico: bando a inutili eroismi. Secondo me, chi sa di soffrire il mare, all’inizio deve darci dentro con della roba tosta, tipo supposte o pastiglie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi, pian piano, passare ai cerotti e quindi dare il tempo all’organismo di prendere il ritmo del mare (ammesso che il mare abbia un ritmo). Non dico che il mio metodo sia il migliore, fatto sta che mi pare d’aver sofferto, alla fine, meno di Paolino che non ha ceduto ai farmaci ed è rimasto arroccato sulle sue prugne giapponesi humeboshi. Ma basta parlare di mal di mare. Ci tenevo a ribadire un concetto: una traversata del genere non è una passeggiata. Non so se vi ho già parlato del concetto di “tatuviaggio”, cioè del viaggio che lascia il segno. In senso letterale: io ho una mano fuori uso, tutta piagata dalla scottina con la quale speravo di trattenere Marco appeso all’albero, poi ho un ditone del piede violaceo. Giacomo è zoppo, per una storta presa in barca ancor prima di partire. Giovanni ha un ascesso al lobo di un orecchio, che il mio amico medico Erus, consultato via telefono satellitare, gli sta curando con impacchi di patata e altri rimedi naturopato-omeo-patici. Cristoforo è caduto nel pozzetto del timone e ha un taglio su una tibia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vanni ha un tallone piagato da quando gli sono arrivato addosso io, sollevato dall’onda anomala che poi ci ha bagnato le macchine. Paolino non ne parliamo: ha le dita che ancora non si rimarginano da quando le ficcate nel winch e, in più, gira tutto vestito - calze comprese - perché si è bruciato col sole! Di Marco Covre val la pena di ricordare solo i colpi che ha preso in testa d’albero, più il fatto che si “scotta” le mani almeno una volta al giorno. La più integra è Marianna, chissà perché. Forse perché è una donna, è ha un maggior controllo dei suoi movimenti e una maggior cura del suo corpo. L’unica volta che l’ho sentita lamentarsi, infatti, è stata quando si è fatta la ceretta alle gambe.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di sera.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da domani mi aspetto tutto e niente. Qui, in barca, si perde pian piano il concetto di tempo che passa. E tutto un po’ si appiattisce, salvo episodi che “galleggiano” sull’omogeneità del mare che scorre sotto la chiglia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:39:38 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/sempre-piu-rotti</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/sempre-piu-rotti</guid></item><item><title>Ma in che razza di impresa ci siamo messi?</title><description>Il brutto scherzo del boma&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Stanotte non dormivo, come al solito. Detto per inciso: io ho sempre dormito come un ghiro, dappertutto. Qui, soprattutto adesso che mi sto decisamente abituando al ritmo, ho dei tempi strani. Dormo due ore, poi mi sveglio, poi magari mi vien sonno di giorno. Comunque il problema non è questo. Ero sveglio e ho sentito Vanni e Marco che parlavano. Parlavano troppo per essere due sardi: significava che c’era qualche problema. Saranno state le 2 o le 3, non so se nostre o vostre, in Italia (ormai l’orologio non lo uso più, cosa incredibile per me).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi sono infilato la cintura di sicurezza, senza il gancio, e mi sono alzato. Effettivamente Marco e Vanni stavano meditando di ammainare definitivamente la randa e di andare solo con lo spinnaker. Allora li ho aiutati, come potevo, ad ammainare. Ho aiutato a piegare la randa sul boma, gli ho passato i gerli, le fettucce che servono ad imbrigliare la randa, e che io chiamo scherzosamente i gerriscotti. Lo confesso: non mi sono legato. Effettivamente, se uno vuole muoversi davvero, legarsi è scomodo. Ma non è questo il rischio che abbiamo corso stanotte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel frattempo si era alzato anche Cino, che si è messo al timone. Vanni era  ancora a prua, a mettere in chiaro non so quale scotta. Io e Marco a poppa, a lavorare sul boma atorno al quale avevamo attorcigliato la randa. Marco ha attaccato la drizza alla fine del boma, per tirarlo su. Ha detto a Vanni di cazzare la drizza. Poi mi ha detto di spostarmi perché il boma, con il rollio della barca, andava a destra e sinistra. Mi sono fatto indietro, mi sono attaccato allo stralletto che tiene l’albero di poppa, quello delle parabole. Ero a 5, 10 centimetri dal raggio del boma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il boma, a quel punto, sarà stato prima due, poi tre metri sulla nostra testa. Marco si è leggermente spostato alla sua destra, per lascare la scotta della randa che, essendo ancora attaccata al boma, doveva essere mollata per permette al boma stesso di salire ancora. In quel momento il boma è crollato giù. Due, forse trecento chili tra boma e randa. Crollati di colpo. A dieci centimetri dalla mia spalla destra. Un centimetro – un centimetro! – dal collo e dalla spalla di Marco. Ho cacciato un urlo, fortissimo, immediato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io che, in genere, di fronte all’imprevisto ho delle reazioni ritardate. Era successo questo: il boma, alla fine, dalla parte opposta in cui è attaccato all’albero, ha un gancio. Un gancio di alluminio, fatto per lavorare in verticale. Qualcuno ci aveva attaccato la ritenuta della randa, cioè quella scotta che impedisce alla randa di strambare, cioè di voltarsi dalla parte opposta rischiando di dare un colpo in testa a qualche distratto. Ma la ritenuta del boma aveva fatto lavorare il gancio di alluminio in una direzione laterale, per cui il gancio stesso si era piegato e fiaccato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le fibre d’alluminio, pur robustissime, erano in parte state spezzate. Al momento di sostenere il peso del boma, hanno ceduto. Superfluo sottolineare il rischio corso da Marco. Non per colpa di nessuno. Non per colpa del costruttore del boma, che ha fatto il suo dovere. La colpa – che Marco si è subito accollato – semmai è stata quella di non accorgersi dell’uso improprio del gancio di alluminio. Cino non ha detto niente, ma è stato zitto per molto tempo, molto più del solito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marco, alla fine, ha detto: “Mi sono giocato un altro Jolly” riferendosi alle vite che il destino ha in serbo per noi.  Ma non l’ha detto da sbruffone. Chissà cosa ha spinto questo ragazzo di buona-famiglia, avviato a una qualsiasi carriera concettuale, a sviluppare questo senso assolutamente fisico della vita. Comunque, non era ancora l’alba, Marco è andato in sala macchine, dove si è fatto la sua tana-officina, e ha tagliato un pezzo di acciaio, lo ha saldato ad un grillo e ha sostituito il pezzo rotto. Io sono rimasto impietrito. Ma in che razza di impresa ci siamo messi?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di sera.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domani voglio fare un giro per la barca. Voglio capirla, questa barca bella e sicura. Sicura proprio perché è grande e pesante. Ma, proprio perché è pesante e grande, è pericolosa. Perché su una barchetta le manovre sono piccole e relativamente leggere. Qui un winch è enorme. Uno spinnaker trascina in alto anche 10 persone. Un boma pesa quintali. Qui, su Adriatica, non c’è spazio per gli errori. E un errore veniale, può costare letteralmente la vita. Capisco perché Marco vuol fare tutto lui, controllare tutto. Sente questa responsabilità. Lo capisco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche stanotte, chiuso in bagno, ho ceduto a qualche minuto di pianto liberatorio. Ma, a differenza dell’altra volta, l’incidente e la tragedia sfiorata, non mi hanno sconnesso. Non mi sento fiaccato, semmai più motivato. Mi piace questa contraddizione: stiamo facendo una cazzata, ma tremendamente seria. Stiamo giocando, ma giocando pesante. Mi piace. C’è un altro modo di prendere la vita? Tutto questo è demenziale, ambiguo, ambivalente, contradditorio, complesso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi viene in mente Freak Antoni, il nostro amico leader degli Skiantos, il gruppo rock demenziale di Bologna. Freak che sdrammatizza ma vive una vita drammatica. Ciao, Freak! Chissà perché mi è venuto in mente Freak e non Nelson, oppure Amundsen… sarà perché loro rischiavano la vita in modo troppo serio e drammatico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:41:52 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/ma-in-che-razza-di-impresa</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/ma-in-che-razza-di-impresa</guid></item><item><title>Il gennacher e la piadina romagnola</title><description>Ormai siamo dei veri marinai&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;“Beh, è stata una giornata piena!” ha detto Cino al tramonto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Sì, mi sono divertito…” gli ho risposto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Effettivamente qui a bordo di Adriatica, che adesso ormai ha superato la metà strada tra l’Africa e l’America e che, si spera, in meno di una settimana dovrebbe arrivare ad Antigua, oggi non ci siano annoiati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il tempo è buono, è caldo. Cino pesca in continuazione. Io, personalmente, ho tirato a bordo il mio &lt;span&gt;primo dorado. Solo il vento, purtroppo, non ci aiuta molto. Un Aliseo che si rispetti, mi dicono, dovrebbe soffiare da nord-est con una intensità attorno ai 20 nodi. Invece soffia, a non più di 10-15 nodi, da sud-est. A volte addirittura da sud. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il lato positivo è che, in questo modo, ogni tanto si cambia vela e si fanno manovre. Che, almeno per me, sono piacevoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbiamo provato a issare il “frullone”, un fiocco auto-arrotolante, che però non ha funzionato a dovere. L’abbiamo ammainato (con qualche difficoltà) e poi abbiamo provato il gennacher e le trinchette gemelle. Adesso il gennacher (uno spinnaker ma più piccolo) tiene bene. Per la notte si vedrà.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non ridete: sono riuscito a farmi la mia prima doccia a poppa, con acqua salata. Non è mica facile: ci vuole un buon piede marino per non scivolare e finire fuoribordo!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di sera&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comincio a sentirmi abbastanza a mio agio a bordo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La barca frulla e rolla come sempre, però ci si fa l’abitudine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho scoperto che cos’è la ginnastica passiva: anche solo stando coricati, in cuccetta, in barca sono impegnati mille muscoli. Se, poi, si pretende di stare in piedi, non ne parliamo!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stasera Paolino si è infilato un paio di guanti di lattice sulle mani scarnificate e ferite, e si è messo a fare la piadina-romagnola-doc. Si era portato da Cesena la farina, il mattarello, lo strutto e la piastra e si è messo ad impastare. Cino, naturalmente, non lo ha mollato un attimo, brontolando continuamente. E’ arrivato a dire che “sua nonna a vedere quella specie di piadina si stava rotolando nella tomba” ma alla fine lo ha aiutato a cuocerle. Il prosciutto di Parma ha fatto il resto e anche i Sardi hanno dovuto ammettere che la piadina è buona. Solo Cino, alla fine, ha commentato in modo ambiguo: “Una piadina oceanica!”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domani speriamo che arrivi un vento buono. Ma Covre scuote la testa. Cosa vorrà dire?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:47:32 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-gennacher-e-la-piadina-romagnola</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-gennacher-e-la-piadina-romagnola</guid></item><item><title>Uffa, sono in crisi!</title><description>Altri imprevisti durante la navigazione&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Oggi, giornata di merda. Mi sono svegliato in un’alba livida, con il cielo coperto. All’orizzonte c’erano dei groppi, cioè dei temporali. Freddo. Alternato a caldo umido. Il vento, ormai, è impazzito: siamo praticamente di bolina. Marco si aspetta una bonaccia e poi spera che il vento giri e si metta finalmente da nord-est, come sarebbe giusto che facesse un Aliseo perbene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si è messo a piovere. Tocca stare sottocoperta, dove manca l’aria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cino ha notato che l’antenna del MiniM scuote. L’antenna sta sulla seconda crocetta…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marco ha rifatto la manovra del bansigo, cioè si è fatto issare da Vanni sull’albero. Stavolta non è successo nulla di male, anche se Paolino stava sotto a Marco, a filmarlo, col rischio che a Marco cadesse una chiave o una pinza… Dopo gli ultimi avvenimenti (la drizza del Genova, la caduta del boma) sono apprensivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma ce n’è sempre una fresca!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad un certo punto il Genova ha sbattuto contro una crocetta, per un colpo di vento assurdo, e si è stracciato: un taglio di una quarantina di centimetri!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo significa che ad Antigua bisognerà portare il Genova dal velaio. Altro tempo perso. E siamo già in pesante ritardo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbiamo messo il Genova di ricambio sull’avvolgifiocco a prua. Ma è un Genova-Brignole, cioè un pezzetto di Genova, più piccolo. Con poco vento porta poco. Ma con l’onda il gennacher sbatte qua e là.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di sera.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uffa. Sono in crisi. Vorrei tanto arrivare. Quasi quasi mi torna un po’ di nausea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La bonaccia è arrivata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Facciamo i conti di quanta nafta abbiamo, sia per il motore che per i generatori che fanno andare la regia e le parabole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stanotte si va a vela e motore, per accelerare i tempi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma si balla su un’onda stupida.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 19:02:12 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/uffa-sono-in-crisi</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/uffa-sono-in-crisi</guid></item><item><title>Relitto in vista</title><description>Cosa vorrà dire 999?&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Oggi, rispetto a ieri, è tutta un’altra cosa. Il cielo è azzurro, il mare è sempre una gran brutta bestia, ma mi fa meno paura. Ho anche dormito, almeno un po’. Il problema, in cuccetta, è il rollio, cioè la barca che sbatte di qua e di là e che, di conseguenza, ti sbatacchia dappertutto. Per cui devi tenerti con un braccio e le gambe, con i muscoli sempre in tensione. E non è un gran bel modo di riposarsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comunque, sono salito e assieme a Cino, Paolino, Cristoforo e Marianna abbiamo visto l’alba. E, in coperta, abbiamo trovato un pesce volante! Erano giorni che l’aspettavo: tutti i navigatori raccontano nei loro libri dei pesci volanti che saltano a bordo durante la notte, e noi finora non ne avevamo avuto neanche uno! Stavo chiacchierando con Cino quando ho visto (sì, l’ho visto proprio io!) un relitto. Abbiamo cambiato rotta e ci siamo avvicinati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da lontano sembrava una barca, una lancia di salvataggio. Poi ci è sembrato un pezzo di ala di un aereo. Da vicino abbiamo capito che si trattava della prua di uno scafo di un catamarano (o di un trimarano). Di agganciarlo non se n’è nemmeno parlato, visto il mare. Abbiamo visto che era colorato in rosso e verde e sopra aveva il numero 999.  A qualcuno che mi legge viene in mente qualcosa? Che ne so: il naufragio di un catamarano in occasione di una regata oceanica? O qualche altro incidente segnalato negli ultimi tempi?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E’ stato molto impressionante incontrare questo relitto, fantasticare sul perché e il come del naufragio e, soprattutto, sulla sorte di chi c’era a bordo. Ma non c’è stato praticamente tempo: la lenza ha cominciato a svolgersi sul rocchetto impazzito. Stavolta, dopo il bonito dell’altro giorno, si è trattato di un dorado (o mai-mai), issato a bordo da Cino e da Marco.  Un bel pescione lungo quasi un metro, del peso di più di 5 o 6 chili. Ormai abbiamo il congelatore pieno di pesce!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla faccia di chi mi aveva detto che la traversata atlantica sarebbe stata una monotona passeggiata!Una passeggiata non lo è di certo, e monotona nemmeno: ogni giorno succedono un sacco di cose! Anche la visita di un gabbiano (che Cristoforo ha classificato come sterna) è un diversivo: ha volato attorno alla barca, ha preso il vento restando immobile sopra la nostra randa e poi si è appoggiato sulle onde, a pescare e a riposare. Cristoforo e Cino si lamentano che la barca cammina poco e, di nascosto da Marco e Vanni, cazzano una cima di qua, ne lascano una di là e propongono continuamente di tangonare il fiocco, cioè di tenerlo largo sul fianco della barca con un apposito bastoncione (il tangone) dimodochè prenda più vento da poppa. Mentre vi scrivo, sottocoperta, mi sembra di sentire che stanno appunto facendo questa manovra. E intanto Marco pulisce il dorado e Marianna lo filetta. Quanto manca all’ora di cena? In Italia e&#039; circa mezzogiorno, qui credo che siano le sei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 19:04:50 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/relitto-in-vista</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/relitto-in-vista</guid></item><item><title>Il vento va e viene</title><description>Bisogna fare attenzione alle vele!&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Il vento va e viene. Ormai non manca molto all’arrivo, meno di trecento miglia. Covre e anche Cino, unanimemente, dicono che nell’ultima parte della traversata il vento dovrebbe rinforzare. E che dovrebbe farsi sentire la famosa corrente, che dovrebbe aiutarci a fare un nodo di più. Invece niente. Il vento continua a soffiare piano (10-15 nodi).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma il mare invece continua  pulsare con le sue ondone lunghe. Morale: è un disastro. Ormai le vele sfregiate sono due: oltre al fiocco (Genova) che con un colpo di vento ha strisciato contro la crocetta e si è procurato un taglio,anche il gennacher, a forza di sbattere per il poco vento e per l’onda, presenta qualche “smagliatura”.Anche per questo Covre non monta lo spinnaker: dice che lo rovineremmo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Senza contare che poi, ogni tanto, arrivano anche raffiche a 25 nodi, improvvise, che fanno orzare Adriatica improvvisamente. Comunque abbiamo spento il motore e andiamo ovviamente a vela, anche se qualche tentazione, ogni tanto, di andare a motore riaffiora. Il fatto è che dobbiamo scegliere: o teniamo il gasolio per il generatore che ci permette di montare e trasmettere le immagini, oppure lo conserviamo per accelerare, col motore, le ultime miglia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 19:06:49 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-vento-va-e-viene</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/il-vento-va-e-viene</guid></item><item><title>Ormai ci siamo quasi!</title><description>Stanotte o domani avvisteremo terra&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Giornata strana. Abbiamo dato anche un po’ di motore, perché il vento non si decide. Dice Covre che è colpa di una depressione sulla costa degli Stati Uniti, cioè più a nord di noi, che fa non so cosa… Io so solo che questo signor Aliseo è un gran bidonaro! Ma ormai siamo arrivati. Dovremmo avvistare terra questa notte, o domani all’alba. Oggi ho pensato di arrivare, ho visto tutta la scena del nostro arrivo e mi sono commosso. Poi mi sono arrabbiato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi sono arrabbiato perché, se mi sono già commosso oggi, domani quando arriverò non mi commuoverò più. Possibile che sia così difficile, per me, vivere l’attimo, aspettare e accettare il presente?! E col tempo peggioro: una volta vivevo le cose solo dopo, nel ricordo. Adesso addirittura le vivo “prima”, e quindi le consumo prima che avvengano…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da un punto di vista concreto, nulla da segnalare, se non che Cino, ancora una volta, è il migliore: lui è l’unico a non sentire (apparentemente) la tensione dell’arrivo. Anzi, più cresce l’incertezza sul momento dell’arrivo, più lui si rilassa. Io temevo che si annoiasse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Invece Cino ci ha ringraziato per questa traversata. Ci ha raccontato che lui è andato in barca fin da piccolo, ma fino ai 30 anni non ha fatto regate, andava per mare per il gusto di andarci. Pare che la traversata con noi, dove non ha  avuto nessuna ansia da regatante, gli abbia fatto ricordare quei tempi, gli abbia fatto capire che il mare gli piace ancora, anche “gratis”, anche senza una coppa da vincere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E sì che questa traversata, con i suoi tempi e le sue onde lunghe, con le sue sospensioni spazio-temporali, con i suoi episodi emozionanti, è stata una grossa lezione di vita-vissuta-nel-presente! Non ho imparato niente? E’stato tutto inutile? No, questo non credo. Solo il fatto che io mi chieda e mi ponga queste domande, è già un buon segno, credo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 19:09:47 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/ormai-ci-siamo-quasi</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/ormai-ci-siamo-quasi</guid></item><item><title>Terra!</title><description>La ciurma dei Velisti per caso arriva ai Caraibi&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Solito copione: Cristoforo che mi sveglia per dirmi che sta succedendo qualcosa di particolare. Solo che stavolta il grido è storico: “Terra!” Naturalmente il nostro novello Rodrigo de Triana (il marinaio di Colombo che per primo avvistò l’America) è stato il Capitano Covre, che non dorme mai e che sa usare il gps e gli altri strumenti… E’ notte. Si vedono solo le lucine, le luci del porto e della cittadina di Antigua.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Freniamo l’andatura, perché non è consigliabile entrare col buio, visto che è pieno di bassifondi e di boe da rispettare. Guarda caso, adesso che siamo arrivati, il vento sembra che ci sia. Fa impressione vedere le lucine: a me fa venire voglia di casa, di interni familiari. E’ come quando viaggio di notte in treno, e dai cavalcavia vedo dentro le case, dalle finestre illuminate. Mi sembra di essere in un altro mondo e, di là, di sbirciare la vita sulla terra. Nel nostro caso specifico, adesso, è proprio così. Stiamo tornando da un altro mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non siamo esattamente reduci dallo Spazio, ma è come se lo fossimo: la traversata atlantica è stata una incursione in uno spazio e in un tempo sospeso. Siamo tutti in coperta, in silenzio, a guardare le lucine di terra. A me non viene in mente nulla di speciale, come al solito. Allora prendo le telecamera dalle mani di Paolino e faccio parlare lui: “E’ stato bello vivere un’esperienza con gente di età diverse: Cino, Marianna che ha 20 anni, Patrizio.. Stare 16 giorni di fila in oceano con gente così diversa mi ha fatto pensare alla vita, dove non riesci a mettere a fuoco nel ricordo i singoli eventi. E’ un unico momento. Come la vita: passa in un unico fiato.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All’alba, piano piano, siamo entrati nel Canale di Antigua. Abbiamo attraccato, lentamente. Come se fossimo in arrivo da una traversata di poche ore, una gita. Perché? Dopo una traversata atlantica, si attracca in un modo diverso? Io mi ero immaginato di buttarmi in acqua e fare gli ultimi metri a nuoto. Poi, lì per lì, m’è sembrato stupido e pericoloso. Per cui abbiamo attraccato, abbiamo messo la scaletta, sono sceso per secondo a terra, dopo Covre. E non mi girava neanche la testa per il mal di terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Cino, ma che senso ha avuto tutto questo?”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Cosa fatta capo ha.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esattamente quello che dice sempre mio padre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 01 Sep 2011 10:12:02 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/terra</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/terra</guid></item><item><title>Primo giorno ad Antigua</title><description>Alla conquista di un po&#039; di meritato riposo&lt;hr/&gt;&lt;p&gt;Antigua, primo giorno a terra dopo la traversata atlantica. La giornata di oggi sta alla vita vissuta come una ridarella sta al suo bullone: non serve a niente, eppure è necessaria. Non so se mi spiego.. No? E allora racconto. Sto per scendere a terra e mi ferma un italiano, un simpatico farmacista toscano che ha mollato tutto ed è venuto qui, e mi racconta in due minuti la sua vita. Faccio pochi metri in banchina e incontro 9 reggiani, che hanno noleggiato un catamarano e sono qui in vacanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Faccio altri due metri e incontro il gestore del Bar del porticciolo, italiano anche lui. Poi, seduto al bar, saluto una ragazza italiana, che lavora ad un ristorante italiano. Il padrone del ristorante si scopre che è un velista amico di Cino. Cino passa tutta la giornata seduto nella Agenzia turistica del porticciolo, davanti ad una bella ragazza che guarda attonita il computer che ha davanti, nel tentativo disperato di prenotargli il viaggio di ritorno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi ci si lava, ci si rade. Poi si fa il giro dei negozietti ad acquistare delle cazzatine che magari ci sono mancate. La cosa che ho apprezzato di più è stata un bicchiere d’acqua minerale gassata con una fettina di limone, dopo un bel po’ di giorni di acqua potabilizzata con l’amukina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla sera, cena e festa a bordo dei reggiani a base di vino, pasta e salame felino reggiano, prosciutto di Parma e tante chiacchiere..&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si è fatto nulla, oggi. Ma si son fatte un sacco di cose indispensabili, necessarie dopo 16 giorni di sbattimento in mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Patrizio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 01 Sep 2011 10:14:17 +0200</pubDate><link>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/primo-giorno-ad-antigua</link><guid>http://www.velistipercaso.it/il-giro-del-mondo/diario-dell-andata/primo-giorno-ad-antigua</guid></item></channel></rss>
