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La vera storia Da com'è nata l'idea del giro del mondo in barca a vela alla sua concreta realizzazione

Diario di bordo Cosa sta succedendo in questo momento a Pat e alla ciurma su Adriatica

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Chi c'è sulla barca

La banda vera e propria di Velisti per caso si divide in due strutture parallele: su Adriatica salgono Patrizio con o senza la Syusy e la Zoe, a seconda dei casi.

Normalmente in barca sta la ciurma di mare, composta dall'equipaggio vero e proprio che fa navigare Adriatica, e da un gruppo di temerari artigiani televisivi che filmano, montano e spediscono via satellite le immagini dell'avventura.

FILIPPO MENNUNI

Vengo dal Lago Maggiore. Luino, piccolo paese, ma prolifico in personalità singolari. Ma dal lago, per avere successo, bisogna partire. Ed infatti é quello che ho fatto anch'io, scegliendo di andarmene per mare. In realtà all'inizio non sapevo che avrei voluto navigare. Sentivo solo il forte desiderio di viaggiare e di vedere altro, altrove. Mio padre mi ha passato la curiosità per le cose, le persone e gli eventi. Mia madre la perseveranza nell'ottenere i risultati anche quando sembrano inarrivabili. Di mio ci ho messo il desiderio di vedere i luoghi... La vita mi ha dato la fortuna di potere fare quello che amo.
Alla vela ci sono arrivato relativamente tardi. Dopo avere scelto di arruolarmi in Marina per il servizio militare (roba da matti, perché ai tempi durava 18 mesi contro i 12 del servizio a terra, a cui io ero destinato d'ufficio) mi sono reso conto che il mare mi piaceva. Al congedo ho chiamato i miei genitori e li ho avvisati che la mia vita sarebbe stata per mare, e che quindi non rientravo a casa. Ho iniziato a girare per cantieri e porti finché, il colpo di fortuna! Da Beconcini, storico cantiere spezzino che tante famose barche ha costruito e riparato (Croce del Sud, Scaggerak, Creole...) era in secco il Mariette, uno Schooner (goletta a due alberi) di 46 metri del 1916. Una delle 10 barche d'epoca più belle del mondo. Cercavano equipaggio. Il comandante, Eric Pascoli, che aveva al sua attivo una Withbread, la regata in torno al mondo per i 40 ruggenti, mi disse che dovevo fare un lavoretto di prova, e il posto di marinaio sarebbe stato mio. Non ci potevo credere. Chiaro che potevo. Volevo!
Beh, il lavoretto era scartavetrare, pulire, riverniciare con 7 mani di vernice i due alberi da 40 metri di quasi un metro di diametro. A gennaio. All'aperto. Lo feci. E imbarcai. Fu il migliore inizio che avessi potuto sperare.
In Francia e in Inghilterra, poi, la professione si definiva e chi voleva essere "comandante" poteva contare su un'organizzazione di tutto rispetto, un inquadramento definito e il rispetto degli armatori. Ma questo significava possedere dei titoli professionali, studiare per mesi e poi sostemere esami in lingue diverse dalla propria. Investire tempo e denaro. Se vuoi, puoi. Ed io lo volevo. E mia moglie, Elena, mi aiutava. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, accumulando miglia, esperienze e titoli, ho conquistato un posto in questo mondo dominato degli anglosassoni. Di tutto di più! Ogni possibilità di navigare mi avvicinava all'obiettivo: l'Oceano.
E Oceano fu! E che Oceano...
Poi, con gli anni e le miglia accumulate ti viene voglia di vivere altro. Cerchi qualcosa che dia un senso diverso al tuo vivere il mare. E ti guardi in giro. Un incontro: Patrizio. Un amico comune: Cino Ricci. Un'idea che ti appassiona. E scegli.
Scegli di andar per mare per condividere la tua esperienza. Scegli di navigare per una ragione più profonda del guadagno; sempre che si possa fare questo mestiere solo per soldi! Scegli di privilegiare gli aspetti umani, naturali, interiori della navigazione e di farlo per realizzare un progetto e raggiungere un obiettivo che dia un senso al tuo peregrinare. Quindi ti appassioni ad una compagnia e ti innamori di una barca: Adriatica.
Ecco che vi ho raccontato qualcosa di me. Difficile raccontarsi. Senza celebrarsi o auto compiacersi, ma cercando di spiegare perché si sceglie di fare un lavoro che é un modo di vivere. Potevo essere un tranquillo impiegato di banca. Potevo continuare l'università e specializzarmi in marketing, come pensavo di fare quando tutto era difficile.
Ho avuto fortuna. Sono ciò che volevo essere.


MATTIA RIGHETTI

Sono nato a La Spezia il 10 marzo 1980, diplomato all'Istituto Nautico nel 1999 ho intrapreso questa professione solo 3 anni fa nonostante vada in mare fin da quando ero bambino.
Questa mia grande passione ha dovuto attendere che si concludesse una carriera sportiva nel canottaggio che mi ha regalato enormi soddisfazioni.

E così nell'arco di pochi giorni sono passato da una barca a remi in carbonio a una di legno, un ketch aurico di 23 m del 1942. Con lei e il suo Comandante ho passato due stagioni indimenticabili all'isola d'Elba dove ho iniziato a farmi le ossa. Sempre all'isola d'Elba ho fatto la mia prima esperienza di cantiere e lavori di manutenzione, cosa che considero fondamentale per chi vuole intraprendere questo lavoro. Nel mentre iniziavano i primi trasferimenti, il più bello quello da Fiumicino a Lanzarote di un catamarano di 41 piedi, poi un'esperienza ai Caraibi alla quale è seguito un imbraco sulla Croce del Sud.

Infine quando la stagione era ormai conclusa e si rischiava di fare la muffa con le cime in banchina è arrivata una chiamata da Adriatica... beh, è inutile dire che certe proposte è impossibile rifiutarle e così eccomi qua voglioso di macinare miglia, fare esperienza e partecipare alle fantastiche iniziative delle quali Adriatica è protagonista.


CARLOTTA CICOTTI

Carlotta, 26 anni e... di Bologna!
Per mare una bolognese? Se odiaste i tortellini come cordialmente detesto io, e se foste invece disposti a ingurgitare chili di pesce senza dare segni di cedimento come riesco a fare... beh, provereste anche voi a stare sul mare il più possibile!

Ho conosciuto Patrizio alle Galapagos, dove ero con l'Università di Bologna per il progetto Darwin che sicuramente conoscerete. Sono laureata in Scienze Naturali, con specializzazione marina. Ma al mare prima e oltre che sui libri mi sono avvicinata partendo da... dentro! Sono infatti istruttore subacqueo, ho lavorato un pò a Bologna facendo corsi in città, e un pò all'Isola d'Elba, su un barcone e in un diving center. Ma nel frattempo, tanto per non rischiare di passare troppo tempo ferma a studiare, prendevo la patente nautica e cominciavo a fare l'aiuto istruttore per una scuola vela di Rimini.

Ho lavorato su un pò di barche a vela in Mediterraneo e ai Caraibi, e via via mi sono accorta che lavorare in barca era un gran bel modo di vivere, mi teneva a distanza di sicurezza dai tortellini, aumentava in maniera esponenziale le possibilità di mangiare pesce, e mi teneva pure vicino a Mattia (non per niente l'ho conosciuto che in barca ci lavorava). E così abbiamo cominciato a cercare un imbarco insieme, avevamo appena finito la stagione su un'altra barca quando mi ha telefonato Patrizio! E così Adriatica fu, che è sì Barca, bella e stimolante nel suo essere così impegnativa, ma non è solo questo... è la musa e il tramite di idee, di progetti e anche di sogni. Quindi "porta la tua vita che la mescoliamo un pò" dice Ligabue e speriamo queste siano solo le prime di tante miglia da fare insieme.


La nostra barca

Adriatica: è la nostra barca, il veliero di 22 metri sul quale Patrizio e Syusy navigheranno attorno al mondo, la loro casa galleggiante, il loro rifugio dalle intemperie. Adriatica non sarà per Pat e Syusy solo una barca ma anche una persona in carne ed ossa, una compagna fedele e una fidata sorella di legno e metallo pesante 50 tonnellate. Se il nome di Cristoforo Colombo evoca immediatamente quello delle tre caravelle - Nina, Pinta e Santa Maria-, così Adriatica accompagnerà indissolubilmente Pat e Syusy nei prossimi anni d'avventure attorno al mondo.

E' solida per resistere agli oceani, ospitale come un nido, amorevole come una madre dal ventre accogliente, tecnologica come uno studio televisivo galleggiante. D'altronde ha tutto per fare bene: ha avuto per padri i fratelli Sciomachen, famosi progettisti di barche -bolognesi e non tedeschi come sembrerebbe dal nome-, e per madre la Regione Emilia Romagna. Dai primi eredita la leggiadria delle forme, dalla seconda il carattere, pacioso e tenace. Quando Patrizio e Syusy, che allora erano alla disperata ricerca di una barca a buon mercato su cui circumnavigare il globo, trovarono lo scafo di Adriatica abbandonato e dimenticato nel cortile di un cantiere nautico, decisero immediatamente di adottarla. Si presero cura di lei, la restaurarono, la costruirono. Poi venne il momento di metterla in acqua e di darle un nome, ma quale? Piadina? RomagnaMia? Vapensiero? Pat e Syusy scelsero Adriatica, perché la nostra barca ha genitori emiliani ma è nata a Fano, sul mare Adriatico. Infatti la clinica ostetrica dove Adriatica è nata è il consorzio dei Cantieri Nautici Marchigiani, che ha sede appunto a Fano.



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