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Adriatica naviga oltre i "50 urlanti"

28 February 2007 ore 18:00

Posizione: 50°59',9S - 074°12',2W. Puerto Bueno. Ancoraggio lungo il Canal Sarmiento. Ore 20:20 LT.
Vento da Sud Ovest a 25 nodi. Pressione 1002,3 Mb, stabile, copertura del cielo 7/8. Umido, scrosci di pioggia continui e nevischio. Temperatura 4 gradi.


Sempre più a sud. Abbiamo oltrepassato ormai i 50 gradi di latitudine sud, i 50 urlanti, come vengono chiamati, a causa del pauroso rumore che il vento fa attraversando con furia i cavi e l'attrezzatura delle barche. E' una settimana che soffia forte. A poche miglia di qui, in oceano aperto, le onde non sono mai state inferiori ai 4 metri, con una forte propensione ad avvicinarsi ai 5 o 6 metri di altezza. I bollettini che giungono attraverso la radio e il navtex parlano di venti da 35 a 45 nodi con punte a 70 o 80 nodi. Per fortuna noi navighiamo protetti da alcune isole, che impediscono a tutta questa furia di scatenarsi su Adriatica. Ma abbiamo comunque il nostro bel da fare per gestire le raffiche a 30 nodi che scendono giù dalle pendici scoscese delle cime innevate o che ci sorprendono all'incrocio dei canali.


Oggi abbiamo atteso per la partenza che il cielo si rischiarasse un po'. Il vento é girato a Ovest ed é diminuito e allora ho deciso di salpare. Poco dopo, all'incrocio tra il Canale Peel, Angostura Guia e il Canal Sarmiento, dove lo spazio di mare si apre in una rada frastagliata e piena di isole e scogli affioranti, il motore ha cominciato a perdere giri. Non ci voleva, perche proprio lì il vento era di faccia e bordeggiare contro le raffiche irregolari non sarebbe stata cosa facile. Comunque non avevamo alternativa. Ho chiamato i ragazzi in coperta e preparato la trinchetta per l'issata. Marco e Fernando si sono vestiti in fretta mentre Damiano controllava i filtri del gasolio, primi sospettati della panne. Ricardo mi guidava dall'interno dandomi indicazioni sulla rotta e sui pericoli, perché la cartografia elettronica proiettata dal video che ho fuori, in timoneria, non é precisa, dandomi errori anche di 2 miglia nella posizione e non marcando molte delle isole che esistono in realtà. Io e Ric ci parliamo via radio, con due portatili, perché il rumore del vento é così forte che non riusciremmo a sentirci nemmeno gridando.

 

Piano piano siamo riusciti a risalire le 7 miglia che ci separavano dall'accostata a sinistra, dove l'angolo con il vento ci ha permesso di poggiare (allontanarsci dalla direzione del vento e non averlo più in prua) per una navigazione più confortevole. Ricardo ha scelto una cala abbastanza larga dove potere entrare anche a vela, nel caso il motore avesse smesso completamente di funzionare: Puerto Bueno. La tensione del momento non ci ha impedito di godere dei panorami fenomenali dei dintorni. Picchi innevati, rocce nere e grigie lavorate dai ghiacciai e dall'acqua. Nella parte più bassa i boschi di un verde intenso e le continue cascate di acqua bianca, che si precipitano direttamente in mare. Ma la priorità era arrivare all'ancoraggio per potere ispezionare il motore, senza il quale, in questi paraggi, siamo in grave pericolo.

3 miglia più a sud, sul lato orientale del Canale Sarmiento, Puerto Bueno ci offriva una doppia rada, con una meda bianca e rossa che segnalava l'ingresso e una passe abbastanza larga da essere praticata a vela. Al traverso della meda poggio fino ad avere la prua su 50 gradi, che é la rotta di ingresso alla rada. Controllo il fondale e il radar.

Tutto l'equipaggio spalanca gli occhi alla ricerca di rocce o pericoli a prua, nella trasparenza dell'acqua. Entro nella seconda rada, più profonda e correggo la prua a nord: 000°! Il fondale si stabilizza su 20 metri. Cerco il punto ideale per ancorare, metto Adriatica con la prua al vento e dò l'ordine 'Fondo!'... 50 metri di catena scivolano in acqua con il classico rumore di feraglia. Aspetto che il vento stenda la catena sul fondo. Una raffica ci aiuta. La catena si distende, vibra rumorosa strisciando sulle rocce sottomarine e agguanta. La prua di Adriatica si raddrizza e la barca si mette al vento. "Fila ancora 20 metri!" ordino. 

Poi, pian piano, tutto si calma. Solo il vento riempie del suo rumore la calma di questa rada idilliaca, primordiale, antartica...

Passiamo un minuto in silenzio ammirando lo spettacolo dei boschi che giungono fino a riva. L'alta marea lambisce il bordo della foresta. Alcuni uccelli acquatici e anatre della Patagonia nuotano accanto alla barca, curiose. Siamo al centro di un piccolo labirinto di isole, isolotti e penisole basse, coperte dalla vegetazione e circondati da cime maestose e ripide. Ogni tanto una macchia verde chiara di una prateria, a mezza costa.

La carta ci dice che dietro la linea di alberi che si trova a poppa, sulla riva orientale dell'ancoraggio, c'é un lago, 3 metri puù in quota rispetto al mare e una piccola cascata scrosciante lo unisce al mare. Ne intuiamo il corso in fondo a una piccola insenatura laterale.

Sono le 14.00. Mariella butta la pasta. Siamo affamati. Infreddoliti. Bagnati. Contenti. Dopo pranzo Marcone e Damiano sistemano la seconda ancora 50 gradi a sinistra della prima. Non si sa mai. Se dovesse entrare vento forte... ancora più forte... voglio essere al sicuro. Un po' più tardi i ragazzi e i prof partono in esplorazione, con il gommone. Raccolgono specie animali marine, come al solito e improvvisamente, sbarcando su una piccola spiaggetta che si sta scoprendo con la bassa marea, davanti a loro si trovano un cervo, una femmina di una specie endemica. I nostri scienziati sono euforici. L'incontro era insperato. Quasi impossibile. Rudy, nell'enfasi dell'incontro, con in mano la telecamera e il sedere sulla poppa della canoa timonata da Marco e Damiano, perde l'equilibrio e casca in acqua all'indietro, perdendo telecamera, macchina fotografica e... il cervo! Ora gli apparecchi sono qui sul tavolo da carteggio, aperti nella speranza che si asciughino e tornino a funzionare. Ma nonostante tutto, dice, "Ne é valsa la pena!"

Si prepara una notte tranquilla, nonostante il vento. Damiano e io abbiamo cambiato i filtri e i prefiltri del gasolio e abbiamo scoperto un piccolo problema sul circuito, per cui mi affretto a inviare un mail di richiesta di un pezzo di ricambio. 

Poi mi rilasso anch'io. Un the caldo mentre scrivo le ultime righe del Libro di Bordo, quello ufficiale della barca.

L'avventura di Adriatica continua.

 

Filippo Mennuni

Skipper di Adriatica

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