luk987
Ultimo messaggio inviato il giorno:26 Giugno 2007 alle ore 17:22
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Inviato
il 30 Settembre del 2004 alle 16:45
a tutti quelli che a 14 anni hanno visto la propria famiglia rompersi per le bugie di un padre bigamo,a quelli che hanno passato due anni con la propria anima gemella,quella persona che ti ha mollata,ma non avrebbe mai voluto,che ti ama ancora,ma ha voluto lasciarti perchè ti ama troppo per poter stare a 500 km da te,a tutti quelli che hanno un'amica stronza,malta di aids,che te lo dice dopo tre mesi e poi scappa di casa dicendo che non era vero,che era tutta una bugia.la polizia ti interroga,ti conferma che era davvero malata,e che potresti esserlo anche tu,e forse in quei tre mesi hai contagiato famiglia,amici,fidanzato.non è vero che l'aids si trasmette solo attraverso il sangue,è molto più semplice di così,ora lo so.per tutti quelli che come me stanno bene,e ringraziano Dio ogni giorno per questo,non capisci quanto è preziosa la salute finchè non hai paura di averla persa per sempre.a tutti quelli che all'improvviso si ritrovano senza amici,mantre credevano di essere tanto amati,per quelli che passano mesi a fare cazzate al solo scopo di distrarsi,di sentire che vivi ancora anche senza l'unico amore della tua vita,a quelli che vanno a letto con il "sogno proibito" della loro migliore amica,e si sentono in colpa fino a impazzire perchè forse quello è il più bel ricordo di tutta la vita.a quelli che vorrebbero morire perchè tutto quello che c'è intorno è davvero troppo per loro.a tutti quelli che credono chela storia"sei tu che scegli il tuo destino" sia solo una gran cazzata,a quelli che credono che la giustizia sia solo un'enorme utopia,e c'è gente destinata a soffrire dal primo all'ultimo giorno della sua vita.a tutti quelli che proprio non si lasciano stare..................tranquilli,siete come me,anzi,mi sa che siamo in tanti.e se siete come me sapete già che lottare è inutile,ma almeno proviamo a crederci un pò,a pensare che un paradiso c'è anche per noi,e che non serve morire per trovarlo,arriverà da solo....

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Nenč
Ultimo messaggio inviato il giorno:13 Ottobre 2004 alle ore 9:39
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Inviato
il 30 Settembre del 2004 alle 14:21
Pietra Beatrice lo chiamava un proco e una perla. Ma le piaceva anche dire, gli amanti hanno parità solo quando così immersi nella corruzione,che la conoscenza dell'altro non è più un'arma. Modi era un re decaduto, regalità in calzoni tenuti su con lo spago, citando Dante e Petrarca sulle panchine di un parco. Cocaina e assenzio lo avevano spinto a fare il toro nudo per strada. Ho sentito tutte le storie da ognuna delle persone che non lo hanno mai conosciuto. Modi che si aggirava nelle sale,strappando la carta da parati, grattando l'intonaco fino a farsi sanguinare le unghie- perché era ubriaco.No.Perché voleva arrivare al mattonato, sentire pietra sotto le dita. Di notte rubava blocchi nei cantieri edili,fino alla guerra,quando nessuno costruiva più. Se la prendeva con le sue stesse pareti, centinaia di donne di pietra che lo circondavano, irraggiungibili. Era affezionato a Rivera e lo ha dipinto come un pallone; Diego non resterà mai bloccato,diceva, Diego è libero. Il suo vecchio io gli restava attaccato, una bocca aperta sulla manica;un'ombra che lo faceva voltare per strada, o nel sonno.Le ultime notti le passò con uno straniero,il Greco,che non sapeva niente dei suoi fallimenti,ma conosceva il Mediterraneo. Continuava a bere finchè ritornava dove era nato. Ci sono due tipi di biografia spirituale: Modi rimpinzava la sua anima di vita. Io digiunavo per amore della mia anima. Al principio non era passione,aveva più il sapore della memoria-come se,rimanendo leale verso me stessa, verso tutte le cose della mia vita che erano venute prima, non potesse esserci nessuna direzione se non verso di lui. Ci siamo persino incontrati in un vecchio abbraccio. Modi era solo a Nizza, mesi dopo che ci avevano presentati, quando improvvisamente mi ha conosciuto. Ritornò a Montmartre.Per settimane abbiamo camminato per la città,riposandoci in un cinema o una crémerie e lui non smetteva mai di parlare. Le sue attenzioni barocche,la sua lingua rococò! La città intera sul suo volto. Bevevamo alla sua cara Italia,a sua madre, a Giovanna che non avrebbe mai visto crescere; ma rimaneva sobrio e niente hashish, che di solito prendeva come i digestivi alla menta dopo i pranzi da Rosalie o alla Rotonde. Accoglieva la bellezza ovunque gli venisse offerta, ringhiere di ferro nero contro la neve, alberi nudi spalmati come carbone contro un cielo bagnato. Siamo stati seduti insieme a dozzine di tavoli, così in bilico sull'orlo dell'amore,se mi fossi mossa di poco mi sarei impigliata con un'ala in mare e rovesciata,stridendo,intrisa d'acqua, tutto rovinato dalla vicinanza. La fede si trasformava in fame come un maglione rivoltato sfilandolo,sopra la mia testa. Le nostre passeggiate trasformavano Parigi:il desiderio che si attaccava alle gambe come carta ventata; aspro come benzina e lucido da cuoio,lana bagnata e l'odore di Modi sul mio cappotto; senza speranze come i cavalli che percorrono una città svanita, trainando fagioli e patate lungo strade affollate. Più alta la postazione della sua arte, più il mondo lo tirava per i piedi. Non era solo per i suoi polmoni non abbastanza forti. Nell'ultimo viaggio a casa,mostrava fotografie delle sue teste. Gli amici ragliavano e abbaiavano,lo imploravano di porre termine alla sofferenza della pietra, di farla di nuovo in pezzi per pavimentare strade. Passava mesi su una singola scultura. Cinque o sei anni di felicità,notti in cui accendeva candele e abbracciava il lavoro del giorno,un pagano. In seguito subì anche gli insulti dei ritratti- come tettoia per conigli,o pannelli per pollaio- da Libion e dal macellaio che li avevano presi in cambio di uova e formaggio. Nessuno racconta quella parte della storia. Quando era morto e valeva dieci volte la sua vita, naturalmente cercarono di venderli. Ma le tele erano troppo rovinate. A nessuno importa di Modi ora,un pittore di quelli della vecchia avanguardia, un uomo i cui volti sono stati tagliati in cartoline,puzzle,portacenere. Soltanto il marmo lo amava perfettamente, resisteva con integrità,gli mostrava cosa fare.Esigeva lentezza,volontà, errori non facili da correggere. Ma la pittura si sottometteva alla frenesia. Lui era potente.Il suo amore lo era meno. Il suo grande sogno-scolpire un tempio di donne, i "pilastri di tenerezza" che lui credeva sostenessero il mondo. Invece-i suoi nudi.Fuori da tempo e luogo, niente frutta,niente fiori o suppellettili, solo il corpo risplendente, la certezza del piacere. Uno scandalo- dipingere il corpo non più anonimo: ogni donna con una differente conoscenza. Era il lavoro di Picasso a essere immorale- lui faceva a brani i vestiti della donna e poi faceva a pezzi la donna. Le modelle di Modi semplicemente...erano spogliate. Non era un cubista,perché credeva che se rompi la ciotola non puoi descrivere quello che è nella ciotola; distruggi una forma-il suo spirito si disperde. Era un cubista solo quando si trattava d'amore. I suoi ritratti-ogni volto un'eulogia alla pietra ma senza la sua calma. La concentrazione di un ultimo sguardo o di un avvicinamento; come se,mentre le teneva sotto gli occhi, loro stessero già sciogliendosi in nulla. Credeva che fosse meglio bruciare con il tempo, per far coincidere la sua velocità e la tua, come il momento in cui riesci a seguire la pioggia con gli occhi. Quando dipingeva, ti trovava. Beatrice era fuoco,Jeanne era nettare, io ero acqua limpida,alterata dal tocco più leggero. Si concentrava sulla mia gola,quel lungo fiume tra cervello e corpo,tra quello che dici e quello che dai.La linea del mio collo aggraziata,elegante come il manico di una brocca. Il mio volto avvampava sotto la sua bianchezza, così coperta dal suo tocco,eppure così intatta,così-tragica! Jeanne sembrava una zingara,con il suo violino. Ma tutto quello che conosceva era Bach. La sua devozione era una fuga, lui si annodò tutto in se stesso,cercando di lasciarla. Faceva di tutto per allontanarla; lei non faceva nulla se non rimanere ferma. La giudicava gentilmente, dipingeva ogni debolezza,il suo doppio mento, ma tutta la storia veniva fuori sulla tela, ogni cosa che lei stava pensando; che aspetto aveva Modi alle quattro del mattino, come dormiva,vicino,senza dimenticarla. Jeanne era una donna che poteva guardare un volto per sempre, se sapeva come stringevano le braccia. Quando lui morì,lei fece il salto, gravida della vita di Modi. Sono certa che fosse un maschio. Nessuno credeva in lui,neppure Jeanne, che alla fine,credeva solo nel suo corpo. Qualche anno fa su un treno per Londra,un uomo mi ha riportato indietro Modi. Era un gallese e viveva in un posto così appartato che era come il dettaglio di un dipinto. Mi è piaciuto subito;quando si è seduto ha detto, scusate se mando odore di cavalli. Aveva camminato attraverso i campi per arrivare alla stazione. Per metà della sua vita in Africa,e ora passava le sue giornate disegnando animali di fattoria in un camera di motel vicino al mare. Parlammo per tutto il viaggio attraverso l'Inghilterra; diceva,non appartengo a nessun luogo,metà qui, metà laggiù. Darei qualunque cosa per vedere questo posto come lo vedevo una volta-quando ero giovane. Quando la mia vita era ancora immaginata. Passavamo campi fumosi di pioggia, fieno sparso,piatto come capelli bagnati. Il vetro era una corteccia fantasma,grinzosa d'acqua ed era come guardare fuori dalla vetrina di un caffè- sono vecchia ma capace di sentire l'odore di lana bagnata, cavalli,il dolce bruno alito del caffè. Il gallese diceva, certa gente rimpiange non quello che ha fatto ma quello che non ha fatto, poi decide: questa è la mia vita.No; tu hai mancato la tua vita. Ma neanche la verità può cambiare il passato. Quando sei vecchio,il tempo è come il mal di denti, eppure-sei felice di avere denti in bocca. Scusatemi se vi ho turbato. Meglio lasciare che il passato si dissolva in te, diventi piccolo,tacito come odore. Amo i cavalli,diceva l'uomo, sono i più nobili degli animali. Sono belle anche mentre lavorano. E' nell'Iliade,non è vero- dove perfino i cavalli piangono sul campo insanguinato. Era freddo,tardo pomeriggio,la stanza era scura- Parigi invernale-ma la finestra era un quadro,denso di luce. Le braccia di Modi intorno alla mia vita. Mi raccontava che a Cagnes la luce era così forte che lo faceva impazzire, così lui e Soutine entrarono in una baracca; era fresca e buia e improvvisamente sentì il caldo fiato di un cavallo nei capelli. Le nostre gratitudini si accumulavano contro il giorno. Nella penombra,la stanza era un giardino, cascate di seta di vestiti drappeggiati sulla porta dell'armadio e fluenti dal davanzale al pavimento. Conservare tutto non puoi. Anne Michaels

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